di ROBERTO RASCHIATORE
L’AQUILA. Nel parco del castello, dove adesso c’è il presepe dei maestri di Tesero, sorgerà la Casa della musica. Una struttura da 5 milioni di euro, fatta di alberi, con 250 posti sistemati all’interno di un cubo che riproduce uno strumento musicale. Il sogno del maestro Claudio Abbado, diventato progetto con la matita dell’architetto Renzo Piano, sarà realtà nel settembre 2010 grazie all’impegno della Provincia di Trento. Così L’Aquila tornerà ad avere un Auditorium.
Oggi il progetto viene illustrato ufficialmente alla giunta
Cialente, per arrivare poi all’approvazione definitiva. L’architetto
Renzo Piano, che con le sue opere ha abbellito le città di mezzo mondo, ne ha dato un’ampia anticipazione in un’intervista rilasciata a
Curzio Maltese su la Repubblica.
Spiegando anche come è nata l’idea per L’Aquila. «
Claudio Abbado ha diretto l’orchestra Mozart a giugno a L’Aquila ed è rimasto molto colpito», ha ricordato Piano, «voleva a tutti i costi creare in città un luogo per la musica. L’orchestra Mozart ha cominciato a raccogliere i fondi, la Provincia di Trento è stata da subito molto generosa, Claudio mi ha chiamato, anzi quasi convocato, e io naturalmente ho obbedito». La musica abiterà in questa speciale casa grazie all’impegno del Trentino. «Vuole essere questa», ha precisato
Lorenzo Dellai, presidente della Provincia autonoma, «la conclusione delle attività di soccorso e prima assistenza alle popolazioni aquilane. Ci siamo resi
disponibili alla realizzazione di un Auditorium provvisorio, in
sostituzione di quello danneggiato».
L’impegno trentino, che ha coinvolto in prima linea i propri
volontari della Protezione civile, segue le iniziative portate a
termine a Onna e Villa Sant’Angelo, dove sono stati costruiti i
villaggi in legno. Sempre il legno sarà l’elemento che
caratterizzerà la Casa della musica nel parco del castello, nei
pressi della Fontana Luminosa, la porta d’accesso del cuore antico
della città. Luogo prescelto dal sindaco Cialente. «La struttura,
per un costo di 5 milioni di euro, sarà costruita entro settembre
2010. Avrà 250 posti», ha precisato
Raffaele De
Col, dirigente del Dipartimento lavori pubblici della
Provincia di Trento.
Fondamentale si è rivelata la collaborazione dell’architetto
Piano, che ha accolto l’invito di Abbado e ha offerto il progetto
alla città. Sarà una cassa armonica in legno, come uno strumento
musicale, e avrà la forma di un cubo posto su uno spigolo, con una
soluzione che punta a ottimizzare le condizioni acustiche e
architettoniche. Un gruppo di lavoro della Protezione civile
trentina e di collaboratori dello studio Piano è già all’opera,
anche con ingegneri, botanici ed esperti acustici. «Come materiale
utilizzeremo il legno proveniente dai larici trentini, ben noti ai
liutai», ha evidenziato l’architetto Piano nell’intervista a
Repubblica, «al posto di quelli abbattuti, ne pianteremo 220 che
daranno in 25 anni la stessa quantità di legno.
È uno dei vantaggi di costruire con il legno. L’Aquila assomiglia
alle città devastate dai bombardamenti, alla vista e nell’anima. L’a
spetto più importante è sempre tornare a popolare i luoghi della
tragedia con la bellezza, l’allegria, la cultura. Ma subito, senza
aspettare i tempi della ricostruzione». L’architetto, che è anche
ambasciatore Unesco, ha parlato anche di quanto fatto nel
post-sisma. «Il mio giudizio è molto positivo su come si è
fronteggiata l’emergenza», ha dichiarato, «la rapidità con cui sono
stati messi a disposizione i prefabbricati è un fatto inusuale e
positivo. Ma il vero miracolo non è questo, il vero miracolo sarà
ricostruire presto e bene il centro storico. Sì, c’è il richio che
i prefabbricati provvisori diventino definitivi, la casa degli
aquilani per vent’anni. Sarebbe una tragedia.
Il centro non è solo straordinariamente bello, ma intimamente
legato al suo popolo. Se passeranno troppi anni, da qui alla
ricostruzione, L’Aquila corre il pericolo di diventare una moderna
Pompei. Un museo a cielo aperto». L’ultima considerazione: «In
Italia esiste o è esistita una consuetudine criminale nell’e
dilizia. Si è costruito con la sabbia, edifici storici che avevano
retto per secoli ai terremoti sono crollati per colpa di interventi
da palazzinari. Si può solo sperare che la lezione dell’Aquila sia
servita e che siano state le ultime vittime della
speculazione».
22 dicembre 2009