di Giampiero Giancarli
L’AQUILA. Le polemiche divampano ma almeno le macerie stanno scomparendo dal centro storico. Con il lavoro svolto ieri sono state quasi del tutto sgomberate piazza Palazzo e piazza San Pietro. Sono state portate via tra giovedì e ieri ottocento tonnellate di detriti.
Piu in particolare nella giornata di ieri sono state trasportate dai camion dell’Esercito poco più di 420 tonnellate di macerie mentre giovedì ne sono state tolte 375. Si tratta di dati reali che sono stati forniti dalla presidente dell’Azienda servizi municipalizzati, l’ingegnere
Manuela Villacroce.
Difficile stilare dei tempi di definizione ma potrebbe essere rispettata la previsione del sindaco di 45 giorni per ripulire il centro. Le polemiche, a livello politico, sono infuocate e l’assessore provinciale all’ambiente
Michele Fina (Pd), parla senza mezzi termini. «Dopo l’incontro in pompa magna a Roma del 3 marzo e i molti incontri successivi sulle macerie la tanto attesa soluzione ha preso il via» dice «ma è una presa in giro, il ministro
Stefania Prestigiacomo e il governatore
Gianni Chiodi stanno prendendo in giro gli aquilani». «Il problema» ha sottolineato «è che del sistema di smaltimento delle macerie adottato fino ad ora, non è cambiato quasi niente. Le tanto decantate soluzioni alternative non ci sono e, come detto da noi in ogni incontro, non ci saranno».
«Il commissario Chiodi» ha aggiunto Fina «nelle disposizioni inviate, torna a parlare di sito di deposito temporaneo e non
di siti di stoccaggio provvisorio, come invece era stato detto in
tutti gli incontri e come scritto nell’ultima ordinanza in merito.
La soluzione dello stoccaggio, come noi abbiamo sempre denunciato,
apriva la porta alla realizzazione di discariche definitive. Si
torna quindi a prima, cioé al deposito per massimo tre mesi. Resta
quindi la domanda: dopo i tre mesi le macerie come saranno
recuperate e inviate a riciclo, a partire da quelle che già oggi
sono stipate nel sito?».
«La sinistra mostra tutta la sua insofferenza di fronte alla
politica concreta del centrodestra che ai proclami puntualmente
smentiti del centrosinistra risponde con azioni concrete: dai
camion dell’Esercito e dei vigili del fuoco alla rimozione delle
macerie». Lo afferma il coordinatore provinciale dell’Aquila del
Pdl,
Massimo Verrecchia, replicando a Fina.
Intanto oggi, alle 10, ci sarà un presidio dei cittadini di
Paganica che si sono convocati presso l’ex cava Teges a Pontignone
dove inizierà una raccolta di firme. Si parte da un presupposto:
dal terremoto del 6 aprile la comunità paganichese ha dovuto subire
l’esproprio di 34 ettari di terra agricola per la realizzazione del
progetto case.
La mobilitazione andrà avanti visto che ci sono alcuni punti sui
quali la popolazione non è disposta a trattare. A cominciare dalla
esclusione di qualsiasi ampliamento del sito dove ora vengono
portate le macerie. Inoltre si chiede che non ci sia nessun nuovo
esproprio di terra agricola al fine di ampliare a due corsie la
strada di servizio ai siti di smaltimento. Si pretende, inoltre il
coinvolgimento di tutti i comuni del cratere per la soluzione
complessiva del problema macerie utilizzando tutte le cave
disponibili da da ripristinare e riqualificare.
C’è poi un punto sul quale la mobilitazione è ancora più forte.
«Esclusione definitiva» si legge in un comunicato «del sito di
Cesarano da qualsiasi impianto di smistamento e deposito in quanto
penalizzante per gli abitanti di Paganica e Camarda dato che per
quel sito è stata deliberata la sua inclusione nel Parco nazionale
Gran Sasso-Laga».
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20 marzo 2010