L’AQUILA. «In uno Stato di diritto le procedure d’appalto non devono e non possono essere considerate come degli inutili orpelli da derogare in qualsiasi momento. Chi gestisce risorse pubbliche deve sempre ricordare che agisce in nome e per conto della comunità». Un richiamo forte alla legalità, quello lanciato all’Aquila dal presidente della Camera Gianfranco Fini.
Ospite d’onore all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università aquilana, il presidente
Fini ha esordito ricordando i 55 studenti che hanno perso la vita in quella notte del sei aprile.
«Alle loro giovani vite spezzate e al dolore incancellabile delle famiglie vada, con i comportamenti prima ancora che con le parole, la nostra costante memoria. L’Aquila ha aperto i suoi corsi con più di 20 mila studenti.
Un risultato di grande importanza che testimonia la decisa volontà della popolazione abruzzese di tornare alla normalità e l’efficacia della risposta che l’Università aquilana ha saputo assicurare all’indomani delle gravissime distruzioni subite a causa del sisma. Da parte dell’ateneo» ha proseguito Fini «è prevalsa la giusta volontà di reagire alle avversità e di non disperdere, con il decentramento dei corsi, quel fecondo habitat che si crea in ogni realtà universitaria fortemente legata al proprio territorio».
Per Fini «si tratta di un risultato straordinario di cui va dato atto a tutti gli operatori dell’università che, a cominciare dal rettore, lo hanno creduto possibile e ne sono stati gli artefici».
Quind
i l’accenno, inevitabile, all’inchiesta del G8 della Maddalena e
agli appalti per i grandi eventi.
«All’Aquila è moralmente doveroso ricordare - specie in queste
giornate caratterizzate da gravi ipotesi di corruzione e di
illegalità, su cui siamo certi la magistratura saprà fare piena
luce - l’impegno e l’abnegazione con cui le autorità provinciali e
comunali, unitamente alla Protezione civile, ai vigili del fuoco,
alle forze dell’ordine e alla Croce rossa, hanno affrontato con
grande prontezza e straordinaria efficacia, la gravissima
emergenza».
Un plauso a chi ha operato per l’emergenza. Seguito, però, dal
richiamo alla trasparenza e all’imparzialità per quel che riguarda
«il mercato degli appalti».
«La capacità di un Paese di dimostrarsi realmente avanzato ed
efficiente», ha detto il presidente della Camera dal palco della
tensostruttura di Farmindustria a Coppito, «si misura anche con la
capacità di realizzare le opere in tempi rapidi, ma nel supremo
rispetto della legge».
Fini ha puntato poi il dito «sul bisogno di una legislazione più
severa che renda maggiormente sicure le nuove costruzioni, laddove
la minaccia sismica è davvero presente. Si dovrà vigilare sulla
qualità dei materiali, sull’idonea realizzazione delle opere, sui
livelli costanti di manutenzione che spesso continuano ad essere
trascurati».
Quindi la ricostruzione del centro storico, «che significa
costruire il futuro dell’Aquila. Dopo il terremoto del 1349 che
devastò la città causando più di mille morti, i signori del Comune
fecero sorvegliare le porte e chiudere con tavole di legno le
brecce nella mura cittadine, affinchè la popolazione non
abbandonasse il centro storico, cancellando così - con il suo esodo
- L’Aquila dal novero delle città del Regno di Napoli.
È quanto con grande tenacia ha fatto anche il vostro sindaco
Cialente» ha aggiunto Fini «invitando tutti a
tornare, a ricostruire la città. L’Aquila riparte da qui, in una
partita che si gioca tra l’esigenza di dare subito risposte
abitative, con i nuovi alloggi antisismici, senza dimenticare l’o
biettivo principale che è la ricostruzione del centro storico,
secondo un percorso di riqualificazione, alla cui elaborazione è
chiamata l’università. Solo se sapremo vincere questa sfida» ha
concluso «potremo davvero dire che il sacrificio delle tante
vittime del 6 aprile non è stato vano». (m.m.)
20 febbraio 2010