di Enrico Nardecchia
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6 aprile 2009
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L’AQUILA. Trecentoquarantanove case in più. Ma, di queste, 70 devono essere ancora consegnate, un anno dopo il sisma. Questo il primo elenco, provvisorio, della ricognizione avviata dal sindaco Massimo Cialente che è anche vicecommissario per la ricostruzione e che è andato su tutte le furie quando ha scoperto che mentre lui non ha case da dare a nuclei da due persone e a singoli, tra i quali tanti anziani, ci sono paesi nei quali esistono case in più.
Oppure rimaste vuote perché non assegnate. Munificenza di governo e Protezione civile? Insipienza di qualche amministratore o tecnico? Il dilemma è destinato a restare tale.
Cialente, per ora, bussa alla porta di tutti gli altri 56 sindaci che guidano i paesi inseriti nel cratere sismico. Vuole sapere, questo sindaco che deve sistemare ancora qualcosa come 5mila concittadini rimasti fuori da progetto Case e Map (moduli abitativi provvisori), se ci sono, e dove sono, queste case libere; perché non sono state assegnate; oppure perché, come a Pizzoli, sono state assegnate non da lui ma da un’altra amministrazione che, per Cialente, avrebbe accolto nel suo territorio gli aquilani e tuttavia non avrebbe seguito la graduatoria dell’Aquila. «Così salta tutto il banco», andava ripetendo anche ieri il sindaco, già sotto tiro per le macerie, i mancati trasferimenti dei fondi dell’autonoma sistemazione, idem per quelli delle attività produttive danneggiate. Eppoi per zona rossa, linee guida, ricostruzione del centro storico e mille altre problematiche che stanno investendo il suo doppio mandato di pr
imo cittadino e di vicecommissario.
Non tutti i Comuni hanno fatto pervenire le loro risposte. Altri 31
centri del cratere si sono riservati di comunicare i dati. E,
soprattutto, i criteri di assegnazione. È qui che Cialente sospetta
che qualcosa si sia inceppato. Le case provvisorie, di norma,
toccavano a chi aveva una casa E (danni strutturali) o F (rischio
esterno) e a chi abitava in zona rossa. Ma, di norma, dovevano
andare a chi al momento del terremoto aveva la «stabile dimora»
nella casa distrutta. Ora, ammesso che dalla ricognizione vengano
fuori effettive disponibilità, sarà dura convincere molti aquilani
a trasferirsi nei paesi. Ma Cialente vuol provarci e pensa a un
algoritmo «gioiello», tipo quello del piano Case, per smaltire gli
elenchi di chi è rimasto fuori.
FOSSA REPLICA. «Ma quali case in più?». È arrabbiatissimo il
sindaco di Fossa Luigi Calvisi, il quale contesta il numero 48 che
compare nella casellina «esuberi» per il suo Comune. «A Fossa»,
argomenta Calvisi, «non c’è nessuna casa vuota e nessun esubero. I
conti li abbiamo fatti bene, così come abbiamo seguito alla lettera
tutte le procedure per l’assegnazione. Va precisato che quelli che
vengono chiamati impropriamente esuberi sono in realtà numeri che
si riferiscono a 21 appartamenti già consegnati e a 27 da
consegnare». Sedici sono stati realizzati dalla Protezione civile e
cinque donati dalla città di Verona. «Ce ne sono altri 27, infine,
in corso di completamento e destinati a ospitare altrettante
famiglie che ne hanno diritto perché non hanno più la casa. Preciso
che queste assegnazioni sono avvenute, ovviamente sulla carta, già
da ottobre 2009. Pertanto, nel mio paese, il fabbisogno è completo
e non ci sono case in più da dare all’Aquila».
IL CASO-PIZZOLI. Cialente ha attaccato l’a
mministrazione di Pizzoli. Il Comune dell’Aquila contesta il fatto
che 66 case siano state assegnate a persone non residenti in quel
Comune. È il caso dei doppi elenchi. Si tratta di aquilani che,
secondo Cialente, sono entrati in barba alle priorità. E che ora
sarà difficile mandar via per far posto a chi stava avanti in
graduatoria. Insomma, un pasticcio.
3 CHIAMATE E STOP. Il vicecommissario ha
stabilito che «saranno effettuate al massimo tre chiamate per
convocare le famiglie da due persone per l’offerta di un modulo
provvisorio. La mancata presentazione dopo la terza chiamata, senza
un motivo giustificato e per iscritto, comporterà l’automatica
rinuncia alla casa antisismica». Inoltre, si perderà anche l’o
spitalità alberghiera. La precisazione è per quei nuclei che ancora
non sono stati alloggiati nel progetto Case. «Si tratta», spiega
una nota, «di famiglie che hanno chiesto l’alloggio antisismico nel
censimento dello scorso agosto e che hanno superato positivamente
le verifiche per l’assegnazione di tale abitazione». La funzione
Assistenza alla popolazione ricorda che «la mancata presentazione
ai colloqui, oltre alla rinuncia alla casa antisismica, avrà, come
conseguenza, l’obbligo di lasciare l’albergo entro 15 giorni. Sarà
garantito solo il contributo di autonoma sistemazione, qualora
richiesto. Tali eventualità saranno segnalate alla famiglia,
unitamente alla comunicazione della data di convocazione».
RICOGNIZIONE SUBITO. Solidale con Cialente, sul tema case
in esubero, Stefano Frezza (Epicentro solidale). «Da giorni»,
scrive Frezza, «abbiamo lanciato appelli affinché venisse promossa
una ricognizione delle abitazioni costruite per i senza casa. Anche
all’Aquila abbiamo verificato l’esistenza di oltre cento
appartamenti già pronti da diverse settimane e a tutt’oggi ancora
vuoti. Se consideriamo quante persone sono ancora negli alberghi, e
i costi relativi, si capirebbe quanti soldi si stanno spendendo
inutilmente».
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9 aprile 2010