Nelle tendopoli restano solo gli stranieri

Scende a 168 il numero degli ospiti nei campi. La tendopoli allestita nello stadio di Acquasanta è ormai quasi smantellata: nel campo sono restati in 24, per lo più stranieri. Bertolaso: entro Natale tutti fuori

      L’AQUILA. Gli ultimi 15 aquilani hanno salutato i volontari ieri mattina: qualcuno, dopo solo poche ore, è tornato per stringere ancora qualche mano, perché «già sentiva un po’ di nostalgia». La tendopoli allestita nello stadio di Acquasanta - una delle più grandi in città - è ormai quasi smantellata. Si ripiegano le grandi case blu, che da aprile hanno accolto circa 1.200 persone: nel campo sono restati in 24, per lo più stranieri, ma presto andranno via. «Entro Natale tutti fuori dalle tende», dichiara Guido Bertolaso. Sono scesi a 168 gli ospiti nei campi di accoglienza.

    Quante storie da raccontare ha questa tendopoli, in quasi otto mesi di vita. Storie di dolore, sacrifici, disagi. Ma anche tante storie di solidarietà e amicizia. Il capo campo si chiama Danilo Meloni, è un abruzzese di Mosciano Sant’Angelo, e controlla le fasi di smantellamento di strutture e servizi. Lo segue scodinzolando Fritz, un bastardino bianco pezzato di rosso. Fritz è il vero «irriducibile» di Acquasanta: da bravo cane sfollato è diventato amico di tutti e ora proprio non se ne vuole andare. A portarlo via ci ha provato un volontario toscano in partenza, che a Fritz si era affezionato: lo ha caricato in macchina, ma è riuscito a scappare rifugiandosi tra le tende. «Entro la fine della prossima settimana», dice Meloni, «questa tendopoli sarà definitivamente chiusa. Ma prima dobbiamo pensare a sistemare anche Fritz, non possiamo abbandonare la nostra mascotte». Mentre Meloni parla, una decina tra ragazzi e ragazze con la divisa arancione è intenta a ripiegare un telone blu:
    per mesi è stata la casa di un’intera famiglia, ha «condiviso» discreti momenti di vita quotidiana, in un contesto che di quotidiano aveva ben poco.

    Ma grazie anche all’umanità dimostrata dagli oltre 2.000 volontari Anpas che nel corso dei mesi hanno «custodito» la tendopoli di Acquasanta, qui si è riusciti a ricreare una vera comunità: «Sono nati rapporti profondi», racconta Meloni, «sia tra gli sfollati e i volontari, che tra gli stessi volontari provenienti da varie regioni. Di problemi di convivenza, in particolare con gli stranieri, ne abbiamo avuti pochi e tutti subito risolti con il dialogo». È anche vero che gli ospiti di religione musulmana hanno voluto che la loro tenda fosse posizionata isolata dal resto del campo, e soprattutto ben distante da quella bianca dove si celebrava la messa la domenica.

    Due cose colpiscono: la prima è che ormai si contano più tende che attendati, come del resto avviene anche negli altri campi di accoglienza del cratere ancora in funzione. In quello di Piazza D’Armi ci sono ancora una ventina di persone: la Protezione civile è impegnata a convincere gli ultimi sfollati che rifiutano la sistemazione negli alberghi nei dintorni dell’Aquila. Tornando ad Acquasanta, la seconda cosa che colpisce sono gli enormi cartelloni colorati e pieni di scritte e disegni che fanno bella mostra di sè sugli spalti dello stadio: un ricordo dei 33 «contingenti» di volontari che qui hanno condiviso con gli aquilani la tragedia del terremoto, ma anche la forza straordinaria della solidarietà.
    22 novembre 2009
     

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