di Natalia Andreani
ROMA. Associazione a delinquere di stampo mafioso con l’aggravante del dolo specifico.
C’è anche questo tra i reati contestati dal Giudice delle indagini preliminari di Firenze, Rosario Lupo, agli indagati dell’inchiesta Grandi eventi.
Un filo conduttore che parte dal funzionario del Ministero delle Infrastrutture Antonio Di Nardo, socio del Consorzio Stabile Novus, e indicato dagli investigatori come legato al clan dei casalesi.
«Riccardo Fusi, Roberto Bartolomei e Vincenzo Di Nardo, quali soggetti aventi il controllo della BTP SpA, De Vito Piscicelli Francesco e Pierfrancesco Gagliardi, quali imprenditori operanti in Roma, si associavano fra loro costituendo un sodalizio criminale allo scopo di commettere più delitti fiinalizzati all’illecito conseguimento di appalti pubblici mediante una serie indeterminata di reati di corruzione, di turbativa d’asta e di falso».
I predetti, continua il Gip, «dapprima costituivano l’associazione criminosa in Firenze, accordandosi in maniera che la BTP, dotata di una solida struttura imprenditoriale ed avente i requisiti patrimoniali per la partecipazione alle gare di appalto pubbliche, una volta aggiudicati detti appalti condividesse il profitto con Piscicelli e Gagliardi».
Erano questi ultimi, secondo il magistrato, ad assicurare ai vertici della BTP il conseguimento degli appalti «... vantando un consolidato rapporto di corruttela con i pubblici funzionari responsabili dell’aggiudicazione».
Il gruppo associativo aveva in pugno Angelo Balducci e Fabio De Sa
ntis grazie ad un «consolidato rapporto di periodiche dazioni
illecite».
Di fatto i due superburocrati si rendevano disponibili ad inserire
la BTP tra le ditte considerate affidabili dalla pubblica
amministrazione individuandola quale impresa destinata ad essere
invitata alle gare con procedura «negoziata ristretta» per una
serie di «appalti pubblici di notevolissimo importo banditi tra
giugno e settembre del 2008 e promettendole, illecitamente, l’a
ggiudicazione di uno o più di uno di tali appalti».
In conseguenza della promessa corruttiva ricevuta e quale forma
indiretta dazione di utilità - si legge ancora nell’atto - «tutti
si adoperavano per turbare le gare mediante preventiva
determinazione dell’entità delle offerte d’asta».
Per il Gip fu turbata almeno una delle gare indette per il G8 e
vinte dall’imprenditore Diego Anemone, socio di fatto del
presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, Angelo
Balducci (agli arresti).
E’ a questo punto che nell’associazione criminosa sarebbe stato
coinvolto Antonio Di Nardo «diretto referente di soggetti
riferibili alla criminalità organizzata di stampo mafioso».
In coincidenza con il G8 della Maddalena, la BTP e il Consorzio
Stabile Novus creano un’associazione temporanea d’imprese,
consentendo al Consorzio, «ove erano presenti significative
presenze mafiose», di partecipare alle gare.
Antonio Di Nardo risulta referente di imprese campane e siciliane
in odor di mafia.
Imprese «alle quali veniva garantito, per statuto, almeno il 3%
dell’importo dell’appalto aggiudicato ancorché non fossero
investite della materiale esecuzione dello stesso».
L’associazione costituitasi a Firenze ha realizzato «condotte
delittuose» a Roma e nel febbraio 2009, scrive il GIP, erano ancora
in atto. Da qui la necessità di iscrivere gli indagati, oltre che
per la corruzione anche per il reato previsto dall’articolo 416 del
Codice Penale.
22 febbraio 2010