di Roberto Raschiatore
CARSOLI. Migliaia di fiale, confezionate dalla farmaceutica Oti di Carsoli, messe in commercio in tutta Italia. Lo hanno accertato i finanzieri che stanno indagando sul presunto utilizzo di sostanze dopanti fra i cicloamatori. Sessanta le farmacie e i punti vendita di prodotti omeopatici ispezionati finora. Anche in Abruzzo.
Ma finora, da quanto si apprende da ambienti investigativi, non sono stati eseguiti sequestri, né tantomeno sono state individuate responsabilità a carico di farmacisti o commercianti. La maggior parte delle ispezioni è avvenuta fra Nord e Centro Italia. Ma si tratta di un lavoro ancora nella sua fase embrionale.
Le indagini vengono portate avanti dalla Finanza di Padova, che da luglio scorso ha avviato l’operazione battezzata «Via col doping». Dai professioni si è arrivati ai cicloamatori. Fino al sequestro di 83 flaconi nello stabilimento Oti (Officine terapie alternative) di Carsoli.
Qui le Fiamme gialle arrivate da Padova hanno accertato che erano prodotti e commercializzati, come omeopatici, farmaci che contenevano la «soluzione madre» e il principio attivo di eritropoietina 4DH e somatotropina 4DH. Sostanze che secondo gli inquirenti, coordinati dal sostituto procuratore padovano
Benedetto Roberti, sono state utilizzate dagli atleti per aumentare la massa muscolare e quindi le prestazioni.
Due gli indagati nella Marsica con accuse che vanno dalla frode in commercio alla somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica.
Le denunc
e sono scattate a carico di
Lamberto De Santis,
legale rappresentante della società, e
Rossana D’A
lessandro, 44 anni di Carsoli, addetta alla qualità dei
prodotti.
La Oti, sempre stando alle accuse formulate dalle Fiamme gialle,
ha distribuito i prodotti sul mercato nazionale, attraverso
grossisti e farmacie, senza la notifica di produzione dell’Aifa
(Agenzia italiana del farmaco). Secondo alcuni medici, però, le
sostanze somministrate per via endovenosa non avrebbero avuto alcun
effetto sui muscoli degli atleti. Fatto che in qualche modo
potrebbe alleggerire le eventuali responsabilità dell’azienda di
Carsoli.
Lo stabilimento al centro dell’indagine, che si trova lungo la
Tiburtina, ha tre laboratori e 158 dipendenti.
In base a quanto ricostruito dalla Finanza del colonnello
Ivano Maccani, l’acquisto dei prodotti ad altri
atleti veniva proposto da un ciclista dilettante di 40 anni, della
Bassa padovana, conosciuto col soprannome di «Furia».
Nelle intercettazioni telefoniche i militari delle Fiamme gialle
hanno scoperto che i farmaci venivano chiamati in codice «ruota» o
«copriruota». Secondo quanto accertato dagli stessi finanzieri, una
fiala madre veniva acquistata dalla ditta farmaceutica di Carsoli a
150 euro. E da questa era possibile ricavare anche 5mila fialette.
La scatola da venti veniva poi commercializzata in farmacia a 18
euro l’una. La linea di prodotti omeopatici non è soggetta a
prescrizione medica e quindi non ha bisogno di ricette. Tutti erano
liberi di acquistarli. Anche i cicloamatori.
30 novembre 2009