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L’AQUILA. Seimila sfollati al freddo e al gelo nelle sessanta tendopoli ancora aperte, dove si contano i danni provocati dall’ondata di maltempo che lunedì ha flagellato L’Aquila. A Collebrincioni, la piccola tendopoli è stata spazzata via dalla furia del vento. Qui un giovane moldavo è rimasto ferito mentre tentava di bloccare la tenda che, però, gli si è accartocciata addosso. Il ragazzo è stato ricoverato in ospedale, mentre la Protezione civile ha chiuso il campo e trasferito gli sfollati (una trentina) al campo di Acquasanta.
Disagi e paura ovunque nelle tendopoli. Una situazione difficile per gli oltre seimila sfollati che aspettano una casa. Ovunque tende ribaltate e alberi caduti. Ieri il tempo è stato più clemente, ma un’altra tendopoli, quella di Camarda in autogestione dal 2 ottobre, è stata chiusa. Qui l’altra notte un gruppo di volontari locali e i vigili del fuoco sono stati per ore al lavoro per fronteggiare la furia del vento. Soccorsi resi difficoltosi dalla caduta di un albero lungo la strada che collega Paganica a Camarda. La tendopoli è stata chiusa, ma in 15 hanno deciso di non accettare il trasferimento in alberghi lungo la costa teramana o alla Scuola di finanza a Coppito e di restare lì, anche senza il servizio mensa finora garantito dal Comune.
La Protezione civile, allertata per l’arrivo a breve di un’altra ondata di maltempo, sta studiando misure per accelerare il piano di chiusura di tutte le tendopoli. Ma nell’immediato torna a rivolgere un appello alle persone già assegnatarie di un alloggio antisismico a
d accettare i trasferimenti fuori città. «Ci auguriamo che gli
sfollati comprendano che sta arrivando l’inverno» spiega il
dirigente della Protezione civile nazionale
Fabrizio
Curcio. «Invitiamo chi oggi ha una casa assegnata, e sa
quindi che nel giro di qualche settimana sarà in un alloggio, ad
accettare di trasferirsi per qualche tempo in albergo, anche se
lontano dall’Aquila. Così si eviterebbero disagi e problemi e l’i
mpossibilità di gestire all’improvviso, con l’arrivo di temperature
ancora più fredde, un esodo di massa».
Intanto, l’altra notte la neve ha imbiancato il Gran Sasso - dove
le temperature sono scese abbondantemente sotto lo zero - ma anche
monte Calvo e monte Ocre a pochi chilometri dall’Aquila. La cima di
monte Ocre sovrasta le tendopoli delle cinque frazioni dell’omonimo
comune nelle quali vi sono ancora poche centinaia di sfollati. «A
sei mesi dal terremoto» commentano sconsolati alcuni sfollati
«siamo ancora qui ed ora ci propongono un trasferimento sulla costa
per noi inaccettabile». Emergenza freddo anche nei comuni della
Piana di Navelli. «L’inverno arriva e si comincia a soffrire molto»
dice
Paolo Mingroni, coordinatore locale dell’Idv.
«Non voglio fare previsioni, ma prego tutte le istituzioni di
forzare la mano per realizzare in tempi rapidi le casette. Il
freddo, poi, accentua l’emergenza sanitaria. Un problema che
andrebbe affrontato con la somministrazione dei vaccini
antinfluenzali, soprattutto agli anziani e ai bambini. Peccato che
la maggior parte dei presidi medici allestiti nelle tendopoli siano
stati chiusi in anticipo». A Pianola, una frazione dell’Aquila, i
genitori degli ottanta bambini della scuola elementare protestano
per il fatto che i loro figli sono costretti a fare lezione sotto
le tende fredde e inospitali. I genitori puntano il dito contro la
mancata attivazione dei moduli scolastici provvisori. «La nostra
vita» dicono «è un caos e i bimbi sono costretti ad andare a scuola
in condizioni scandalose». Stessi disagi per gli alunni della
scuola media di Montereale. Anche qui le lezioni si svolgono sotto
le tende, perché i lavori per la realizzazione dell’edificio
scolastico provvisorio sono bloccati. Per i genitori e il gruppo di
minoranza consiliare «questo accampamento mina la salute dei
bambini».
Ad Arischia il coordinatore del Pd
Giuseppe
Colageo sollecita la realizzazione della scuola e dei
moduli abitativi provvisori per poter chiudere la tendopoli. «Si
faccia di tutto» dice «per salvare dal freddo le tante persone che
ancora sono in difficoltà ed aspettano ormai rassegnate. Si parla
di piano Case e di Map, ma tanta gente vive nei campi o in alberghi
fuori provincia. È un incubo».
Intanto, la giunta comunale dell’Aquila ha autorizzato l’a
ccensione, a partire da oggi, degli impianti termici. «Un
provvedimento» spiegano gli amministratori comunali «dettato
proprio dalla necessità di fronteggiare l’ondata di maltempo e l’i
mprovviso abbassamento delle temperature».
14 ottobre 2009