di Giustino Parisse
ONNA. Nel paese del dolore è tornato un segno di speranza. La statua lignea della Madonna delle Grazie - che per 5 secoli non era mai stata portata via da Onna - il 6 aprile del 2009 si è salvata dalla furia delle macerie ma ha dovuto lasciare il borgo distrutto. Ieri mattina è «riapparsa» nel luogo dove da sempre viene venerata, ed è stata portata in processione per le strade del vecchio villaggio che oggi si aggrovigliano su se stesse e non arrivano da nessuna parte.
Onna un anno dopo il sisma, se la si guarda dall’alto, è solo un mucchio indistinto di vecchie case crollate una sull’altra. In piedi ne sono rimaste poche e la maggior parte dovrà comunque essere abbattuta. La rimozione delle macerie è iniziata mesi fa grazie ai vigili del fuoco che non hanno mai abbandonato il loro presidio in via Properzi. Forse il dieci per cento dei «resti» della piccola frazione del Comune dell’Aquila è già finito in discarica. Ci sono aree - che nell’altra storia erano urbanizzate (per esempio quella fra via Ludovici e via Oppieti) - che adesso sono spazi vuoti: semplicemente non esistono più. Nel rione Sant’Antonio, davanti alla «corda», il tronco d’albero dove ci si sedeva d’estate alla frescura della sera, al posto di una casa c’è una pozzanghera che mette addosso tanta tristezza se mai, di tristezza, ce ne fosse ancora bisogno in un angolo d’Abruzzo dove in quella notte da incubo 40 persone (su 350 che alle 3.32 dormivano nei loro letti), non ce l’hanno fatta.
Il viaggio nel mio paese, dove in pochi secondi ho perso tutto, l’ho vo
luto fare insieme a quella statua che non è solo un pezzo di legno
ben modellato, ma è l’anima del borgo. E l’anima è l’unica cosa che
resta viva e che alimenta la memoria, riempie di contenuti storie
piccole e grandi, e per chi ha fede è anche la traccia che porta a
una speranza: che chi ci ha lasciato sia in un mondo migliore. Lo
scorso anno, a poco più di un mese dalla catastrofe, la festa
parrocchiale era stata celebrata sotto una grande tenda: quel
giorno a fianco agli onnesi c’erano tutti, dal capo della
Protezione civile
Guido Bertolaso al sindaco
Massimo Cialente.
Anche quest’anno - ma nel nuovo villaggio di legno dove si sono
svolte le cerimonie - ci sono state presenze istituzionali (il
presidente della Provincia
Antonio Del Corvo, l’a
ssessore comunale
Pierluigi Pezzopane, il
presidente della circoscrizione
Ugo de Paulis). A
mostrare vicinanza e affetto agli onnesi due confraternite di
Celano: quella della Madonna delle Grazie e quella di San Rocco. Un
legame nato dal fatto che la statua della Madonna delle Grazie di
Onna è conservata (fra una mostra e l’altra in giro per l’Italia)
nel museo delle Paludi di Celano dove resterà fino al giorno in cui
sarà definitivamente riportata a Onna nella chiesa parrocchiale
restaurata (ci vorranno almeno altri tre anni e ci stanno lavorando
tecnici tedeschi; la Germania è impegnata anche nella ricostruzione
di «casa Onna» e nella realizzazione di un centro per la memoria).
I componenti della Congregazione di Onna, appena scoccato
mezzogiorno, hanno portato la statua a spalla dentro quello che
sembra ancora un inferno in terra. Vedere via dei Martiri riempirsi
di gente «guidata» da quella immagine che avanzava là dove la morte
e la paura ancora fanno sentire la loro inquietante presenza, ha
materializzato un sogno: quello degli abitanti di un paese che
vogliono tornare a vivere nei luoghi in cui hanno lasciato tutto,
bagnando di lacrime polvere e macerie. È da quelle lacrime che chi
può e vuole deve ripartire. Senza dimenticare.
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10 maggio 2010