di Antonio De Frenza
Gianni Letta e Guido Bertolaso
L’AQUILA. La “gelatina” che ha soffocato il G8 della Maddalena e ora rischia di soffocare la ricostruzione dell’Aquila alligna anche nella prosa dei solerti funzionari che il sottosegretario Gianni Letta ha messo al lavoro per assicurarsi che nessuno degli imprenditori che avevano riso la notte del 6 aprile 2009 faccia affari nel capoluogo abruzzese. “Gelatina” è il termine usato dalla procura di Firenze per descrivere l’intreccio di politica e affari cresciuto all’ombra della Protezione civile.
Gelatinoso è l’«appunto» che Letta ha trovato sul tavolo di palazzo Chigi e che giovedì ha girato alla presidente della Provincia dell’Aquila Stefania Pezzopane per rispondere all’«accorato» appello della presidente contro «gli sciacalli» e per documentare e giustificare l’incredibile infortunio politico nel quale è incorso.
L’appunto appare costruito, per scienza o imperizia, per confondere e nascondere. Confondere il destinatario, nascondere l’essenziale. In fondo è lo stesso Letta ad ammetterlo quando confessa di essere stato «informato male» sugli appalti post-sisma, e che era inesatta quella sua frase improvvisa e non richiesta pronunciata all’Aquila il 12 febbraio scorso durante un incontro in Finmeccanica («Nessuna di quelle persone, nessuna di quelle imprese, ha messo mai piede a l’Aquila né ha avuto un euro di lavori nella prima fase e né l’avrà nella seconda. Questo grazie alla gestione oculata di Guido Bertolaso»).
Poi Bertolaso ha ammesso che qualcosa gli era sfuggito. Alla Maddalena e probabilmente anche all’Aquila. E Bertolaso, che
conosce le calamità naturali e sa affrontarle, ha detto di sentirsi
«un alluvionato». Letta, per corrergli in soccorso, perché questo è
il senso dell’intervento all’Aquila (è stato il sottosegretario a
presentare Bertolaso a Berlusconi), si è ritrovato anche lui in
acque difficili, «in un periodo particolare», ha scritto alla
Pezzopane.
Eppure sarebbe bastata una lettura più attenta dell’appunto
vergato dai suoi uffici per evitare al prudente sottosegretario un’e
sternazione così intempestiva.
Le prime due cartelle sono una piana e burocratica elencazione
della «puntuale attivazione di ogni misura idonea ad assicurare la
massima e totale trasparenza» sulla selezione delle imprese. L’a
ppunto fa riferimento al sito internet del dipartimento della
protezione civile ma soprattutto ai ripetuti servizi del Centro che
«ha pubblicato nelle edizioni del 21 e 22 ottobre 2009 l’elenco
completo delle 117 imprese capofila e delle 762 imprese
subappaltatrici» del progetto CASE. Sempre al Centro si fa
riferimento riguardo alle notizie pubblicate sulle «attività di
controllo e monitoraggio» del Comitato di coordinamento per l’alta
sorveglianza delle grandi opere. Gli uffici di Letta si soffermano
poi sulla procedura pubblica di apertura delle buste per concludere
che, riguardo alle imprese del G8 della Maddalena, «nessuna delle
imprese che ha avuto incarichi nei predetti lavori è intervenuta
per i lavori assegnati a cura del dipartimento della Protezione
civile». Quest’ultima frase è indicata in caratteri neri e ben
evidenti per dare modo al lettore di fermare la propria
attenzione.
Ma questa è una finta conclusione che nasconde una coda velenosa.
Perché l’ignoto estensore dell’appunto riprende informando Letta
che una delle ditte finite sui giornali per l’inchiesta di Firenze,
la Btp, «ha partecipato a una sola gara comunitaria per la
progettazione e realizzazione» della scuola Carducci dell’Aquila,
in associazione temporanea d’impresa con la Cpa di Martinsicuro e
la Vittorini costruzioni dell’Aquila. La stessa Btp, conclude l’a
ppunto, «risulta far parte del Consorzio Federico II, che ha
inviato una propria lettera di presentazione al Dipartimento della
Protezione civile» il 18 gennaio 2010, «senza ottenere alcun
affidamento». È questa la gelatina che tutto confonde e nasconde: a
un’affermazione decisa («nessuna delle ditte»), segue una
precisazione che la mina alle radici. Al lettore attento appare
chiaro che quelle ditte all’Aquila ci sono state davvero (la Btp l’a
ppalto l’ha vinto ma l’appunto non lo precisa) e in qualche modo
hanno lavorato, come ha documentato Il Centro. E appare evidente
che nel contesto aquilano, dove operano singole imprese ma anche
consorzi e associazioni temporanee di imprese, fare chiarezza non è
semplice né agevole.
Perché Letta non ha notato queste contraddizioni? Per l’i
nconscienza che anima chi corre in soccorso dell’amico? Chi ha
seguito il giornalista Letta nelle tribune elettorali degli anni
Settanta ha certamente notato l’atteggiamento ossequioso di fronte
anche ai meno raccomandabili tra i politici dell’epoca. Non era
piaggeria. Era la convinzione elitaria e tutta lettiana di vivere
comunque nel «migliore dei mondi possibili».
20 febbraio 2010