di ENRICO NARDECCHIA
L’AQUILA. Duecento proprietari di abitazioni in zona rossa, che abitano nelle strade attorno alla chiesa di San Pietro, in assemblea per dividere in comparti il quarto storico della città e poi costituire un consorzio per avviare la ricostruzione. Dopo il progetto di piazza della Prefettura, anche per altre zone della città ferita dal terremoto scatta la mobilitazione per accelerare i tempi della rinascita.
SI RIPARTE. C’era entusiasmo e voglia di fare, due sere fa, nella riunione che si è tenuta nella sede dell’Accademia di Belle Arti. Si è parlato di comparti e di consorzi, di pieni e di vuoti da riempire, di tempi per avviare la ricostruzione del centro storico. Il consorzio in via di formazione riguarda quella fascia di centro storico che va da San Pietro a San Domenico e comprende anche parte di via Rustici, via Pretatti e un tratto di viale Duca degli Abruzzi fino a via Cascina. Duecento proprietari di abitazioni si sono radunati per dare il via a un nuovo consorzio, dopo quello nato a piazza della prefettura.
Eugenio Carlomagno (Comitato «L’Aquila un centro storico da salvare») spiega il senso dell’iniziativa.
«Gli aquilani hanno finalmente capito che se non partecipano direttamente la ricostruzione dal basso non avverrà mai. Certo, il cammino è molto lungo e complicato. Ci sono da formare i comparti, gli aggregati urbani e c’è da costituire il consorzio. Ma finalmente stiamo partendo, anche alla luce della presentazione delle linee di indirizzo strategico per il centro storico. I
proprietari delle case in centro storico non devono vendere i loro
immobili, né cedere alle lusinghe di chi fa offerte per acquistare.
Quando si dice che si ricostruirà in cinque anni si dà un termine
che potrebbe, a un primo impatto, spaventare qualcuno. Invece non è
così. Bisogna ripartire».
LEGGI E ORDINANZE. Venerdì è in programma un altro
incontro al quale verranno invitati a partecipare professionisti e
altri proprietari di abitazioni in centro storico. «Organizzeremo
incontri periodici», spiega ancora Carlomagno. «Lo scopo principale
è quello di informare i cittadini sulle ordinanze e sugli sviluppi
della situazione. Infatti bisogna dire che gli strumenti ci sono, a
partire dalle ordinanze. Invece, una carenza che si nota in questa
fase è quella che riguarda i progettisti. La cosa più grave,
infatti, è che i progettisti che si impegnano nella ricostruzione
devono essere più veloci nel presentare i loro lavori. Impossibile,
infatti, che un professionista assuma 200 incarichi e poi non sia
in grado di completarli nei tempi stabiliti.
Chiederemo al sindaco
Massimo Cialente di inserire
in un’ordinanza un tempo massimo entro il quale ciascun progettista
deve consegnare l’elaborato. Deve guidarci l’esempio dell’Umbria,
dove l’intoppo maggiore non è stato causato dalla mancanza di soldi
ma dai ritardi causati dalla burocrazia e dagli indugi. Per questo
va posto l’accento sulla responsabilità dei progettisti perché
anche qui i soldi ci sono. Ma dai progettisti, specialmente da
quelli aquilani che hanno preso l’impegno di lavorare alla
ricostruzione della nostra città, bisogna pretendere maggiore
responsabilità. Non sono pessimista sulle risorse disponibili. Le
banche hanno cospicui stanziamenti a disposizione, che non sono
stati spesi finora perché non si presentano i progetti. Chiediamo
anche maggiore speditezza da parte del Comune nelle procedure e più
celerità da parte dei professionisti.
Occorre stabilire un termine di 20 giorni entro il quale occorre
riconsegnare le perizie richieste. Solo così riusciremo ad
accorciare i tempi necessari per far partire la ricostruzione del
centro storico. E bisogna coinvolgere le forze della città. Occorre
anche avere una visione unitaria anche se è comprensibile che si
dovrà procedere per gradi». Gli allievi dell’Accademia di Belle
arti sono pronti a lavorare nei restauri.
IL FUTURO DEL CENTRO. Nel corso dell’assemblea i
residenti in zona rossa hanno anche affrontato il tema di come
ricostruire. Ci sono idee diverse, ma tutti sono d’accordo sul
fatto che il cuore della città deve tornare a essere il punto
nevralgico e attrattore per il territorio circostante. Nonostante
la presenza, in periferia, di 19 nuove aree dove sono sorti gli
alloggi del progetto Case. «Non dobbiamo accontentarci del
provvisorio», argomenta Carlomagno. «Vuol dire che bisogna partire
dal centro storico, lavorando quartiere per quartiere senza
speculazioni né deroghe né varianti in corso d’opera.
Ma bisogna anche migliorare la città pensando, ad esempio, alla
pedonalizzazione che non c’è mai stata e ad altre forme di rispetto
e di valorizzazione per il nucleo di una città. Non ci servono le
archistar dei grossi auditorium. Piuttosto, visto che le nuove
abitazioni del progetto Case resteranno per i prossimi 30-40 anni,
bisognerà andare a riqualificare quelle zone perché vanno inserite
lo stesso nel progetto complessivo. Occorre fare in modo, infatti,
che quella parte sia integrata con la città e ci siano i servizi
necessari. Dobbiamo ricostruire la città, ma anche rimodularla
secondo le nuove esigenze».
PIAZZA PREFETTURA. Domani, intanto, verranno
presentati i primi risultati dello studio condotto sugli immobili
di piazza della Repubblica, meglio nota come piazza della
Prefettura. In questa zona-simbolo della devastazione in città è
sorta, infatti, la prima iniziativa tra proprietari di immobili che
hanno avviato un progetto di ricostruzione. La presentazione dell’a
ttività in corso per il recupero di alcuni degli isolati
dannneggiati in quella parte della città avverrà domani alle 16.
Parteciperanno all’incontro il vicecommissario per i Beni
culturali
18 gennaio 2010