di Enrico Nardecchia
Il procuratore Alfredo Rossini in un incontro coi membri del comitato «No al processo breve»
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L'AQUILA. Indignati. Arrabbiati. Inorriditi. Senza parole. Eccoli, gli aquilani, che hanno ancora nelle orecchie le frasi-choc del premier Berlusconi che dopo averli visitati trenta volte in pochi mesi li ha chiamati potenziali sparatori, gente fragile, dalle menti sconvolte. Ondata di riprovazione per le dichiarazioni che, dal sito del Centro
fanno il giro della città e rimbalzano ovunque anche attraverso Facebook e Sms. Un genitore senza più figli risponde: «Voglio guardarlo in faccia».
«IO SONO QUA». «Io sono qua. La risposta alle polemiche sono questi bimbi che mi abbracciano».
Guido Bertolaso ignora il divieto di Berlusconi parlando a Coppito. Poi, a margine: «Le parole di Berlusconi sono un segno di attenzione nei confronti della Protezione civile. Io sto qui, ci sono stato e ci sarò ancora». Avvistata in città anche la dirigente
Giuseppina Manenti che ha parlato col presidente della Corte d'Appello
Giovanni Canzio dei problemi logistici della cittadella giudiziaria.
LE REAZIONI. Valanga di reazioni alle parole del premier. Dai messaggi sul sito Internet alle telefonate al Centro: l'indignazione degli aquilani è unanime.
CIALENTE. «Non so proprio come si possano dire certe cose... sono sconcertato», dice il sindaco
Massimo Cialente. «È vero che all'Aquila l'aria è tesa, ma per via delle tasse. Menti fragili non ce ne sono, ma gente nervosa sì. Al più presto inviterò
Berlusconi per parlare di queste cose. C'è grande
riconoscenza per la Protezione civile, specie per i 17mila
volontari che ci sono stati vicini per mesi».
ROSSINI. «Non entro in polemica. Continuiamo a
lavorare come al solito bene, velocemente e rispettando le leggi»,
dice il procuratore della Repubblica
Alfredo
Rossini.
3 E 32. «Rassicuriamo il presidente del
Consiglio: nessun volontario della Protezione civile verrà mai
toccato da atti di violenza». Così
Alessandro
Gioia del comitato «3e32». «Gli aquilani sapevano già da
tempo che c'era stato un mancato allarme, questi avvisi in sostanza
non cambiano nulla. Noi, a differenza del premier, confidiamo nel
lavoro della magistratura».
MASCITELLI. «Come sempre
Berlusconi, pur di proteggere se stesso e i suoi
indifendibili uomini, attacca magistrati e giornalisti. È
patetico». Lo afferma il senatore dell'Idv
Alfonso
Mascitelli.
LEGNINI. Così il senatore
Giovanni
Legnini: «Parole di una gravità inaudita. Un'offesa agli
abruzzesi indicati come facinorosi. Incredibile che ci sia un
presidente del Consiglio che ordina a funzionari pubblici di non
fare il proprio dovere».
DEL CORVO. «Invito il presidente Berlusconi a non
abbandonare il territorio aquilano e i cittadini che lo vivono;
abbiamo bisogno di un progetto politico condiviso che coinvolga le
migliori energie locali nella nobile finalità della ripartenza
dell'Aquila». Così il presidente della Provincia
Antonio
Del Corvo (Pdl). «Per ricostruire L'Aquila occorre fare
squadra e non tirare i sassi tutti i giorni, come fanno gli
esponenti della sinistra. Il tempo che impieghiamo nelle polemiche
inutili è tempo perso».
PEZZOPANE. La vicepresidente del consiglio
provinciale parla di «dichiarazioni gravissime». «Siamo inorriditi.
Passate le elezioni Provinciali il governo è scomparso dall'Aquila
lasciandola in condizioni difficilissime e con tasse da pagare
vecchie e nuove entro la fine di questo mese. Offensiva,
allucinante, irrispettosa la dichiarazione che paventa rischi per
la Protezione civile».
PICCONE. «Come al solito la sinistra cerca di deformare
il pensiero del presidente del Consiglio», dice il coordinatore Pdl
Filippo Piccone. «Il cinismo della sinistra è tale
da non voler riconoscere il puntuale e indispensabile lavoro messo
in atto da questo governo sin dall'emergenza e ogni occasione è
buona per scatenare una rissa mediatica che non porta a
nulla».
FAMILIARI VITTIME. «Bisogna rispondere, ma con le dovute
maniere», scrive il comitato familiari vittime Casa dello studente.
«È questa la prima cosa che ci siamo detti. Noi, che abbiamo perso
tutto, che non avremo più un futuro perché la morte di un figlio
azzera ogni prospettiva, siamo stati e siamo capaci di
autocontrollo e di rispetto. Due atteggiamenti che hanno scandito
il nostro percorso di dolore, la nostra richiesta di giustizia. Non
si può che gridare Vergogna. E non si può non pensare che, magari,
ci troviamo di fronte a un gioco sporco, che si fa beffe anche
dell'etica istituzionale: utilizzare pretesti, calunnie e sospetti
per abbandonare L'Aquila al suo destino. Ma sarebbe troppo e
drammaticamente triste, poiché significherebbe usare il nostro
dolore.
Berlusconi farebbe bene a leggere la
lettera che Bertolaso, il 5 luglio 2009, inviò a
Sergio
Bianchi, padre di
Nicola, nella quale, al
disperato grido di dolore, risponde: "I morti potevano non esserci
e soprattutto essere molto meno tra i giovani. Confido in coloro
che devono, per loro compito, individuare responsabilità personali
dirette, omissioni dolose, irresponsabilità colpevoli, perché è
giusto che non si chiami disgrazia o fatalità ciò che poteva essere
evitato, ma accetto di essere parte di una classe dirigente che,
nel suo insieme, non ha saputo fare ciò che era possibile per
evitare lutti e dolori a tante, troppe persone". Gli sfugge un
dettaglio: gran parte degli studenti che hanno perso la vita erano
dei "fuori sede". Cosa farà? Richiamerà la Protezione Civile anche
da Basilicata, Puglia, Campania, Lazio?
9 giugno 2010