di Roberto Raschiatore
L’AQUILA. Rilievi e verifiche nel palazzo della morte in via Campo di Fossa, al civico 6. L’edificio, diventato la tomba di 27 persone, finora era rimasto ai margini dell’inchiesta della magistratura.
La denuncia sul Centro, fatta dal medico
Massimo Cinque nel giorno del primo anniversario della catastrofe, ha avuto l’immediato effetto di riaccendere i riflettori della Procura sul caso delle 27 morti nell’edificio in via Campo di Fossa.
Nel crollo della palazzina il pediatra ha perso la moglie e i suoi due bambini di 9 e 11 anni: «Chiedo verità e giustizia. Non so a che punto sia l’inchiesta della magistratura, però ricordo che non possono esserci morti di serie B. Sarebbe il caso di parlare un po’ di più di questo palazzo in via Campo di Fossa, come si fa per la Casa dello studente o per l’edificio in via D’Annunzio». Questo l’appello. E ieri mattina, nel giorno del lutto cittadino, è arrivata una primissima risposta della magistratura.
I consulenti tecnici della Procura, insieme con gli uomini della squadra interforze di polizia giudizia e su disposizione del procuratore della Repubblica,
Alfredo Rossini, e del sostituto
Fabio Picuti, hanno eseguito rilievi e verifiche nel condominio privato in via Campo di Fossa, letteralmente sbriciolatosi la notte del 6 aprile. Insieme ai consulenti, anche alcuni familiari delle vittime, accompagnati dai loro consulenti e dagli avvocati. Presenti anche i familiari di uno studente greco morto nel crollo. Soddisfazione è stat
a espressa dal dottor Cinque, che adesso si augura che la
magistratura prosegua il lavoro fino in fondo.
Il palazzo di sei piani era stato realizzato negli anni Sessanta e
ha avuto diversi amministratori.
Ci sono stati errori di valutazione nella costruzione dell’e
dificio, sono stati utilizzati materiali scadenti o gli errori
vanno imputati a quanti hanno consentito l’edificazione in una zona
della città che si è rivelata morfologicamente disgraziata?
Le risposte le dovrà dare la Procura.
«Completeremo le indagini sui circa 200 filoni di inchiesta in un
certo tempo», ha affermato il procuratore capo Rossini.
Rossini ha poi aggiunto che sono in corso di completamento le
perizie sui crolli sotto la lente di ingrandimento della Procura.
Da alcune settimane la maxi inchiesta sul terremoto è incentrata
sui condomini privati dove si è registrato il maggior numero di
morti.
I filoni definiti sono finora cinque: Casa dello studente,
convitto nazionale, facoltà di ingegneria a Roio, via Gabriele D’A
nnunzio e via XX Settembre 79. A questi va ad aggiungersi anche
quello relativo al condominio in via Campo di Fossa, che per gli
inquirenti è fra i «siti più complicati». Finora sono
complessivamente 32 le persone finite nel registro degli indagati:
omicidio colposo, disastro colposo e lesioni le ipotesi di reato.
Per il crollo dell’edificio in via D’Annunzio, dove hanno perso la
vita tredici persone, gli avvocati difensori dei tre indagati
stanno preparando le memorie difensive da consegnare a Picuti. Atti
che dovrebbero servire a scongiurare le richieste di rinvio a
giudizio che la Procura si accingerebbe a fare.
Per quanto riguarda l’indagine sul presunto mancato allarme della
commissione Grandi rischi - ci sarebbe un’informativa della polizia
che accuserebbe alcuni esperti presenti nella riunione del 31 marzo
- il pm Rossini non ha voluto fare commenti.
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7 aprile 2010