di PIETRO GUIDA
AVEZZANO. Un guasto al Centro trasfusionale di Avezzano e Sulmona ha interrotto l’attività chirurgica programmata di ospedali e cliniche su tutto il territorio. Le scorte di sangue stanno per esaurirsi e si teme anche per le urgenze. Ai chirurghi di tutto il territorio è infatti arrivata una comunicazione che invita a non utilizzare il plasma per gli interventi di routine, rinviandoli in attesa della riparazione del guasto.
A rischio anche il database con le informazioni relative a donatori e pazienti.
IL GUASTO. Tutto si è fermato l’8 gennaio. Il sistema gestionale del Centro trasfusionale di Avezzano e quello di Sulmona si è bloccato. I computer utilizzati per l’acquisizione dei dati e necessari per la tracciabilità del sangue sono andati in tilt. Il primario del Centro trasfusionale dell’ospedale di Avezzano,
Benedetto Del Gusto, ha immediatamente segnalato il problema ai tecnici e alla Asl. «Ci hanno riferito che il sistema in crisi poteva essere riparato in pochi minuti», ha affermato, «ci hanno parlato di un’ora. Alla fine, però, ci siamo resi conto che la soluzione avrebbe richiesto più tempo. La situazione, però, è divenuta drammatica dopo qualche giorno e oggi (martedì, ovvero ieri) è ancora tutto bloccato».
I RITARDI. Alla base della mancata riparazione del sistema informatico ci sarebbe l’assenza di coordinamento tra l’azienda che gestisce software e programmi che fanno funzionare le apparecchiature, e quella che si occupa degli hardware, cioè dell’a
ttrezzatura informatica. Nonostante le sollecitazioni da parte del
primario, a dodici giorni dal blackout il guasto non è stato ancora
riparato.
IL REPARTO. Il lavoro del Centro trasfusionale
consiste nel prelevare il sangue ai donatori e produrre
emocomponenti, analizzandoli affinché sia messo a disposizione dei
pazienti un prodotto sicuro. Successivamente viene distribuito a
chi ne fa richiesta (chirurghi e pazienti). I Centri di Avezzano e
Sulmona forniscono il sangue a tutte le cliniche private e agli
ospedali pubblici del territorio. In sostanza, si è bloccata tutta
l’attività chirurgica programmata della Marsica, compresa quella
delle cliniche private.
Il Centro trasfusionale dell’Aquila, comunque in difficoltà a causa
della carenza strutturale dovuta al terremoto, fornisce invece le
strutture sanitarie dell’aquilano. La loro attività è regolata
dalla legge 219 del 2005 che prevede una lavorazione molto
complessa che va dalla selezione del donatore fino alla donazione.
«C’è un processo di emovigilanza che per legge deve essere fatto
tramite la tracciabilità», ha sottolineato il primario Benedetto
Del Gusto, «e registrata attraverso un processo gestionale
informatico. Nel nostro lavoro l’errore non è ammesso».
LE SCORTE. «Mi sono reso conto che se avremmo
utilizzato il sangue per gli interventi di routine e programmati,
in tre giorni sarebbero finite», ha spiegato il primario, che ha
inviato una comunicazione a tutti i chirurghi del territorio
invitandoli a utilizzare le scorte solo per le urgenze. Ora la
catalogazione delle fasi di emovigilanza viene svolta con carta e
penna, «come avveniva trent’anni fa», ha affermato Del Gusto «e in
un certo senso stiamo lavorando fuorilegge. Nonostante tutto ciò,
la questione non è stata risolta». Il problema è anche dell’i
mpossibilità di eseguire analisi per Hiv ed epatite C.
DATI SENSIBILI. Il guasto ha causato anche il
danneggiamento degli hard disk, e c’è il rischio di perdita di
informazioni «sensibili» relative a donatori e pazienti. Con molta
probabilità sarà necessario ripristinare i file danneggiati,
ristabilendo la corrispondenza interrotta.
20 gennaio 2010