di Pietro Lambertini
PENNE. Funzionari pubblici pagati dall'Anas ma «asserviti» all'impresa Toto spa. Lo scandalo Mare-monti sfocia nel blocco dei soldi degli indagati: ieri sono stati sequestrati i compensi del commissario Valeria Olivieri e dal responsabile del procedimento Fabio De Santis. Lo scandalo della Mare-monti, la strada fantasma di Penne, si arricchisce di un altro capitolo: ieri, gli agenti del corpo forestale dello Stato hanno sequestrato oltre 106 mila euro di parcelle pagate dall'Anas al commissario straordinario
Valeria Olivieri e a
Fabio De Santis, già indagato nell'inchiesta sui Grandi appalti del G8 a Firenze insieme alla cricca di
Diego Anemone. Olivieri e De Santis sono indagati per corruzione aggravata e truffa pluriaggravata e accusati di aver «abdicato» al ruolo di controllori. Sotto sequestro sono finiti 72.355,40 euro percepiti da Olivieri e altri 33.835,47 euro di De Santis, incaricato del coordinamento e della progettazione e autore - «meramente formale», secondo la procura - di tutti i pareri di congruità della strada fantasma. Nella somma sequestrata a Olivieri sono compresi anche 30 mila euro di rimborsi spese per «missioni fuori e in sede» considerate «false fatture per prestazioni inesistenti»: documenti emessi da una società di comodo, la Isc srl, riferibile a
Carlo Strassil, l'ingegnere romano arrestato il 19 aprile e consulente post-terremoto all'Aquila per le scuole. Un'opera faraonica, quasi 23 milioni di euro, mai real
izzata ma che è riuscita lo stesso a ferire la riserva naturale del
lago di Penne invadendone i confini, in un tratto tra Colle formica
e contrada Campetto, con le ruspe. Ieri, gli agenti della
forestale, diretti dal comandante provinciale
Guido Conti,
hanno perquisito anche la casa romana di De Santis, 47 anni, ex
provveditore alle opere pubbliche della Toscana: a richiedere la
perquisizione nella casa di via Albani è stato il pm
Gennaro
Varone con l'obiettivo di trovare appunti, e-mail e
documentazione bancaria comprovanti il rapporto di De Santis con
Strassil e la ditta di
Carlo Toto. Un rapporto che, per la
procura, si regge sulla corruzione. Gli indagati nell'inchiesta
che coinvolge anche
Luciano D'Alfonso in qualità di ex
presidente della Provincia di Pescara sono saliti a 13: durante una
perquisizione, nei giorni scorsi, alla sede della Toto a Chieti, la
forestale ha consegnato un avviso di garanzia anche a
Francesco
Carlucci, componente del comitato tecnico dell'impresa.
L'accusa sostiene che Olivieri e De Santis si sono «venduti» al
colosso delle strade: il gip
Luca De Ninis, che ha disposto
il sequestro dei soldi su richiesta del pm Varone, ritiene che
«tutti gli atti adottati da Olivieri e i pareri di congruità
sottoscritti da De Santis sono stati elaborati e rinvenuti nei
computer di Strassil». Un elemento di prova che, per la procura,
dimostra che è stato Strassil a curare la «gestione delle funzioni
pubbliche» di Olivieri e De Santis: la procura parla di
«sostanziale assenza dell'opera di cura dell'interesse pubblico
affidata dall'Anas» perché il lavoro del commissario e del rup è
stato «asservito agli interessi del privato». L'impresa Toto ha
fornito a Olivieri e De Santis, «impiegando uomini, denaro e
mezzi», documenti (disegni, calcolo di riserve e prezzi, computi
metrici, atti contabili) già pronti per l'approvazione. Olivieri e
De Santis, quindi, si sono limitati a sottoscrivere il lavoro degli
altri. La tesi della procura è questa: pubblici ufficiali pagati
dall'Anas ma piegati agli interessi di Toto. Per questo, è scattato
il sequestro degli stipendi ottenuti «senza avere svolto alcuna
prestazione d'opera» ma «avendo assunto atti amministrativi
nell'interesse dell'impresa». Per il gip, Olivieri, De Santis e
Strassil «abdicavano alla funzione di controllo vendendola»: si
limitavano a «recepire le richieste dell'impresa».
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12 giugno 2010