Ospedale, l'ira di Cialente

Il sindaco: fermate l'Asl unica o perdiamo tutto

    di Enrico Nardecchia
    Emilio Nusca rincara la dose: «Serve una grande mobilitazione. Dopo il terremoto bisogna rifare l’ospedale dell’A quila e ripensare la sanità sul territorio con i distretti e le residenze sanitarie assistenziali. Impossibile, per una città piegata dal sisma come L’Aquila, andare a negoziare i posti letto col resto della provincia». Cialente aggiunge: «La riabilitazione è assente, le eccellenze e le professionalità di un ospedale che fino al 5 aprile aveva il 30 per cento di mobilità attiva sono mortificate. La facoltà di Medicina, che è nata qui, deve continuare a esistere. Il progetto per il “delta” di chirurgia e medicina è stato appena assegnato. Bisogna decidere cosa fare, se riadattare o ricostruire ex novo. Bisogna copiare i tempi del progetto Case. Poi serve un piano per riaprire l’ex Onpi all’Aquila e la Rsa a Montereale. Bisogna creare due distretti, uno a Est e l’a ltro a Ovest. E ci devono ridare anche i 60 posti letto della clinica Sanatrix. Dobbiamo tornare ad averne 460».

    I CERTIFICATI. Oltre 50 certificati medici al giorno presentati dal personale dell’Asl. È quanto accade al San Salvatore dal 6 aprile scorso. Colpa, secondo il segretario regionale della CislGianfranco Giorgi, delle difficili e precarie condizioni di lavoro. «Già nella fase immediatamente successiva al sisma si è registrata una difficoltà oggettiva nella gestione del personale dislocato in diverse zone dell’Abruzzo. Una mobilità momentanea favorita dallo stesso assessorato alla Sanità che ha concesso i nulla-osta ai trasferimenti e che, già da allora, delineava una qualche volontà di procedere al depotenziamento e ridimensionamento dell’ospedale aquilano. Le condizioni in cui operano i dipendenti dell’Asl non sono ottimali. La gran mole di certificati medici è dovuta, in parte, alle condizioni inadeguate e poco idonee in cui si trovano a operare medici, infermieri, tecnici, ausiliari e amministrativi del San Salvatore. Per mesi, in estate, hanno sofferto la calura sotto le tende, lavorando anche a 40 gradi. Oggi accade l’opposto: esistono ancora reparti e divisioni costrette a operare in condizioni precarie, nei container e senza sede stabile come il pronto soccorso, in parte ancora sotto una tenda, dove, giorni fa, sono stati registrati appena 4 gradi durante la notte. Il laboratorio analisi lavora in un piccolo container, centralino e direzione sanitaria sono sotto le tende, come molti altri uffici amministrativi e servizi. Una condizione che pesa ulteriormente. La presentazione di 50 certificati giornalieri non è la prassi per un ospedale: è bene che Asl e Regione si interroghino su questo fenomeno, che va controllato e arginato. Una situazione che mai prima d’ora si era verificata». Giorgi pone l’accento anche sull’a spetto retributivo: «Il personale ospedaliero ancora non percepisce incentivi e straordinari del 2008. Né è stata corrisposta la fascia retributiva richiesta. Esistono tantissime persone che si sono prodigate fin dal primo giorno dopo il sisma lavorando anche 12 ore di fila: questo senza che l’Asl abbia riconosciuto un benché minimo compenso straordinario».

    DONAZIONE. La Pfizer dona oggi 10 computer a uso dei medici di medicina generale e una casetta prefebbricata per l’a llestimento di un ambulatorio medico. La donazione avverrà nel presidio di Collemaggio.

    28 ottobre 2009
     
     

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