di Giuliano Di Tanna
Angelo Balducci (foto d'archivio)
PESCARA. E’ il 6 aprile dell’anno scorso. Gli italiani sono incollati ai televisori, alle radio e ai siti internet che riversano nelle case le immagini e le parole del disastro. Mentre il Paese fissa gli occhi sul terremoto che ha distrutto L’Aquila, due imprenditori sono impegnati in una telefonata. L’Aquila e l’Abruzzo stanno appena cominciando a contare i loro morti: sono le 15,34. Al telefono ci sono Francesco Maria De Vito Piscicelli e suo cognato, Gagliardi. Cosa hanno di così importante da dirsi i due?
Piscicelli dice: «...si».
Gagliardi risponde: «...oh ma alla Ferratella occupati di sta roba del terremoto perché qui bisogna partire in quarta subito...non è che c’è un terremoto al giorno».
Piscicelli: «..no...lo so (ride)».
Gagliardi: «...così per dire per carità...poveracci».
Piscicelli: «..va buò ciao».
Gagliardi: «...o no?».
Piscicelli: «...eh certo...io ridevo stamattina alle 3 e mezzo dentro il letto».
Gagliardi: «...io pure...va buò...ciao».
Sembra il dialogo di un cattivo imitatore di Beckett. E invece è tratto dalla trascrizione delle intercettazioni telefoniche che fanno parte dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini prelinari del tribunale di Firenze, Rosario Lupo, che, l’altro ieri, ha spedito in carcere quattro persone: Angelo Balducci, presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici; Fabio De Santis, provved
itore alle opere pubbliche della Toscana; Mauro della Giovampaola,
coordinatore delle opere per i 150 anni dell’Unità d’Italia; e l’i
mprenditore romano Diego Anemone.
Sempre dall’ordinanza del gip: è l’11 aprile. Sono passati solo
cinque giorni dalla notte della scossa devastatrice. Ancora una
telefonata. A parlare sono Angelo Balducci e Diego Anemone. I due
discorrono del futuro del figlio di Balducci. Secondo il gip,
Balducci vuole far pesare il fatto che si è fatto promotore per l’i
nserimento delle imprese di Anemone nei lavori post terremoto. Ecco
la trascrizione della telefonata.
Balducci: «...i miei problemi purtroppo... problemi...
dico oggi quello (suo figlio ndr) ha fatto 30 anni eh!...ti rendi
conto te?». Più in là nella conversazione, Balducci, scrive il gip,
«vuole far pesare il fatto che si è fatto promotore per le imprese
di Anemone per i lavori post-terremoto» e dice rivolto all’i
mprenditore: «...cioè dico tu ti rendi conto... ti rendi conto...
cioè oggi... al posto mio chi si sarebbe mosso?... chi?».
Secondo il giudice Rosario Lupo questa telefonata «fa intendere il
cinismo dei due che, a pochissimi giorni dal tragico sisma dell’A
bruzzo, non esitano a programmare speculazioni in sede di
ricostruzione».
L’ultimo riferimento al post-terremoto all’Aquila, nelle
conversazioni telefoniche intercettate, riguarda un dialogo
avvenuto, secondo il gip, la sera del 25 settembre scorso. A
parlare sono De Santis e suo fratello.
De Santis.
«... te l’ho detto di L’Aquila?... (...)... gli ho detto... “Diè
(secondo il gip si riferisce a Diego Anemone ndr)... una cosa è
certa... ho detto... che lui... ha fatto, diciamo, è della squadra
ma è stato in panchina gli altri giocavano... capito?».
«Anche in questo caso», conclude il gip, «sono da notare i
tentacoli della Piovra degli appalti pubblici sulla ricostruzione
post terremoto abruzzese».
12 febbraio 2010