Paganica, le erbacce coprono la vergogna

Il centro storico, abbandonato dopo il terremoto del 6 aprile, è irriconoscibile. Ecco come sta sparendo uno dei borghi più belli

    di Giustino Parisse PAGANICA. Dopo quello dell'Aquila è il centro storico più esteso fra quelli colpiti e distrutti dal terremoto del sei aprile. Ma oggi Paganica è come se avesse rinunciato alla sua storia, al suo passato, alla sua memoria. Nella valle fra la "vecchia" Paganica e Bazzano è nato un mega quartiere: 25 palazzoni anonimi in cui di Paganica forse ci sono le persone ma non certo l'anima. Quella, l'anima, è sepolta sotto le macerie che invadono e bloccano strade e vicoli.

    FOTO Ecco la ricostruzione che non c'è

    Ieri con Ugo De Paulis (presidente della circoscrizione di Paganica) e Alvaro Jovannitti (ex parlamentare) sono entrato nella zona rossa. L'anno scorso per andare a vedere il paese distrutto dovetti attendere un'ora fra permessi e pezzi di carta che si rincorrevano. Quest'anno è bastato spostare un traballante cancello per posare subito lo sguardo su un mondo scomparso in pochi secondi di cui, in alcuni punti, non riconosci nemmeno le tracce che erano segnate nella memoria. Sono partito da Largo Garibaldi, proprio all'inizio della zona rossa. Lì c'è una casa che qualche anno fa ho avuto in eredità da un mio zio. Per metà è messa molto male. L'altra metà se pur inagibile è diventata, nella parte bassa, il "rifugio" della mia biblioteca.

    Sono andato per prima cosa a "visitare" le mie carte, che racco
    ntano quasi giorno per giorno Onna (ma non solo) degli ultimi 40 anni. Davanti alla fontana che nell'aprile del 2009 era stata appena restaurata trovo un abitante di Paganica. Mi porta vicino a quello che ormai sembra un rudere tanto è stato scosso e devastato dal sisma: dentro ci sono tubi innocenti, montati come una ragnatela, a sorreggere soffitti che andranno comunque abbattuti e rifatti. E' un esempio di come si possano buttare via i soldi per puntellamenti inutili. Ma tant'è, basta girare per L'Aquila e si vedono cose ancora peggiori.

    Poco più in là c'è uno degli edifici storici di Paganica: palazzo Nannicelli che negli anni aveva subìto modifiche e aggiunte che lo avevano già abbastanza compromesso. Azzardiamo ed entriamo. Il cortile - che fu il "regno" nel XVII e XVIII secolo di una delle più ricche, anche se non nobili, famiglie paganichesi - è ormai irriconoscibile travolto in parte dal terremoto ma anche dell'erba, cresciuta dappertutto. Le erbacce sono diventate le vere "padrone" di Paganica. Le trovi ovunque, persino sopra le macchine che furono sepolte da pietre e calcinacci e che sono ad attendere che qualcuno rammenti che la "vera" Paganica è ancora lì e che ha bisogno di aiuto o quanto meno di attenzione. Ugo e Alvaro mi fanno un po' tenerezza quando a ogni angolo ricordano, con nomi, cognomi e a volte anche soprannomi, chi nel tempo ha abitato fra quei muri ora squarciati e sfigurati.

    Dentro palazzo Nannicelli troviamo le tracce di una "cantina", antenata dei moderni bar. Sul portale di pietra c'è ancora una scritta: «Vino, 8 soldi». Andando verso la piazza, lungo la parallela di via Duca degli Abruzzi, c'è via ed Arco dei Giudei, un nome che evoca storie tristi e terribili di altri tempi.

    Quel vicolo, che era vanto di questo centro storico bellissimo e intrigante, ora è solo un contenitore di macerie e di oggetti della quotidianità violata.

    Ma c'è chi non si arrende. Non vuole arrendersi. L'unico vicolo lindo e pulito è quello che fa angolo con il "nido" di Angiolino. Lo troviamo in via delle Scalette. Racconta che non è riuscito a star lontano dalla sua casa. Nonostante sia classificata E, un po' al giorno l'ha ripulita, ha tolto polvere e detriti. Insomma le ha ridato dignità anche se non sa ancora come e quando potrà ricostruirla o ristrutturarla. Una volta finito il "lavoro" dentro ha cominciato all'esterno.

    Oggi il "suo" vicolo è quasi come 15 mesi fa. E' un piccolo esempio che non cambia la storia e non restituisce vita al centro storico, ma è segno che può fare molto anche l'amore degli abitanti per il proprio borgo. Forse anche a Paganica una "protesta" delle carriole potrebbe servire a riportare l'attenzione sul nulla che si sta facendo. Certo non sono mancate riunioni, assemblee. E' nata l'associazione "Salviamo Paganica Onlus", presieduta da Berardino Zugaro che si occupa delle problematiche legate al post terremoto. Da mesi l'architetto Roberto Pirzio-Biroli con una università austriaca sta studiando e suggerendo soluzioni per una rapida ricostruzione. Ma la questione resta anche qui la stessa: pochi fondi e un quadro normativo incerto.

    In via Arenali c'è chi approfittando della giornata festiva è venuto a recuperare, dopo 15 mesi, qualche mobile scampato ai crolli. Ci sono i vigili del fuoco che con pazienza e una buona dose di coraggio entrano ancora nei locali pericolanti per fare ciò che è ancora umanamente possibile.

    Lungo la strada troviamo un mucchio di patate - ormai marce - e una "collana" di aglio che prima era conservata al fresco in qualche "cantina".

    Ugo De Paulis mi parla anche delle cose che si stanno cercando di fare come, ad esempio, ridare senso alla piazza del paese portandoci il mercato settimanale che al venerdì era un appuntamento fisso per Paganica. La Provincia di Trento sta realizzando una nuova chiesa, le altre, quelle storiche, sono inagibili a parte la basilica di San Giustino e il santuario della Madonna d'Appari.

    Ma a Paganica c'è tanto da fare. E oggi tocca anche ai paganichesi. Lo scrittore Mauro Corona mi ha detto qualche giorno fa: L'Aquila per risorgere dovrà prima insorgere. Vale anche per Paganica.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    21 giugno 2010
     

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