di Marina Marinucci
Lo striscione preparato in occasione del Giro d’Italia sul tema sentito delle tasse
L'AQUILA. «Siamo ostaggio di un governo che non ha il coraggio di affrontare con sincerità e senza faziosità la nostra situazione, prendendosi, sì, i giusti meriti per quello che è stato fatto, ma con l'obbligo di riconoscere le difficoltà che ci sono sulla via della ricostruzione e sull'emergenza abitativa». Questo uno dei passaggi della lunga lettera che l'assessore Giustino Masciocco ha inviato ieri al sindaco Cialente per comunicargli le sue dimissioni. Una decisione «irrevocabile».
«Un fulmine a ciel sereno», per il sindaco
Massimo Cialente che spera ancora in un ripensamento che
Giustino Masciocco sembra, però, aver già escluso. «Sono stati mesi drammatici e di profonda solitudine» scrive l'assessore alle Politiche sociali e abitative. «La città è stata chiusa in un recinto blindato all'interno del quale tutti noi (cittadini, amministratori e politici) ci massacriamo sulla strategia da adottare per contrastare lo strapotere - avallato dal presidente della Regione
Gianni Chiodi - del governo sul nostro territorio».
I 2 RUOLI DI CIALENTE. Quindi le critiche al sindaco «troppo stretto nel doppio ruolo di primo cittadino e vice commissario per la ricostruzione».«Sicuramente» continua Masciocco rivolgendosi a Cialente «la sua situazione risulta oggettivamente estenuante, basti pensare alle enormi responsabilità che le sono cadute sulle spalle quella maledetta notte del 6 aprile. Oggi, oltre ad essere il sindaco, è anche vice commissario per la ricos
truzione: due ruoli che per forza di cose entrano troppo spesso in
conflitto. È necessario scegliere, è necessario stare da una parte
sola per combattere con tutte le forze a propria disposizione. Per
coprire i torti fatti a questo territorio, di fronte all'opinione
pubblica nazionale siamo spesso rappresentati come una massa di
ingrati o di menti fragili e rancorose. Non meritiamo questo. Lei,
sindaco, ha il dovere di impedire in modo più energico che tutto
ciò avvenga».
L'ACCUSA AL GOVERNO. «Vogliamo essere percepiti per
quello che siamo, una città ferita che cerca con dignità e
sacrificio di rimettersi in cammino. Perché» si chiede Masciocco
«dovremmo ancora renderci complici di questo governo, fungendo da
cuscino ammortizzatore del disagio e della rabbia, cercando di
mediare, alimentando speranze difficili da sostenere? Perché
dovremmo spiegare alla nostra gente la necessità di fare ancora
sacrifici? Il governo non merita questo nostro appoggio. I
cittadini non trovando in
Berlusconi, Letta,
Tremonti interlocutori affidabili, rivolgono la loro
protesta alla giunta comunale che non ha i poteri per affrontare le
questioni irrisolte».
LA RICOSTRUZIONE. «Queste» sostiene ancora
Masciocco «sono ambiguità di fondo che depistano sulle reali
responsabilità. La ricostruzione è sottoposta a criteri approvati
da ordinanze di Berlusconi o del commissario Chiodi, che si avvale
della Struttura tecnica di missione presieduta dall'architetto
Fontana. L'amministrazione comunale non ha mai
potuto visionare preventivamente alcun documento per proporre
eventuali modifiche. Subiamo anche in questo caso una
prevaricazione continua che la legge permette. Sembra che ci sia
una grande confusione, ma chi ha già disegnato la ricostruzione
della città è il solo in grado di avere una visione nitida. Se non
si chiarisce chi siano i veri attori e dove vengano prese le
decisioni, si resta in un cono d'ombra, mentre i veri protagonisti
hanno già in mano i tempi ed i modi degli interventi. Mi auguro che
lei, sindaco, sia al di fuori di tutto questo».
IL SOCIALE. Infine, la situazione dell'assessorato dove è
arrivato sei mesi fa. «La possibilità che si riesca a ricostruire
un nuovo tessuto sociale è legata ad una flebile speranza che il
nuovo Piano regolatore del sociale possa finalmente partire con il
contributo di tutti gli attori del terzo e quarto settore della
società. Da soli non si va da nessuna parte a meno che non ci si
voglia ritagliare un ruolo (piccolo) che permetta una sopravvivenza
(politica). In queste condizioni nessun impegno è reso credibile.
Il lavoro di tutti i giorni è mortificato da un'impotenza
oggettiva. Non permetto che il tormento e la frustrazione che ne
derivano, mi portino un domani a una passiva e conformista
rassegnazione com'è successo a troppi. Sarei connivente con un
governo, e i suoi sodali, che presto prenderanno per fame il nostro
territorio».
LA REPLICA. Sin qui Masciocco. Ma per Cialente il suo
doppio incarico - criticato anche da altri esponenti della sua
maggioranza - «è uno strumento oggi più che mai fondamentale per il
bene della città. Condivido» continua «molte delle cose affermate
da Masciocco, chiamato in questi mesi a guidare uno degli
assessorati più difficili. Ma in questo momento abbiamo una grande
battaglia da fare e il mio doppio ruolo servirà ad ottenere
risultati importanti per la nostra comunità. Spero che Masciocco
riveda la sua decisione. Capisco il disagio, ma in questo momento
bisogna lottare, e non solo per le tasse».
I MEDIA NAZIONALI. «L'Aquila è una città stremata»
continua Cialente. Da qui l'invito ai direttori delle testate
giornalistiche nazionali a venire a vedere con i loro occhi la
tragedia che ha colpito la città e il suo territorio. «A oltre 14
mesi dal terremoto» scrive Cialente «l'attenzione del Paese sta
scemando. La situazione è drammatica perché l'economia è allo
stremo e non riesce a partire la vera ricostruzione. Abbiamo lo
spettro di dover ricominciare a pagare tributi, tasse, mutui e,
contemporaneamente, restituire tutti gli arretrati. Per migliaia di
famiglie aquilane equivarrà a spalancare le porte della
disperazione. La ricostruzione è ferma perché non abbiamo risorse».
Da qui l'invito a venire all'Aquila martedì 22 giugno «per
raccontare ciò che vedrete. Io non dirò nulla, mi limiterò ad
accompagnarvi nella visita. Vi chiedo di accendere i riflettori per
illuminare la mia città, affinché non rimanga solo l'immagine di
Obama, della consegna degli alloggi o delle
proteste. Vi prego di raccontare agli italiani una città che in
questo momento non c'è più. Il dramma dell'Aquila, la nostra
disperazione, la ricostruzione del cratere è, infatti, innanzitutto
un problema del Paese».
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15 giugno 2010
Inviato da mire50
il 22 giugno 2010 alle 17:36