I volti e le storie della tragedia

Un monumento virtuale, così il Centro ricorda le vittime del 6 aprile

    di Luigi Vicinanza


    Ore 3.32, la catastrofe. A Pescara l’onda sismica arriva a distanza di tre minuti. Mi alzo di scatto dal letto, guardo l’o rologio. La scossa è lunga, sembra non finire mai. Come quella che ho impressa nella mente, 29 anni fa. Mando una raffica di sms, il primo a Giustino Parisse, il capo della nostra redazione all’A quila. Non mi risponde. Mi chiamano invece Lorenzo Colantonio (sarà il primo giornalista ad arrivare ad Onna, al fianco di Parisse) e Roberto Marino. Dopo un po’ il consigliere delegato del giornale, Domenico Galasso, mi invita a raggiungerlo in macchina sul lungomare di Pescara dove ormai c’è una agitazione totale.

    Con i nostri telefonini e un computer mettiamo su una redazione improvvisata nel giardino di casa di Roberto, a Montesilvano. Sono le 4, è buio pesto. Da Roma chiama Pier Vittorio Buffa: è stato direttore del «Centro» a fine degli anni ’90, ora dirige i siti locali del nostro gruppo editoriale. «Come va?» chiede. «Non lo so. Credo male. La scossa è stata troppo lunga. Devastante». Ricordo quei cento secondi in Irpinia. Rabbrividisco. Decidiamo di iniziare una diretta internet sul sito del Centro, le prime informazioni le dà Colantonio, poi Fabio Iuliano che riesce a spedire anche le prime foto. Riesco a parlare con i colleghi della redazione dell’A quila, il quadro si fa fosco. Giustino è irrintracciabile.

    Avrò sue notizie soltanto quando ormai è giorno, le 7 forse le 8. In una redazione insolitamente affollata per quell’ora ho visto scene di dolore vero. A Parisse gli vogliono bene tutti. I nostri inviati che sono partiti per raggiungere L’Aquila e gli altri paesi di cui si cominciano ad avere sommarie notizie chiamano a Pescara, sono costernati e confusi. C’è sbandamento. Che cosa si fa? Noi giornalisti siamo abituati ad essere testimoni del dolore. Ma quando ci tocca così da vicino? Il giornale potrebbe anche non uscire; in che modo e con quale linguaggio raccontiamo la tragedia che ci ha travolto? La sede dell’Aquila è un ammasso di macerie. I colleghi aquilani, tutti, hanno perso casa.

    Riunisco chi c’è in redazione a Pescara; dico: chi vuole andarsene a casa può farlo, così può stare vicino ai propri cari. Non sappiamo ancora bene che cosa è successo, ma sappiamo che Onna non c’è più, che la famiglia di Giustino è distrutta. Chi decide di andar via, sappia che non lo considero «disertore». Sì, uso proprio questa parola, quasi fossimo in guerra. Nessuno dei giornalisti, dei poligrafici, degli impiegati va via. «Il Centro» deve uscire. A tutti i costi. Decidiamo di fare 40 pagine, tutte dedicate alla catastrofe. E’ la prima volta, credo, che un quotidiano formato tabloid dedica tante pagine ad un unico evento. E per giorni e giorni abbiamo continuato così, 40 pagine per edizione.

    Fino ad oggi con il dopo-sisma sempre in primo piano. Ci siamo sforzati di essere la voce dell’Abruzzo del terremoto, scandita in ogni sua variante: la cronaca paese per paese, i reportage, le lettere. Credo che siamo stati anche un po’ servizio pubblico: le informazioni scientifiche sul sisma, le norme dell’emergenza, le leggi sulla ricostruzione. Abbiamo provato a farlo in un difficile equilibrio, attenti a non sposare tesi preconcette o pregiudizi, allo stesso tempo prudenti e spregiudicati, nel raccontare la vita quotidiana delle tendopoli, nel tener dietro alla gara contro il tempo per la costruzione di alloggi entro l’inverno.

    Non abbiamo ignorato né le proteste dei cittadini né i successi delle istituzioni. Abbiamo raccontato prima l’estate e ora il Natale degli spettacoli di artisti solidali, senza dimenticare di essere un cordone ombelicale per gli sfollati sulla costa adriatica. Abbiamo seguito il G8 tra speranze e delusioni. Ci siamo presi le nostre critiche, quasi sempre giuste, qualche volta inutilmente malevoli. Ci hanno soprannominato il «giornale del terremoto» o anche «la Bibbia del terremotato». Ne siamo fieri. E abbiamo preso un impegno per l’anno che sta per cominciare: non ci fermeremo.
    Lo dobbiamo ai nostri morti. Lo dobbiamo ai vivi.
    27 dicembre 2009
     
     

    Trova Indirizzi Utili

    Annunci

    • Vendita
    • Affitto
    • Casa Vacanza
    • Regione
    • Provincia
    • Auto
    • Moto
    • Modello
    • Regione
    • Regione
    • Area funzionale
    • Scegli una regione
    Tutte
    PROMOZIONI
     PUBBLICITÀ

    Negozi

    ilmiolibro