di Enrico Nardecchia
L'AQUILA. L’appalto dato, l’appalto tolto. Nell’Aquila del post-terremoto accade pure questo. Che la potentissima Btp che ha lavorato alla Salerno-Reggio, e che tramite il cavallo di Troia del consorzio Federico II è sbarcata in città già un mese dopo il terremoto, si veda revocare un appalto, dal Comune, per la messa in sicurezza del grosso immobile che comprende anche il Convitto. «Troppo lenti».
Oltre alle difficoltà nel reperimento del materiale, a causa delle ditte aquilane «che non si fidano», come emerge dalle carte del procedimento toscano contro appalti e corruzione, dal G8 alla ricostruzione, il colosso del mattone inciampa anche in «un’inadempienza contrattuale» per cui l’amministrazione comunale gli toglie un lavoro. Non ci sono, infatti, solamente soldi della Carispaq (1,3 milioni di euro accertati), né solo i soldi pubblici della «gara europea regolarmente vinta», 7,3 milioni per una scuola provvisoria al Torrione, la Carducci, nel ricco portafogli aquilano del consorzio senza fini di lucro che annovera un’azienda i cui vertici sono indagati dalla procura di Firenze. Ci sono anche i soldi del Comune, che, ricevuto l’elenco delle ditte qualificate per i puntellamenti, autorizza gli interventi in alcuni stabili del centro storico. Tra questi, la storica sede della Cassa in corso Vittorio Emanuele e la sede di rappresentanza, che fu anche della Regione Abruzzo, di palazzo Farinosi-Branconi.
Quanti soldi ha preso il consorzio Federico II? Impossibile avere la cifra esatta. Neppure dall’ente che ha annunciato la volontà di l
anciare l’operazione-trasparenza. Interventi che, fa sapere il
Comune, non sono ancora quantificabili sotto il profilo economico
in quanto «il quadro non è stato ancora completato». Ma i lavori
sì. Il sodalizio tra alcuni tra i più noti imprenditori aquilani
(Ettore&Carlo Barattelli srl, Vittorini Emidio costruzioni srl
e Marinelli ed Equizi srl) e i big toscani della
Baldassini-Tognozzi-Pontello forse non ha portato agli effetti
sperati. Sbarcati con la benedizione del coordinatore nazionale Pdl
Denis Verdini, indagato per corruzione, ecco che i consorziati
cominciano ad avere qualche incidente di percorso.
Ecco cosa dicono al telefono il geometra marsicano
Liborio
Fracassi e l’ormai ex (si è dimesso) presidente del
consiglio d’amministrazione della Btp
Riccardo
Fusi grande amico del fedelissimo di Berlusconi.
Fracassi: «...I soci sono molto preoccupati per
la nostra situazione e trovano difficoltà a spendere il nostro
nome...quando sentono parlare della Btp i fornitori non vogliono né
fornirci i materiali...»
Fusi: «e allora...bisogna..siccome noi ci s’ha il
problema all’incontrario...che ci ci lega molto...allora
vediamoci...».
Fracassi: «...ormai si sono passati un po’ la
voce...e que-
sto tre...quattro...cinque volte...anche ieri sera è successa un’a
ltra cosa del genere...e quindi questa cosa insomma gli sta
preoccupando...e poi ci sta un altro fatto un po’ increscioso che
quello poi dobbiamo parlarne a voce».
Fusi: «Sì».
Fracassi: «...capito?...allora parliamoci un
attimino...decidiamo un po’ come fare...perché poi alla fine dei
conti...insomma...è vero che in questo momento il controllo ce l’h
anno loro perché sono tutti lavoretti che...si riescono a
trovare».
Fusi: «...sì, ma è più il tempo che si perde,
Fracassi...».
Quale sia il «fatto increscioso» dovranno accertarlo,
eventualmente, i magistrati. Il sodalizio aquilano-toscano sembra
avviato verso un lento declino. Ben altro clima rispetto a maggio
2009, quando, con la «benedizione» di Verdini grande amico di Fusi,
nasce il consorzio. Le conversazioni sono di altro tenore. Fracassi
comunica spesso via sms col suo «capo» toscano. Intanto Verdini
parla con Fusi.
Verdini: «Buongiorno, allora ho parlato con
Gianni che ha portato tutto a Bertolaso. Richiamerà, però io
comunque gli farei anche...visto che loro hanno buoni rapporti...li
farei sollecitare anche da loro...vedrai...tu chiama...poi semmai
intervengo io...l’incontro dovrebbe avvenire con lui...perché è lui
quello che...».
Fusi: «Ma chi ce lo fissa? Se non ce lo fissa
lui, infatti, non siamo in grado di fissarlo noi».
Verdini: «Allora...lui mi ha detto che ha passato
tutto e che richiamerà...dicevo...siccome gli amici dell’Aquila lo
conoscono...così mi hanno detto...».
Passano tre giorni e l’attivissimo geometra Fracassi invia un sms a
Fusi.
Fracassi (sms): «Confermato appuntamento Bert per
mercoledì 12. Poi le farò sapere. Saluti». Il 3 giugno Fracassi
vede Bertolaso. Ecco il resoconto fatto a Fusi sempre via sms.
«Incontro positivo. Apprezzato il ns Campus, forse realizzazione in
Comune vicino, contatti già presi con sindaco. Richiestoci
progettazione in Aq di area commerciale provvisoria domani
riceveremo dal sindaco riferimenti. Ricevuta disponibilità a
cantierare nel centro storico palazzi Carispaq».
La figura di Fracassi, che si muove a suo agio dall’Aquila a
Firenze, da Roma a Vasto, dove aggancia l’imprenditore
Guglielmo Boschetti,
ex Udc, nel
2005 componente del consorzio acquedottistico, già candidato alle
elezioni provinciali di Chieti con l’Mpa, è di nuovo strategica per
le mosse della Btp in città. Fracassi gode di ampia delega, se può
dire, il 6 giugno: «Sto preparando il contratto a misura con la
banca a prezzi liberi. Inizio lavori immediato. È il primo di una
lunga serie. Ci faccia gli auguri».
Immediata la risposta di Fusi. Sempre via sms: «La ringrazio per
tutto quello che ha sempre fatto e per quello che sta
facendo».
Fracassi chiama spesso al telefono Guglielmo Boschetti, noto per
essere stato, in passato, vicino alle posizioni dell’onorevole
Giampiero Catone col quale fu coinvolto in una
storia di sponsorizzazioni per le squadre di Castel di Sangro e
Virtus Cupello, ai tempi della presidentessa
Fausta
Bergamotto. Con lui «localizzatore di attività
produttive», la Btp cerca appoggi. «Ma lui», dice Fracassi a Fusi,
«chiacchiera, chiacchiera...».
20 febbraio 2010