di Giampiero Giancarli
L’AQUILA. «Dietro le manovre per ottenere il trasferimento del processo leggo il tentativo di rendere ancora più difficile il percorso per assicurare la verità; avverto con sgomento quanto sarebbe impietoso per i familiari delle vittime non vedere riconosciuto il diritto alla celebrazione del processo nel luogo dove sono morti i loro cari». E’ il duro commento di Simona Giannangeli legale di parte lesa del procedimento penale per il crollo della Casa dello studente.
L’avvocato
Simona Giannangeli, colei che fu ammessa a intervenire in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario per raccontare i timori dei familiari degli scomparsi, è amareggiata nei riguardi delle pur legittime istanze che alcuni legali (in particolare
Attilio Cecchini e
Angelo Colagrande) stanno preparando per far trasferire altrove i procedimenti. «Quali sono le gravi situazioni locali», si domanda la Giannangeli in una nota, «le gravi situazioni tali da turbare la libera determinazione delle persone che partecipano al processo? I genitori, i familiari che chiedono verità e giustizia nelle piazze danno fastidio o fanno paura? Intuisco con amarezza che sarebbe stato preferibile per molti che i familiari stessero in silenzio a piangere i morti, ma sono donne e uomini vivi che ritrovano la voce perchè vogliono restituire ai figli il diritto alla verità dato che è stato loro negato per sempre il diritto al presente per potersi disegnare il futuro che sognavano».
«Ai ragazzi della Casa de
llo studente» ha scritto ancora la Giannangeli, «quel diritto deve essere riconosciuto perchè almeno un poco di rispetto li avvolga dopo essere stati travolti da macerie e polvere. So che è una parola difficile da riempire di contenuti, concetto ormai desueto nella pratica quotidiana in questo triste siparietto che il Paese intero ci consegna ogni giorno. E se non c’è rispetto almeno ci sia un pò di silenzio ad avvolgere quei morti da parte di chi oggi lancia allarmi di legittima suspicione».
«Ungaretti», prosegue «all’indomani della seconda guerra mondiale scrisse una lirica che recita”Cessate di uccidere i morti... hanno l’impercettibile sussurro, non fanno più rumore del crescere dell’erba, lieta dove non passa l’uomo”».
«Non voglio», conclude elencando le vittime della Casa dello studente, «che Alessio, Angela, Davide, Luca, Luciana, Francesco, Hussein e Marco muoiano un’altra volta. Questo deve essere il tempo del rispetto e della solidarietà per loro e per tutti coloro che il 6 aprile 2009 hanno perso la vita. Celebrare il processo all’Aquila è un modo per rispettarli».
AVVOCATI. Il ministro della giustizia,
Angelino Alfano, in una riunione del Consiglio nazionale forense a Roma ha elogiato l’Ordine degli avvocati dell’Aquila e il presidente,
Antonello Carbonara, «per la dignità e compostezza dimostrati dopo il sisma e per avere consentito l’espletamento dell’attività giudiziaria dai primi giorni dopo il terremoto». Lo rende noto un comunicato dell’Ordine forense.
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17 marzo 2010