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6 aprile 2009
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L'AQUILA. Dopo poco più di un anno di lavoro all'Aquila il prefetto, Franco Gabrielli, il 15 maggio prossimo assumerà l'incarico di vice capo della protezione civile nazionale. In una conferenza stampa ha fatto il punto della sua attività cominciata poche ore dopo il sisma del 6 aprile 2009 e durata "13 mesi ed otto giorni senza neppure un giorno di ferie".
"Il percorso sulla mia nomina a vice capo della Protezione civile nazionale era da tempo definito, risale al 30 settembre scorso, non ci sono accelerazioni, dietrologie di sorta. E non c'entra nulla con le attuali vicende giudiziarie cxhe hanno coinvolto lo stesso Guido Bertolaso".
Gabrielli ha parlato di "percorso di successione stabilito dal capo della Protezione civile nazionale, Guido Bertolaso, con la previsione di un'affiancamento da parte di una persona che sarà poi il suo sostituto".
"Ne abbiamo parlato a settembre quindi la decisione non è legata alle vicende giudiziarie. Guido Bertolaso, da uomo di grande responsabilità ha definito anche le modalità ed i tempi del suo ritiro da capo della Protezione civile, un comportamento che deve essere preso ad esempio perchè con il premier Berlusconi ha designato un percorso utile alla struttura, individuando una persona che lo affiancasse".
Il neo vice capo della protezione civile ha anche indicato quale sarà il suo approccio con il nuovo ruolo: "Vado, cerco di capire e di imparare e poi mi attrezzo, ma già so che il compito non sarà facile. Successivamente, il mio obiettivo è far crescere quel sistema
che ha reso fiero il nostro Paese e che ha permesso di fare cose
straordinarie all'Aquila".
Il prefetto ha parlato anche dell'attuale vice capo, Bernardo De
Bernardinis, "quando arriverò ce ne saranno due di vice, come in
precedenza", anche se ha anticipato che "per il professor de
Benardinis ci saranno altre prospettive che si andranno a
concretizzare".
Gabrielli ha confermato che continuerà ad occuparsi dell'Aquila
anche come vice capo della Protezione civile nazionale: "L'Aquila è
stata una tappa fondamentale della mia vita professionale ed umana.
Rimarrà nell'agenda per molto tempo perchè c'è ancora molto da
fare, c'è ancora una fase emergenziale che deve essere portata a
compimento".
In occasione dell'addio, il prefetto ed ex capo del Sisde si è
anche alcuni "sassolini dalla scarpa".
"E' stata un'avventura complessa ma affascinante nonostante si sia
in presenza di una tragedia immane, piena di tante esperienze che
mi hanno fatto crescere professionalmente ed umanamente, però non
posso smentire la vena polemica che mi è data anche
dall'appartenenza geografica, sono toscano".
Gabrielli, con a fianco il generale Fabrizio Lisi, comandante della
scuola ispettori della guardia di finanza a Coppito, ha attaccato,
anche con toni duri, il prefetto Mario Morcone, dell'associazione
nazionale funzionari amministrazione civile dell'Interno, autore di
una lettera datata 7 aprile 2009, ossia un giorno dopo il sisma,
inviata al ministro dell'Interno, Roberto Maroni. Nella lettera,
letta da Gabrielli, Morcone critica la scelta di Gabrielli come
prefetto dell'Aquila sottolineando che "ciascuno di noi potrebbe
fare almeno dieci nomi di colleghi che per percorso professionale
specifico avrebbero potuto essere destinati a quell'incarico senza
destare alcuna perplessità".
Morcone, nella lettera, evidenzia inoltre il fatto che "Gabrielli,
preziosa risorsa dell'antiterrorismo e profondo conoscitore delle
reti eversive, lanciato in una sfida tutta di natura umanitaria,
dove la sensibilità specifica sui temi del soccorso e
dell'assistenza, andrà coniugata con capacità di mediazione tra
istituzioni ed enti locali, in prefettura sarà capitato qualche
volte in occasione formali o cerimonie".
"Potevo andarmene con toni accomodanti, però non ho potuto fare a
meno di citare questa lettera che nasce dalla vetusta,
anacronistica ed autoreferenziale convinzione secondo cui i
poliziotti sono solo buoni a reprimere - ha chiarito Gabrielli, per
il quale la lettera contiene passaggi offensivi come quello che i
poliziotti si 'improvvisano come manager pubblici in tutti i
settori dell'amministrazionè".
"Mi hanno sempre insegnato che i conti si fanno alla fine, ho
ricevuto attestati di stima dalla gente e comunque vado fiero di
una cosa: in 25 anni di servizio non ho mai chiesto nulla a
nessuno, non ho mai bussato alla porta di nessuno e tutti gli
incarichi avuti sono stati decisi dai miei superiori".
"A chi mi succederà faccio sinceramente gli auguri migliori, perchè
il territorio è complicato ed ha bisogno di un rappresentante del
Governo all'altezza".
© RIPRODUZIONE
RISERVATA
11 maggio 2010
Inviato da pippuzzu01
il 12 maggio 2010 alle 07:40