di Marina Marinucci
L’AQUILA. Un minuto di raccoglimento per le vittime del terremoto, con un pensiero particolare ai 55 studenti deceduti in quella tragica notte. È cominciata così la cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2009-2010. Un minuto di silenzio, poi l’annuncio del rettore Ferdinando di Orio di chiedere agli organi accademici «di costituire l’Università dell’Aquila parte civile nel procedimento giudiziario che dovrà individuare le responsabilità del crollo della Casa dello studente».
Una relazione, quella del rettore
Ferdinando di Orio, più volte interrotta dagli applausi di una platea attenta e commossa. «Ritengo un mio preciso dovere», ha detto il rettore, «richiamare l’attenzione della pubblica opinione sulla questione dell’attuazione del diritto allo studio nel nostro Paese. Ripercorrere con la memoria questi dieci mesi dopo il sisma, significa ricordare che all’indomani del sei aprile nessun edificio della nostra università era agibile e che il 70% delle nostre strutture erano andate distrutte.
Non posso qui ricordare tutte le tante iniziative intraprese per poter riaprire le nostre facoltà. Voglio, però sottolineare l’importante dialogo aperto con il governo che ha recepito le nostre esigenze e proposte. Così abbiamo avuto le risorse finanziarie necessarie per affrontare la ricostruzione e per garantire il funzionamemnto dell’università per i prossimi tre anni».
E qui il rettore ha aperto una parentesi per ringraziare «con affetto e riconoscenza sincera, il corpo dei vigili del fuoco per l’ins
tancabile e prezioso servizio prestato nell’immediata emergenza a
sostegno di tutta la popolazione e dell’Università».
Un ringraziamento che si è concretizzato con l’assegnazione del
premio «Vincenzo Rivera» ad
Antonio Gambardella,
capo del corpo nazionale dei vigili del fuoco, e a
Sergio
Basti, che dei vigili del fuoco è il direttore centrale
per l’emergenza e il soccorso. Quindi i problemi ancora aperti per
quel che riguarda la residenzialità studentesca. «Non posso non
rilevare le difficoltà riscontrate con gli enti locali, e in
particolare con la Regione, rispetto all’esigenza di individuare
sistemazioni dignitose per i nostri studenti», ha aggiunto il
rettore, per poi annunciare che «l’università ha deciso di non
rinunciare alla storica articolazione delle sue sedi in tre poli:
centro, Coppito e Roio.
Mai abbiamo pensato di rinunciare alle nostre sedi del centro
storico», ha proseguito, tra gli applausi, di Orio. «Prova ne sia
il fatto che l’unico cantiere ora aperto nel centro storico, è
universitario e porterà alla realizzazione, nell’ex ospedale San
Salvatore, delle nuove sedi delle facoltà di Lettere e di Scienze
della formazione».
Quindi «l’invito a ricostruire la città nella legalità e nella
trasparenza. Non vorremmo poi scoprire, nella meraviglia e nello
stupore di alcuni, che le tanto decantate risposte all’emergenza
nascondano, invece, imprecisioni, errori se non addirittura
occasioni di malaffare.
L’unica garanzia nei confronti di tutto ciò sta nella legalità e
nella trasparenza che solo chi è in malafede può intepretare come
impedimenti». Un discorso chiuso tra gli applausi e con la platea
in piedi. Una relazione nella quale il rettore non ha mai citato la
Protezione civile.
20 febbraio 2010