di KATIA GIAMMARIA
CHIETI. Mancano 10 minuti alle 10 quando cinque finanzieri delle fiamme gialle di Pescara, al comando del luogotenente Piero Ioannone entrano nella casa di cura Villa Pini, guadagnando l’ingresso laterale.
LA FINANZA. Sono giunti per sequestrare le mura della clinica, in seguito a un decreto di natura preventiva, firmato dalla Gip di Pescara Michela Di Fine nel contesto dell’inchiesta della procura sulle tangenti nella sanità che ha travolto la giunta di Ottaviano Del Turco. I finanzieri scendono da una Fiat Stilo di colore celeste. Di fretta, muniti di cartelle 24ore, salgono all’ultimo piano dove c’è l’ala dirigenziale della casa di cura. Non trovano nessuno. Ma la segretaria avverte rapida i proprietari.
I LAVORATORI. Fuori dalla struttura ci sono i lavoratori della clinica. Una parte, quelli della Uil aziendale, è in sciopero. Cartelli di protesta del tipo, «Chiodi ritira la delega a Venturoni», che prendono di mira la Regione, quella che non dà i soldi al gruppo Angelini che non può pagare gli stipendi. Sette mesi di arretrati. I lavoratori domandano ai cronisti: «Ma la Finanza che cosa è venuta a fare? Vi hanno avvisato loro?».
ATMOSFERA TESA. Davanti all’ingresso principale ci sono alcuni dipendenti, i veterani, che fanno quasi picchetto per non far entrare persone «indesiderate». Il primo diverbio con i fotoreporter c’è quando arriva il neurologo Vittorio Bocola, professionalità storica della clinica. Lui non fa una piega di fronte ai flash, ma i dipendenti, a g
uisa di protezione, hanno invece da ridire. Lo stesso siparietto si
ripete, ma con più teatralità, quando arriva Maria Vincenzo
Angelini, come se dovessero difendere (non si sa da chi o cosa) una
star del cinema. Uno di loro grida: «Questa è una proprietà
privata» e mette le mani sopra la macchinetta di un fotografo.
Incidenti che non si ripeteranno più: di lì a 10 minuti arriveranno
gli uomini della Digos.
ENZO ANGELINI. Pallido, si stringe la sciarpa
scozzese. Fa freddo. Vincenzo Maria Angelini è accompagnato da uno
dei fedelissimi, Antonio Salvatore, dipendente in pensione, che
però continua a lavorare per lui. Anche il magnate della sanità
privata non reagisce ai click, l’espressione è attonita e lascia
che gli improvvisati «body guard» si esibiscano nella loro parte.
LA MOGLIE. In elegante trench bianco, a distanza di 17 minuti dal
marito, arriva anche Anna Maria Sollecito. Sola, guadagna la porta
dell’ingresso principale.
LA FIGLIA. Chiara Angelini, amministratore
delegato del gruppo Villa Pini, da meno di un anno, è stata
prelevata insieme con il marito dal fedelissimo autista Dario
Sciarelli, quello che fotografò il padre quando entrò in casa di
Del Turco, a Collelongo, per portargli una presunta tangente, nella
nota circostanza delle mele. Accanto c’è l’avvocato Sabatino
Ciprietti. La giovane manager accenna un sorriso, poi, quasi con
gesto di sfida, alza ancora di più la testa e si toglie gli
occhiali scuri. Attraversa la reception, con portamento fiero.
IL DIRETTORE SALINI. Non poteva mancare il
direttore sanitario Rocco Salini, ex presidente dc della Regione,
esecutivo che nel ’92 venne travolto dalle manette del pm Fabrizio
Tragnone. Saluta i cronisti, sorride. Sarà il primo a uscire alle
13,30. Hanno sequestrato la clinica direttore? «No». E che sono
venuti a fare i finanzieri? «Forse una passeggiata. Beh, sì hanno
sequestrato qualcosa, ma non la clinica».
ATTIVITA’. Quando qualche anno fa ci si recava
nella reception della casa di cura, le file agli sportelli erano
interminabili. Con una voce di sottofondo che chiamava i numeri di
turno. Ora nella hall, dove campeggiano il severo busto di Guido
Angelini e quello della moglie, arredata con consunti divani Frau,
non c’è quasi nessuno. Sul display appare sempre lo stesso numero
«B328». Un solo sportello funziona quello dell’ufficio
informazioni. Nelle sale ricreative ai lati dell’ingresso pochi
malati. Ne sono ricoverati all’incirca 150.
ALTRI SEQUESTRI. Altri due finanzieri alle 15
sequestrano l’immobile di via De Lollis vicino al teatro Marrucino.
Le fiamme gialle hanno fatto visita anche nell’altra casa di
Chieti, in viale Europa, equivalente di 4 mega appartamenti, dove
la famiglia Angelini ha abitato per anni. Un cartello del Gip è
appeso alla fascia bianca e rossa che delimita due posti-auto, 17 e
18, del garage dell’edificio. Dove una volta erano parcheggiate
auto da sogno, ora ci sono i sigilli della Finanza.
10 novembre 2009