di Enrico Nardecchia
L’AQUILA. «Qui niente macerie». Nasce il primo comitato contro il sito di Cesarano e il Comune tira il freno a mano sulle nuove aree individuate per lo smaltimento. No all’ampliamento dell’ex Teges, congelamento dell’impianto di Cesarano. Ecco le contromisure dell’amministrazione alle embrionali sollevazioni popolari che oggi troveranno un primo sfogo in un raduno nella piana tra Camarda e Aragno.
PRANZO A CESARANO. Nella piana tra Camarda e Aragno, che si vede dall’autostrada, il sito più grande tra quelli finora individuati per lo smaltimento (la famosa area da 50 ettari), per cui si ipotizzava anche una rampa d’accesso diretto dei camion dall’A24, stamani mostrerà i muscoli il «Comitato contro lo stoccaggio, la separazione e il deposito delle macerie a Cesarano». Il gruppo di cittadini, presieduto da
Pasquale Polidoro, ha come portavoce
Carmelo Marotta, l’ideatore della manifestazione pro-Bertolaso. «Come aveva detto lui, le dovevamo portare fuori regione. Il comitato nasce a difesa di una piana coltivata da tutti i camardesi e aragnesi», dice Marotta. «Esiste una vecchia leggenda.
Narrava che Cesare Augusto avesse lì una villa romana e l’avesse chiamata in suo onore Cesarano, vista l’alta produttività agraria. Purtroppo non ci sono le tracce. Anni orsono fu consigliato alla società Strada dei Parchi di aprirci un autogrill, l’ultimo vicino al Gran Sasso. Successivamente al sisma, molte famiglie abitano nella piana, avendo le case distrutte. Cominciamo il sit-in di protesta contro il Com
une che ha indicato il sito. Ringraziamo il commissario Chiodi che
l’ha stralciato, ma la guardia contro le macerie resta alta».
Contro. Le macerie, insomma, fanno paura. Tranne a chi si sta
sporcando le mani per cercare di rimuoverle, simbolicamente o
meno.
IL COMUNE FRENA. È bastato il rischio di rivedere
barricate anti-rifiuti del tipo di quelle di Monte Manicola per
convincere il Comune a tirare il freno a mano su Cesarano. Ma non
solo. E la frenata ha già avuto i primi effetti. Oltre al
congelamento dell’area di Cesarano, che non figura nella nota del
commissario
Chiodi che fa il punto sui siti, per l’
ex Teges si è passati dall’«ampliamento funzionale» della prima
nota dopo il vertice al ministero all’«adeguamento
funzionale».
Una sottigliezza linguistica che dovrebbe servire a tamponare le
possibile rivolte a Paganica. «Siamo assolutamente contrari alla
proposta di ampliamento dell’ex Teges», dice l’assessore all’A
mbiente
Alfredo Moroni. «Abbiamo proposto, per il
miglioramento sulla viabilità d’accesso all’impianto, che invece di
procedere agli espropri dei terreni si arrivi a un accordo tra
commissario, ministero e proprietari in forza del quale, sulla base
di un comodato gratuito, vi sia una cessione momentanea con un
ristoro economico.
Terminati i lavori delle macerie, i terreni torneranno ai loro
proprietari. In questo modo non ci saranno danni». Moroni non crede
che le macerie dell’Aquila siano davvero pari a 4,5 milioni di
tonnellate. «Ho chiesto una stima reale perché, secondo me, quella
attuale è in eccesso». Dagli 11 siti inizialmente ritenuti idonei
si è scesi fino a due: ex Teges e Barisciano. Persi per strada
anche Bazzano e Bagno, neppure il passaggio al ministero e le
rassicuranti dichiarazioni del capo dicastero
Stefania
Prestigiacomo hanno evitato la falcidia. «Sulla base di
quello che è realmente necessario si valuterà se, oltre a
Barisciano e all’ex Teges, ci sarà bisogno di altri spazi»,
prosegue Moroni. «Cesarano è uno dei siti che stanno sullo sfondo.
Bisogna accelerare sull’allestimento di Barisciano. Prima si
comincia, meglio è.
Del resto, non dimentichiamo che quando saranno pronte le aree in
centro storico, ai depositi temporanei arriverà meno materiale, e
anche più selezionato». All’ex Teges sono previsti miglioramenti
nella viabilità esterna e alla funzionalità interna, oltre alla
creazione di un sito per lo stoccaggio provvisorio.
SVUOTAMENTO AL VIA. Intanto, verificata la correttezza
della certificazione antimafia di una delle ditte aggiudicatarie
dell’appalto, l’Aquilana calcestruzzi, capofila di un’associazione
temporanea d’impresa, da domani mattina comincerà lo svuotamento
delle 15mila tonnellate di inerti previste dal secondo appalto «in
uscita» dall’ex Teges. Appalto assegnato da oltre un mese ma, di
fatto, bloccato proprio a causa delle verifiche. Per completare le
operazioni ci vorranno una decina di giorni. L’impianto, a pieno
regime, può arrivare a contenere fino a un milione di metri cubi,
purché funzioni a dovere il meccanismo entrata-uscita. Su quest’a
ppalto il Gicer (Gruppo interforze centrale emergenza e
ricostruzione) aveva acquisito le carte in Comune, con un blitz
proprio nel giorno dell’apertura delle buste di una gara da 200mila
euro, aggiudicata con un ribasso del 38 per cento che ha permesso
un risparmio pari a circa 80mila euro. Alla gara hanno preso parte
otto ditte.
MANCANO I SOLDI. Per gli altri bandi servono i soldi. L’a
llarme viene rilanciato dall’assessore Moroni. «Saremmo pronti, ma
possiamo partire solamente quando c’è la copertura finanziaria,
altrimenti l’impianto non si svuota. Ho chiesto chiarezza sui soldi
e sui tempi per lavorare le macerie. Le risposte avute finora non
sono rassicuranti». Intanto, oltre alle macerie spunta un altro
problema. Quello delle montagne di terra e di roccia sbriciolata
venute fuori dagli sbancamenti nei cantieri del Progetto Case e dei
Map.
Questi materiali potrebbero andare a Pizzoli, dove ci sono delle
cave disponibili ad accogliere questi materiali previa bonifica.
Riguardo ai sei impianti privati ritenuti idonei, sono
potenzialmente disponibili ma anche in questo caso servono le gare
d’appalto. Per questo motivo sono rimasti finora inutilizzati. Nell’
Aquilano c’è un parco impianti, anche di privati, piuttosto
significativo. Da 200mila tonnellate l’anno di trattamento per gli
impianti autorizzati si è passati a oltre 500mila. Ma senza una
«centrale degli appalti» è impossibile far partire in maniera seria
la selezione delle macerie nei siti privati.
14 marzo 2010