di Michela Corridore
L’AQUILA. Viaggiano tutti i giorni per lavoro o almeno una volta a settimana per tornare nella propria città, magari solo a controllare di quanto ancora si siano aperte le crepe della casa dove abitavano prima del sei aprile. Sono i 3.500 sfollati sulla costa che la Protezione civile conta di riportare all’Aquila entro poche settimane.
Si tratta soprattutto di anziani, coppie e single che da quasi undici mesi aspettano, pazientemente, che vengano eseguiti i lavori di ripristino nella propria abitazione classificata B o C oppure che la Protezione civile assegni un alloggio all’Aquila (progetto Case, map, albergo fa lo stesso) perché la loro casa è gravemente danneggiata e prima di poterci rientrare passerà del tempo. Un «esercito» sempre meno numeroso che ha paura di essere dimenticato.
«Così non sarà», secondo il braccio destro di
Bertolaso,
Lorenzo Alessandrini, responsabile per la Protezione civile degli sfollati sulla costa.
«Entro poche settimane tutti potranno tornare all’Aquila: la maggior parte avrà una propria abitazione, solo in pochi resteranno negli hotel, ma comunque nel capoluogo».
Certo, i numeri da gestire sono ancora alti: dei 3.500 sfollati sulla costa, 2.500 circa sono in strutture convenzionate e mille in appartamenti.
«Si tratta però di un decimo di persone rispetto ai mesi di maggio-giugno, quando siamo arrivati a picchi massimi di 35mila presenze giornaliere», continua Alessandrini, «in estate sono stati in totale 50mila gli aquilani sulla costa assistiti d
alla Protezione civile. Non sono i numeri di oggi che possono
spaventarci».
Eppure l’emergenza per molti non è ancora finita: lo sanno bene i
single e le coppie, la maggior parte dei quali ancora non hanno un
alloggio su cui contare.
«Entro l’inizio del prossimo mese», spiega il responsabile della
Protezione civile, «finiremo di consegnare Map, i moduli abitativi
provvisori, e appartamenti del progetto Case. Con questi dovremmo
accontentare almeno tutte le coppie che hanno casa inagibile.
Per i single la situazione è più difficile: stiamo cercando di far
riavvicinare i giovani che devono lavorare all’Aquila, contando
sugli hotel del capoluogo. Gli anziani avranno tempi un po’ più
lunghi, ma anche per loro troveremo una soluzione. Sulla costa,
comunque, rimarrà solo chi lo deciderà per motivi personali».
Gli aquilani ancora al mare hanno per il 20 per cento circa casa
di categoria B o C, mentre per il resto E, F o in zona rossa.
Intanto, molto è già stato fatto: «Ogni giorno il numero degli
sfollati sulla costa diminuisce di almeno cento unità», continua
Alessandrini, «c’è una diaspora progressiva e costante, anche
grazie alla buona volontà degli aquilani. In questi giorni quasi
400 coppie hanno ricevuto le chiavi di un appartamento del progetto
Case o di un Map.
Oltre 2.600 sono gli assistiti negli alberghi dell’Aquila e dei
dintorni e circa mille quelli alloggiati tra la caserma Campomizzi
e la Guardia di finanza. In totale sono insomma circa 5mila quelli
ancora in hotel, gli altri hanno un tetto proprio sulla
testa».
Un numero ragionevole rispetto a quello iniziale, che tuttavia non
può essere tralasciato. «Da stella a stella, ogni giorno ci
occupiamo di queste persone», conclude il responsabile della
Protezione civile, «non abbandoneremo nessuno, avremo presto una
risposta per tutti. Single compresi».
1 marzo 2010