AVEZZANO. Scoperta dalla Finanza di Avezzano una maxi truffa ai danni dello Stato e della Regione per oltre 3 milioni e mezzo di euro. Coinvolte 12 aziende e indagate 24 persone. Secondo le Fiamme gialle, il meccanismo criminale era stato ideato da un’unica mente, un avezzanese titolare di una delle aziende controllate.
L’OPERAZIONE. Si chiama «Operazione Cavour» ed è stata portata a termine dagli uomini dalla compagnia della Guardia di finanza di Avezzano, coordinate dal comandante
Diego Morelli. Le indagini hanno consentito la scoperta di una maxi truffa alla Regione Abruzzo, alla Comunità europea e allo Stato mediante l’utilizzo e l’emissione di fatture per operazioni inesistenti.
I NUMERI. In totale sono state denunciate 24 persone e controllate 12 società con sede ad Avezzano. Il «buco» nel sistema ammonta a 3 milioni e 600mila euro di fatture false. E’ stata rilevata una frode all’Imposta sul valore aggiunto (Iva) di 727mila euro. Sono stati infine accertati illeciti contributi comunitari per 620mila euro, finanziamenti che sarebbero stati ottenuti grazie alle fatture fittizie.
LA TRUFFA. Le dodici società, secondo la Finanza, sarebbero state create ad hoc, al fine di ottenere illecitamente i contributi pubblici. Secondo quanto emerso dall’analisi della documentazione, al fine di ottenere gli illeciti contributi comunitari, il gruppo di aziende ha utilizzato le fatture false emettendole «infra gruppo», cioè l’una nei confronti dell’altra. In sostanza tut
te le aziende erano tra di loro sia clienti che fornitori.
LA MENTE. Tutte le società, sebbene intestate a diversi soggetti prestanome, farebbero capo ad un’unica persona, un imprenditore di Avezzano che le Fiamme gialle hanno individuato e denunciato, ritenendolo amministratore di fatto, ma anche “dominus” delle illecite attività.
LE AZIENDE. Tutte le società coinvolte nella vicenda avevano sede ad Avezzano e i titolari sono principalmente di Avezzano. Si tratta prevalentemente di agenzie di servizi che non producevano alcun bene materiale e che emettevano fatture reciprocamente, ma che, in realtà, secondo l’ipotesi accusatoria, facevano capo all’imprenditore avezzanese che aveva piazzato dei responsabili fittizi a capo di ogni azienda.
LE INDAGINI. Gli indagati, secondo quanto emerso dalle indagini, hanno «contribuito alla realizzazione di un disegno criminoso finalizzato a percepire illecitamente i contributi comunitari del Docup 2000-2006». Sono state eseguite delle perizie redatte da professionisti ingaggiati dalla Guardia di Finanza. A tali controlli hanno collaborato anche dirigenti della Regione e della Finanziaria regionale abruzzese (Fira). Le indagini non sono state chiuse e non è escluso che nelle prossime settimane possano esserci degli sviluppi nella vicenda.
11 marzo 2010