L’AQUILA. A un anno dalla riunione della commissione Grandi Rischi, quella del mancato allarme e delle rassicurazioni fuori luogo, restano in piedi tante domande senza risposta. Ma un dato è certo: si poteva fare molto di più a fronte di un rischio sismico obiettivamente elevato. E’ quanto è emerso in una affollata assemblea organizzata dal presidio permanente di piazza Duomo. Secondo gli oratori uno sciame sismico durato oltre tre mesi meritava ben altra attenzione. «Non si può liquidare tutto in un comunicato contenente affermazioni generiche ed ovvie» ha sostenuto la sismologa Mirta Morrone, «diramato al termine di una riunione durata meno di un’ora. Un comunicato dove si dice una cosa ma poi la si nega. Non voglio credere che alcune frasi attribuite a uno dei componenti di quella commissione, persona che stimo molto, possa davvero averle pronunciate». «E’ vero che i terremoti non sono prevedibili» ha aggiunto, «ma ci sono indagini alternative che possono offrire segnali utili come la presenza del radon. Inoltre da immagini satellitari poco prima del sisma erano state notate delle anomalie. E poi non è stato fatto un monitoraggio delle acque visto che la mutata circolazione dei fluidi è un indicatore». «Eppure l’Abruzzo» ha aggiunto, «è insieme alla Calabria la regione con il maggior rischio sismico ma tutto è stato ignorato».
Molto duro l’avvocato Antonio Valentini il primo a denunciare la commissione Grandi Rischi per omicidio colposo facendo avviare l’inchiesta che secondo quanto affermato dal pm Alfredo Rossini potrebbe chiudersi tra un
mese. «Nel 1997 un autorevole sismologo, il professor Paolo
Palangio», ha detto, «affermò che secondo calcoli molto fondati
entro 10/12 anni ci sarebbe stato con una probabilità del settanta
per cento un forte terremoto nell’Aquilano e al cento per cento
entro 70 anni. Ma di questo non se ne è tenuto conto. Chi sostiene
che i terremoti non sono prevedibili tantomeno può permettersi di
rassicurare la gente. Io stesso sono rimasto a casa per via di
quelle rassicurazioni e ho detto ai miei figli di fare altrettanto.
Lo stesso Comune dell’Aquila avrebbe potuto mandare qualche
messaggio per far stare in allerta la gente. Come ha fatto il
sindaco di Montereale che ha chiuso le chiese. E i morti, si badi
bene, non sono stati trecento ma almeno duemila considerando chi è
deceduto per motivi connessi al sisma. E poi sono aumentati di
cinque volte i ricoveri in psichiatria. Tutte conseguenze che si
potevano attenuare con il buon senso». Valentini, infine, ha
bacchettato i comitati che, a suo dire, con manifestazioni dai toni
eccessivi, rischiano di far trasferire i processi sui crolli e
grandi rischi in altre sedi. «Se questo accadesse» ha affermato
«significherebbe mandare tutto in prescrizione». «Non ho avuto
parole di conforto da nessuno» ha gridato Sergio Bianchi, esponente
del comitato familiari delle vittime, «non dall’Università e
nemmeno dal Comune dopo la morte di mio figlio sotto le macerie di
via D’Annnunzio. Eppure tengo a precisare che anche nel 1995 uno
studio, al di là di quello di Palangio, faceva riferimento a un
grande rischio sismico per la città».
Ma non è tutto. «Alcuni autorevoli sismologi dell’ateneo Aquilano»
ha detto l’immobiliarista Sergio Adriani a sua volta intervenuto
nel dibattito, «che stavano studiando la fenomenologia con
attenzione, avevano a loro volta segnalato alla Protezione civile
le loro forti preccupazioni ma anche in questo caso sono rimaste
inascoltate le loro voci». Nel corso del dibattito sono state
avanzate altre domande destinate a restare prove di risposta:
perchè la notte del 5 aprile 2009 erano in servizio solo 15 vigili
del fuoco? Perchè non era stata allertata la macchina dei soccorsi
a livello locale? Perchè ad oggi manca un piano di evacuazione all’A
quila?.
CARRIOLE INDAGATE. Ieri sono stati
inviati gli avvisi di garanzia alle tre persone che sono state
identificate con le carriole durante la manifestazione di domenica
scorsa. Si tratta di A.D.G., M.L. e M.S. per i quali sono stati
nominati degli avvocati di ufficio da parte della procura fatta
salva la possibilità di nominare legali di fiducia. I verbali di
sequestro ipotizzano due violazioni: manifestazione non autorizzata
e violazione del divieto di propaganda elettorale. Ma la cosa
strana è che a nessuna di queste persone sono state chieste le
generalità per cui sfugge la procedura per il riconoscimento.
Inoltre, in almeno un caso, il denunciato portava una carriola di
proprietà altrui. Dunque sarà battaglia legale. Infine il Comitato
3,32 replica all’arcivescovo il quale non cela la preoccupazione
che infiltrazioni tra il popolo delle carriole. «Monsignor
Molinari», dicono, può stare tranquillo».
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1 aprile 2010