di Enrico Nardecchia
L'AQUILA. Giovanni Guglielmi è responsabile del Provveditorato interregionale alle Opere pubbliche Lazio-Abruzzo-Sardegna e il suo nome ricorre spesso nelle 20 mila pagine dattiloscritte che raccontano i legami tra controllori e controllati. Dialoghi e rapporti molto disinvolti. Imprenditori, magistrati, funzionari pubblici, intermediari. E c’è chi scalda i muscoli già da giugno 2009. La sera del 24, infatti, come contenuto nelle carte del procedimento, l’imprenditore
Riccardo Fusi, che fa parte della Btp consorziata con le tre ditte aquilane nel
«Federico II», parla al telefono dell’«amico Verdini», il coordinatore nazionale del Pdl indagato per corruzione. «Il mio amico dovevo vederlo ma lui ha avuto un problema...». Intanto
Fusi apprende un’anticipazione: il presidente della Regione Abruzzo
Gianni Chiodi sarà nominato commissario e quindi occorre muoversi con rapidità e «secondo le intese già prestabilite». «Ascolta me...il nuovo commissario sarà il presidente...già pronto il decreto...muoviamoci con quell’ottica lì, velocemente». I contatti sono frequenti anche col soggetto attuatore della ricostruzione, il Provveditore interregionale alle opere pubbliche Lazio-Abruzzo-Sardegna. Anche un giudice della Corte dei Conti,
Mario Sancetta, presidente della sezione regionale di controllo della Campania, si chiede chi sia il provveditore «lì all’Aquila». La domanda viene rivolta proprio ad
Antonio Di Nardo, nato a Giugliano (Napoli) ma resid
ente a Mentana (Roma), dipendente del ministero per le
Infrastrutture e, secondo la Procura toscana, «gestore occulto» del
Consorzio Stabile Novus che, per i carabinieri del Ros, raccoglie
«personaggi contigui a strutture criminali di stampo mafioso
finalizzate al controllo degli appalti pubblici».
Di
Nardo, che per gli investigatori, ha interesse agli
appalti in Abruzzo così come
Francesco Maria De Vito
Piscicelli, rassicura il giudice
Sancetta: «Il provveditore è questo di Roma, che
ha competenze per l’Abruzzo. E l’altro, di rimando: «Aah, buono,
allora lì bisogna muoversi. Ed è bene che lo si faccia
subito».
«MATURA O NO?». Il 25 giugno, un dialogo tra
Sancetta e l’imprenditore napoletano
Rocco
Lamino, altro socio del consorzio Novus, evidenzia che a
breve, per Giovanni Guglielmi, sarà possibile prospettare qualcosa
di concreto. Dice Sancetta: «Finalmente sono riuscito adesso a
parlare con quello...con Gianni e dico ma ’sta cosa matura o no? mi
dicono in settimana prossima ci vediamo. Stiamo insieme una sera e
parliamo...però io oggi ho parlato con uno che sta vicino a
Fini...che è quello che sostiene lui per l’A
nas...e lui mi diceva che siccome anche la Lega adesso lo
appoggia...a questo Guglielmi...quindi vorrebbero riuscire...». Il
3 luglio altro aggiornamento. Sancetta dice a Lamino: «io ho
chiamato il...Gianni che mi ha detto che lui stava tornando dall’A
quila...tutti i giorni all’Aquila...m’ha detto che appena capita
qualche cosa di buono, senz’altro».
LA PIZZA. Guglielmi e
Di Nardo
parlano spesso al telefono. Quest’ultimo, il 10 agosto, invita
Guglielmi a cena. Di Nardo, chiamato al telefono, propone: «Ho
pensato che stavi a Roma solo, ho detto se stasera gli viene voglia
ci mangiamo una pizza». Guglielmi declina l’invito dicendo di
essere all’Aquila. «Ti ringrazio ma sto all’Aquila... Antò...
domani a che ora vengo... no arrivo verso le 9,30 così alle 10 ci
pigliamo un caffè». Alla fine, l’incontro tra i due avviene alle
6,43 del 24 agosto quando Guglielmi dice a Di Nardo di raggiungerlo
a casa. «Sali un attimo e poi dopo...secondo piano...la scala in
fondo».
«INSISTI A GUGLIELMI». Il 24 luglio, come emerge
dagli atti dell’inchiesta, ancora il magistrato Sancetta mette al
corrente l’imprenditore
Lamino sui suoi contatti
«per far ottenere lavori alla Lara costruzioni srl» e riferisce di
aver avuto un abboccamento «con la Todini». Aggiunge di voler
«insistere con Guglielmi per i lavori post-terremoto». Lamino si
lamenta così: «Oggi ho saputo due altre cose, preside’...che due
delle persone hanno preso degli appalti diretti...veramente...io a
settembre...noi stiamo inseriti nelle imprese di fiducia del
provveditorato alle opere pubbliche dell’Aquila e non siamo stati
ancora chiamati e altre persone già hanno preso degli appalti
diretti senza essere nell’elenco...allora scriviamo due lettere di
protesta perché sappiano nome, cognome che ha preso l’appalto
diretto non essendo neanche nell’elenco delle imprese di
fiducia...quindi veniamo sempre fatti fuori per le persone che
lavorano che devono essere fatte fuori, è questo...». E Sancetta
chiosa: «Ma Antonio a che gioco sta giocando?».
24 ORE DOPO. Ma le prime telefonate tra il
funzionario Di Nardo e il giudice Sancetta avvengono già 24 ore
dopo il terremoto, quando comincia la corsa agli appalti. Sancetta
chiama Di Nardo: vuol fissare al più presto un incontro col
provveditore alle opere pubbliche
Guglielmi.
Sancetta: «Senta, volevo dirle questo...in relazione a questa cosa
del terremoto...pensavo che si poteva stabilire un contatto
con...quello che sta qui che abbiamo visto l’altra volta». Di
Nardo: «Come no!». «Allora, come ci vogliamo muovere?». Il
magistrato della Corte dei Conti insiste con Di Nardo: «Gli dica
che gli vuol parlare Sancetta». Di Nardo fornisce il numero di
telefonino a Guglielmi che richiama il magistrato, ma non è il
momento giusto. «Mi dispiace che poi mi ha chiamato
quello...intanto che c’era il presidente della Corte... non mi sono
potuto fermare». Sancetta: «...Meglio muoversi tempestivamente,
no?». Dopo l’incontro, Sancetta ricontatta Lamino precisando che
Guglielmi si è detto «a disposizione».
18 febbraio 2010