L’AQUILA. «Nella facoltà di Ingegneria è crollata una parete che avrebbe potuto costituire, se a quell’ora fossero stati presenti studenti, un rischio di morte per duemila persone». Questo il commento del pm Alfredo Rossini all’indomani dei nove avvisi di garanzia inviati per disastro colposo. Si ipotizza che i lavori non siano stati fatti a regola d’arte visti i danni di una struttura relativamente nuova.
GLI INDAGATI. Gli indagati sono
Mauro Irti, assistito dall’avvocato
Massimo Carosi, direttore del cantiere e rappresentante della Irti Costruzioni, impresa poi fallita, che faceva parte dell’Ati (Associazione temporanea di imprese) che ha realizzato l’opera;
Alessandro Fracassi e
Carmine Benedetto, anche loro direttori di cantiere,
Gianludovico Rolli, Giulio Fioravanti e
Massimo Calda, progettisti,
Sergio Basile e Giovanni Cecere, collaudatori ed
Ernesto Papale, direttore dei lavori.
«La struttura di Monteluco di Roio, di rilevanti dimensioni» ha aggiunto Rossini «si affacciava su una sala dove gli studenti si riunivano prima di entrare in facoltà. La caduta avrebbe costituito un serio pericolo. Le ipotesi di reato si basano su questo particolare e sul fatto che attraverso le perizie è emerso che i lavori non erano stati fatti bene, tant’è vero che la parete di grosse dimensioni è crollata come in altre situazioni».
Gli interrogatori delle nove
persone indagate in questo filone dell’inchiesta saranno
calendarizzati dopo quelli relativi alla Casa dello Studente e al
Convitto nazionale, che si concluderanno il 5 novembre prossimo
davanti agli agenti di polizia giudiziaria.
PROCESSI. «Non ci sarà nessun affossamento dei processi, l’
inchiesta andrà fino in fondo e quanti speravano e sperano che non
si andrà avanti, saranno delusi». Il giorno dopo la svolta nella
maxi inchiesta sul terremoto, il procuratore della repubblica dell’A
quila,
Alfredo Rossini, ha sgombrato il campo da
ogni dubbio o incertezza sul futuro di una maxi inchiesta che ha
appena mosso i primi passi con la notifica dei primi 26 avvisi di
garanzia per i crolli della Casa dello studente, del Convitto
nazionale e della facoltà di Ingegneria. Il procuratore non nega
che ancora ci siano persone interessate a che le indagini si
affossino: non fa nomi e va dritto per la sua strada.
«In un tempo ragionevole noi riusciremo a chiudere questa fase dei
processi e sarà un passo che non si è mai verificato», spiega e
sottolinea con orgoglio e soddisfazione, «per come stanno andando
le cose, che non succederà come per altri terremoti in Italia ed
altrove dove i processi sono tutti morti di estinzione senza
arrivare a nulla». «Noi arriveremo alla fine: noi quasi abruzzesi
siamo infatti tenaci», ha detto ancora Rossini che opera in tandem
con il pm
Fabio Picuti. «Alcuni» ha continuato il
pm «avevano dubitato che si sarebbe arrivato ai processi, anche se
hanno visto che abbiamo lavorato duramente, io non ho neppure fatto
le ferie in estate. Invece siamo riusciti ad arrivare a questa fase
molto complessa addirittura notificando a delle persone capi di
imputazione analitici, molto ben fatti, che faranno parte della
storia di questi processi».
24 ottobre 2009