di Marina Marinucci
Gli aquilani rimuovono le macerie
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6 aprile 2009
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L’AQUILA. Pratiche congelate in attesa di risolvere il pasticcio provocato dall’aggiornamento, operato dalla Regione, del prezzario relativo alle fibre di carbonio usate per i rinforzi strutturali degli edifici. Uno stop, per le case B e C, fortemente contestato dal Comune.
La decisione di congelare le pratiche in itinere, sia quelle in attesa del contributo definitivo che le altre ancora sotto esame, è stata presa dalla Struttura tecnica di missione, diretta da Gaetano Fontana, che parla di una pausa necessaria in attesa di una regolamentazione definitiva che dovrebbe essere emanata al più presto. Ma per il Comune, in sintonia con le dichiarazioni dell’Ordine degli ingegneri, si tratta di «una decisione infausta, che va rivista».
«Il Comune dell’Aquila» afferma l’assessore alla Ricostruzione, Pietro Di Stefano,«aveva già segnalato lo scorso mese di giugno tutte le lacune contenute nel prezzario regionale che risale all’anno 2000. A luglio 2009 è arrivato un aggiornamento che ha riguardato, però, solo alcune voci, senza tener conto delle novità tecnologiche che la ricostruzione di una città terremotata impone. La Regione non si è posta il problema delle fibre di carbonio che pure era stato più volte segnalato. Solo a febbraio, quando ormai era scaduta anche l’ultima proroga per la presentazione delle domande di contributo per le riparazioni delle case B e C, la Regione ha deciso di rivedere quel prezzo, attestato intorno a 1.200 euro al metro quadro, quattro volte più alto del valore di mercato. Una rivisitazione tardiva che ora ri
schia di paralizzare il recupero delle case B e C, già partito in
forte ritardo. Uno scivolone, imputabile esclusivamente alla
Regione, a cui si può ovviare senza penalizzare i cittadini che
aspettano di poter rientrare nelle loro case. Il modo migliore per
uscirne» spiega «è quello di mantenere il contributo inalterato e
di utilizzare i soldi in più per eseguire un numero maggiore di
rinforzi strutturali, naturalmente documentati da varianti in corso
d’opera. Ma è necessario produrre un atto sovraordinato ed è quello
che avevamo già chiesto nell’incontro avuto giorni fa in
prefettura».
Una soluzione condivisa anche dal presidente dell’Ordine degli
ingegneri Paolo De Santis che aveva segnalato a Fontana, nonché al
commissario per la ricostrizione Gianni Chiodi, al vice commissario
Massimo Cialente, a Fintecna, Reluis e Cineas, una lunga serie di
criticità. «Viene da chiedersi dov’è il governo della Regione»
aggiunge ancora Di Stefano. «In ballo c’è l’avvio dei lavori nei
condomini B e C. Fermare le pratiche per le parti comuni (il
ricalcolo del contributo relativo alle fibre di carbonio) significa
bloccare anche i lavori di ogni singolo appartamento. Insomma, un
disastro!».
Una situazione che penalizza tutte le pratiche ancora in itinere.
Nel mirino, in particolare, le domande relative a oltre un migliaio
di condomini. Finora sono stati rilasciati 6.171 contributi
definitivi, su un totale di 8.892 pratiche B e C presentate. Sono,
invece, appena 267 le domande inoltrate per la ristrutturazione di
case E.
«Quest’ultime sono pochissime perché siamo ancora in attesa dell’o
rdinanza che dovrebbe contenere anche la proroga dei termini, dal
sei aprile al 31 dicembre, per la presentazione delle pratiche»
aggiunge Di Stefano. «Ma anche per le E il prezzario non contempla
tecnologie innovative, mentre alcuni costi sono decisamente più
alti del normale. A questo punto chiediamo alla Regione l’adozione
di un prezzario per la ricostruzione. Un prezzario che tenga conto
di interventi e lavorazioni legati alle nuove tecnologie che l’a
nticipata normativa sismica consente di utilizzare». Una proposta
condivisa anche dagli ordini professionali.
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29 marzo 2010