di Giustino Parisse
L’AQUILA. Una Curia di «lotta e di governo». Infatti se questa mattina in consiglio comunale ci sarà l’incontro ufficiale fra i vescovi Molinari e D’Ercole con il sindaco e i consiglieri per trovare una intesa su tempi e modalità di ricostruzione della città, sul periodico diocesano “Vola”, il direttore don Claudio Tracanna ha scritto un editoriale per “benedire” il popolo della carriole.
E’ difficile che
don Tracanna prima di prendere carta e penna non si sia consultato con i superiori. Fatto sta che nel numero di «Vola» - giornale nato dopo il terrenoto e che ha sostituito un “ingessato” mensile diocesano che dopo gli anni movimentati di Peressin aveva perso molto del suo interesse - che sta per essere distribuito nelle parrocchie il direttore ha scritto il seguente editoriale: «E’ quasi un mese che, anche a livello nazionale, si parla del popolo delle carriole. Sono gli aquilani che ogni domenica si recano in piazza Palazzo per rimuovere le macerie.
Ogni volta vedendo il tg che trasmette le immagini dei miei concittadini che spingono le transenne per andare nella zona rossa, mi commuovo un po’. Forse perché, come tutti gli aquilani, anch’io ho la sensazione che qualcuno, all’improvviso, abbia voluto strapparci dalle mani e dal cuore la cosa a cui tenevamo di più: il centro storico, la nostra città. Pochi giorni fa anche il governatore Chiodi ha detto: “Capisco gli aquilani con le carriole”. E come non capire noi aquilani? Domenica scorsa, ho incontrato due ragazzi del Liceo Scientifico che andavan
o di corsa ed entusiasti a piazza Palazzo a partecipare alla
rimozione delle macerie e al loro invito a seguirli gli ho detto: “
Non ce la faccio ma sono con voi”.
Il popolo delle carriole, infatti, possiamo essere tutti noi che
abbiamo voglia di partecipare alla ricostruzione non come semplici
spettatori ma come parte attiva. Il popolo delle carriole è un
popolo ferito che vuole dimostrare a sé stesso e a tutto il Paese
che il terremoto ci ha ferito ma non ci ha annientato. Il popolo
delle carriole, dunque, mi sembra l’espressione più bella di una
comunità, molto spesso accusata di assistenzialismo e di passività
nel post-terremoto, che, invece, vuole provare a rinascere e a
riappropriarsi di ciò che le è stato sottratto. Se “carriola”
equivale a corresponsabilità nei confronti del futuro della città,
a condivisone di un progetto di ricostruzione fatto dagli aquilani
per l’Aquila, a voler sollecitare le Autorità perchè facciano
presto e bene, allora benedette siano le “carriole”.
Auspico, infine, che politici non strumentalizzino queste
manifestazioni magari per usarle contro i propri avversari».
Fin qui don Claudio Tracanna. Questa mattina in consiglio comunale
i vescovi
Molinari e D’Ercole con tutti i
sacerdoti responsabili delle parrocchie che sono nel territorio del
Comune dell’Aquila (c’è anche un po’ di curiosità per vedere quanti
di loro parteciperanno) non andranno in carriola ma chiederanno - e
forse si aspettano - un confronto aperto con l’istituzione Comune.
In ballo ci sono molti progetti (che significano strutture) che la
Caritas vuole realizzare per la popolazione aquilana. Ma
soprattutto ci sono tante chiese da ricostruire.
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8 marzo 2010