di Enrico Nardecchia
L’AQUILA. Ricostruttori senza sede. La struttura di missione, istituita il primo febbraio col decreto numero 2, cammina a tre cilindri. L’esercito di 30 giovani laureati con lode, motivati e disposti a lavorare giorno e notte, come li vuole il commissario Chiodi, ancora non è stato formato. Per ora, 8 tecnici si pestano i calli in una stanza da 20 metri quadrati. Ma Fontana è fiducioso: «Faremo bene».
L’EX PROFUMERIA. L’architetto
Gaetano Fontana, a capo della struttura tecnica di missione che ha già prodotto il primo «Programma di intervento sperimentale con fattibilità a breve termine», conferma la situazione precaria dal punto di vista logistico ma si mostra sereno. «Faremo bene. la priorità assoluta è quella di pensare alla gente che deve rientrare il prima possibile nelle abitazioni, anche del centro storico, dove presto dovrà essere riattivata tutta la rete dei servizi». Attualmente la struttura tecnica di missione dispone di una stanza a Roma, messa a disposizione dalla Regione, e di una stanza nella caserma della Guardia di Finanza di Coppito che si chiama hotel Olbia ma soltanto perché è un ex alloggio del G8. Otto persone in venti metri quadrati.
È qui che si stanno scrivendo, in queste ore, le regole d’oro per la ricostruzione del centro storico. Il Comune, intanto, saltata la possibilità di insediare la struttura a via Maiella (ex Scientifico) ha proposto la sede di un’ex profumeria di corso Vittorio Emanuele. In attesa di avere l’ok, un quarto della struttura continua a lavor
are agli indirizzi per il centro storico, in cui andranno messi
insieme i «pieni» e i «vuoti», gli aggregati e gli isolati, i beni
culturali, i palazzi storici e le reti dei servizi, gli spazi
privati e quelli pubblici. Per una ricostruzione il più possibile
armonica.
I CONSORZI. Proprio ieri il Comune ha consegnato
alla struttura di missione un primo elenco che contiene indicazioni
di massima su una trentina di consorzi che sono stati formati
finora da proprietari di immobili in centro storico desiderosi di
attivare subito le procedure per la ricostruzione. Una buona
notizia, per un elenco atteso da giorni. Ora i tecnici caleranno
gli aggregati sulla mappa della città che comincerà, quindi, a
prendere forma. Un passaggio fondamentale per stabilire le priorità
d’intervento. Così com’è stato fatto per le prime sei aree (Porta
Napoli Ovest, Porta Napoli Est, Santa Maria di Farfa, ex San
Salvatore, Lauretana, Belvedere-Banca d’Italia) dalle quali si
ripartirà per avviare la riedificazione del centro storico.
«Lavoriamo a un cronoprogramma dei lavori con le modalità di
realizzazione», spiega
Fontana.
«I cantieri dovranno essere organizzati, visto che il rientro nelle
abitazioni è legato prima di tutto alla disponibilità dei servizi.
I gestori sono già tutti d’accordo a sottoscrivere un protocollo d’i
ntesa. Va data priorità assoluta alla riapertura di queste prime
sei aree». Parallelamente corrono i 5 interventi prioritari: Ponte
Belvedere; frana di Belvedere; mura antiche (zona stazione); Ponte
Sant’Apollonia; centrale Telecom. Per questi lavori si va a caccia
di fondi disponibili. Ricerca non facile. E Fontana preme l’a
cceleratore. «La parola d’ordine per tutti è: fare presto. Bisogna
occuparsi della gente».
COME RICOSTRUIRE. Se i Comuni decideranno di
avvalersi della norma transitoria, che già individua la
perimetrazione dei centri storici (per L’Aquila la parte dentro le
mura; per gli altri centri le zone A degli strumenti urbanistici),
si potrà passare, entro 30 giorni, a definire gli ambiti da
assoggettare ai piani di ricostruzione. Gli ambiti urbanistici ed
edilizi sono formati da uno o più aggregati da sottoporre a
interventi integrati, che dovranno essere messi in relazione con le
strade e gli altri spazi pubblici e che dovranno includere, oltre
al patrimonio edilizio da recuperare, anche le opere di
urbanizzazione primaria e secondaria. Per il centro dell’Aquila,
ogni ambito può (ma non è obbligatorio) includere uno o più edifici
definiti «strategici o speciali» oppure vincolati. A breve verranno
ulteriormente esplicitati tempi e modi della ricostruzione.
Non ci saranno sorprese. Tutto è contenuto nelle ordinanze già
pubblicate. Tuttavia, le regole di come rifare e dove rifare
saranno precisate in una «super-ordinanza» che rimetterà ordine
alle norme già note. Chiarimenti ulteriori riguarderanno le case A,
B, C, E in zona rossa. Del resto, già le linee guida del 9 marzo
indicano che «gli interventi sugli edifici singoli ricompresi nelle
perimetrazioni e che non fanno parte funzionalmente,
strutturalmente e tipologicamente di aggregati che nel loro
complesso si presentino gravemente danneggiati possono essere
attivati con le ordinanze 3778, 3779 e 3790». Chi ha una casa
«isolata», insomma, può partire se non ci sono situazioni
complicate, se la zona non è pericolosa ed è accessibile.
Tutti gli altri edifici, invece, seguono le regole derivanti dai
piani di ricostruzione che li ricomprendono, e che dovranno essere
approvati. Verranno ulteriormente definite le zone ed esplicitate
le norme che si applicano agli aggregati, sui quali l’architetto
Fontana precisa: «La loro utilità è riconosciuta da tutti. Si
tratta, ora, di conoscerli e di misurarli correttamente. Nel merito
si entrerà più avanti. Tuttavia, sono indicazioni utili per
lavorare. Un’utile conoscenza della situazione di attori importanti
sulla scena. Sarà necessario valutare la compatibilità e la
coerenza tra i singoli consorzi rispetto agli spazi pubblici e alle
previsioni pubbliche».
17 marzo 2010