Il ministero: sì alla separazione sul posto. Primo trattamento in zona rossa
di Enrico Nardecchia
L’AQUILA. E venne il giorno in cui il «tavolo romano» copiò il popolo delle carriole. Già, perché l’unica novità emersa dal nuovo vertice al ministero dell’Ambiente sul tema macerie è lo smaltimento, a mano, sul posto. In centro storico. Esattamente quello che stanno facendo gli aquilani ogni domenica. I tecnici dicono: è una vecchia idea nostra. Ma è innegabile che l’azione dimostrativa messa in campo dalla gente abbia rinfrescato la memoria. Previsti nastri trasportatori e siti per conservare le pietre antiche accanto ai monumenti interessati da crolli.
IL LAPIDARIUM. Se ne riparla oggi, alla Regione, insieme ai militari e ai vigili del fuoco, con il benestare dell’Arta e della Soprintendenza che dovranno verificare tutti i passaggi della fase della rimozione e del contestuale trattamento disegnato dai tecnici. Sarà così anche per le cosiddette demolizioni controllate. Se andrà in porto l’idea, verranno allestiti tre o quattro siti in zona rossa, ma in tutta sicurezza, che dovranno garantire la preselezione sul posto. Si tratta di siti di trasferenza di materiale lavorato perlopiù da operatori Asm (ma anche, si ipotizza, da altro personale addestrato) per creare una prima selezione utile a depurare il materiale. Le pietre verranno lasciate sul posto, nel lapidarium che verrà attrezzato accanto al monumento crollato. Gli oggetti di valore o di affezione verranno catalogati e restituiti a chi li ha perduti o ai familiari. Quando verrà fuori l’amianto, la ditta specializzata dovrà mettere subito la bandierina per segn
alare il pericolo e poi rimuoverlo. ogni sito avrà dei contenitori
per il materiale riciclato che, quindi, non passerà più dal sito di
deposito temporaneo. Il trasporto della restante parte di detriti
potrà continuare a essere affidato a vigili del fuoco e militari,
come hanno fatto finora. Il conferimento avverrà principalmente all’
ex Teges. Questo sito, come confermato anche ieri, verrà ampliato
migliorando la viabilità interna ed esterna, visto che può
contenere, secondo alcune stime, oltre un milione di metri cubi.
Purché venga fatto funzionare il meccanismo di «svuotamento» degli
inerti.
GLI ALTRI SITI. Bocciatura confermata per Bagno
(rischio esondazioni) e Bazzano (diventata area
industriale-direzionale). Sì ai siti di Barisciano (area in parte
pubblica e in parte privata per cui è pronto un progetto
preliminare, ma per partire serve ancora un mese) e di Cesarano. È
questa l’area (compresa tra Aragno e Camarda) di 50 ettari,
costeggiata dall’autostrada e quindi attrezzabile con due rampe
dedicate, di entrata e di uscita, utilizzabili dai camion di giorno
e di notte. Per lo stoccaggio provvisorio sono attese
semplificazioni normative contenute nell’ordinanza in via di
pubblicazione. Per ora sono stati altri accantonati gli altri sei
siti privati giudicati idonei: Roio Piano; Barisciano San Lorenzo;
Barisciano Forfona; Isola del Gran Sasso; Corfinio 1 e 2. Tuttavia,
una parte dei flussi delle macerie interesseranno anche i privati.
Quando e se cominceranno a essere espletate le gare, i siti saranno
già pronti per essere utilizzati. Tre su sei sono idonei sia per il
deposito temporaneo sia per il trattamento. L’assessore comunale
all’Ambiente
Alfredo Moroni solleva il problema
dei soldi: «Servono risorse certe per il problema macerie e tempi
rapidi per rispettare gli impegni». (e.n.)
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11 marzo 2010