di Giampiero Giancarli
L’AQUILA. Finalmente, a quasi un anno dal sisma, qualcosa si muove. E ieri, tra le proteste del popolo delle carriole che teme che durante la selezione si perda materiale di valore, la rimozione delle macerie è partita. Vigili del fuoco e artiglieri dell’Esercito in quasi dieci ore hanno tolto 300 tonnellate di macerie da Piazza Palazzo. E ieri, primo giorno, si è andati lentamente anche per avviare il coordinamento. Secondo il sindaco Massimo Cialente dovrebbe durare un mese e mezzo l’operazione per liberare il centro dalle diecimila tonnellate di macerie.
L’AVVIO DEI LAVORI. Grande concitazione ieri dalle 9 alle 18 a piazza Palazzo dove si sono concentrati militari dell’Esercito, vigili del fuoco, carabinieri del Noe, polizia, tecnici di Arta e Asm, e Asl. Tutti sistemati nei punti strategici per avviare la rimozione delle macerie caricate da una ruspa dei vigili del fuoco sui camion militari. Ma come avviene la selezione delle macerie? A spiegarlo il tenente colonnello dell’Esercito Emidio Aquili e il primo maresciallo Maurizio Carluccio: «Le macerie vengono spalmate per terra, controllate e separate. Poi, portate nel sito, vengono sottoposte a un ulteriore simile controllo per trovare eventuali oggetti di valore o pietre di importanza storica. I tempi, comunque sono lunghi e dobbiamo essere realisti. Speriamo soprattutto di non trovare degli intoppi. Il problema non è togliere le macerie dalle piazze ma nei vicoli e togliere i sassi dai palazzi che sono completamente collassati anche se da fuori sembrano integri».
SINDACO. «Dovrebbe durare un mese e mezzo l’operazione per
liberare il centro storico dalla macerie». E’ la previsione fatta
dal sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, vice commissario per la
ricostruzione, che ieri era presente a piazza Palazzo insieme a
Gianni Chiodi e all’assessore comunale Vladimiro Placidi. I tempi
si possono prolungare in quanto nella zona rossa ora ci sono più
macerie di prima frutto del puntellamento e demolizioni di molti
edifici di quella zona fatti nelle ultime settimane. Si prevede,
comunque, di togliere in media 600 tonnellate al giorno di macerie
a fronte di un quantitativo di detriti tra le 10mila e le 20 mila
tonnnellate stimate.
I COMPITI. L’Asm assicurerà tutte le attività di
separazione nel sito delle macerie dai rifiuti pericolosi e lo
smaltimento di questi ultimi secondo la normativa. Sarà inoltre
compito dell’Asm, in collaborazione con la Soprintendenza ai beni
architettonici, assicurare la separazione in sito delle macerie dai
beni di interesse architettonico e dai beni di valore anche
simbolico, rendendo possibile la relativa attività. L’Asm gestirà
il materiale trasportato nella cava ex Teges. L’Arta e la Asl si
occuperanno della vigilanza per impedire che i rifiuti vengano
caricati in modalità indifferenziata, mentre la Direzione regionale
del lavoro vigilerà sulla sicurezza dei lavoratori impegnati nell’i
ntero processo. Per i rifiuti provenienti dai lavori per la
ricostruzione, invece, le attività saranno svolte dalle ditte
appaltatrici che conferiranno gli stessi materiali nelle piazzole
di selezione gestite dall’Asm.
CHIODI. «La rimozione delle macerie è partita in maniera
sistematica» ha detto il commissario per la ricostruzione Gianni
Chiodi, «insisterà per un periodo purtroppo lungo e riguarderà
tutta la filiera, a cominciare dalla progettazione dei luoghi di
stoccaggio temporaneo». «La rimozione è partita da Piazza Palazzo»,
ha tenuto a precisare, «perchè è il simbolo della città dell’Aquila
deve tornare presto nella disponibilità degli aquilani. Il
commissario ha poi lanciato un avvertimento sulla gestione di tutta
l’opera di rimozione. «Non dovrà accadere come in passato», ha
ammonito, «che le imprese che hanno fatto lavori di demolizione e
puntellamento usino poi le piazze principali della città come aree
di cantiere depositando i materiali di risulta. Questi dovranno
essere selezionati a cura delle imprese, noi forniremo loro degli “
scarrabili” nelle zone strategiche della città dove poter conferire
i detriti poi prelevati dai mezzi per il trasporto nelle aree di
stoccaggio».
NO A CESARANO. Intanto la popolazione di Camarda
di Aragno di Paganica e Tempera, riunita in assemblea, ha ribadito
il no all’ipotesi di un sito per le macerie a Cesarano.
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19 marzo 2010