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L’AQUILA. Prende ufficialmente il via oggi l’anno accademico 2009-2010 dell’Università degli studi dell’Aquila. Un «anno zero», il primo dopo il terremoto, un banco di prova per tutta la città, a cui si è arrivati con non poche preoccupazioni. Non è bastato, infatti, lasciare all’Aquila tutte le facoltà e abolire le tasse universitarie: le immatricolazioni, ad oggi, sono circa 3.000, ovvero la metà rispetto all’anno scorso. Un dato allarmante che, se verrà confermato, potrebbe portare alla scomparsa delle facoltà con meno iscritti. La «chiave di volta» secondo il rettore Ferdinando di Orio è trovare posti letto per i fuori sede. Il termine per rinnovare le iscrizioni e per effettuare le nuove immatricolazioni è fissato al 30 ottobre. Una data ormai vicina, che preoccupa il rettore.
«Attualmente il numero degli immatricolati è poco più della metà rispetto a quello dello scorso anno», spiega di Orio. «Certamente ci saranno ulteriori domande nei prossimi giorni, ma sarà difficile raggiungere la soglia delle 6mila immatricolazioni registrate per l’anno accademico 2008-2009».
CROLLO DELLE ISCRIZIONI. Il dato rispecchia anche quello più generale delle iscrizioni: degli oltre 27mila iscritti dell’anno scorso (di cui il 32% fuori sede), resteranno con sicurezza nell’Ateneo del capoluogo abruzzese solo la metà degli studenti. «Da diverso tempo i numeri delle nostre facoltà erano in crescita», continua il rettore, «ma se continueremo di questo passo saremo costretti a recedere dallo status di Ateneo di medie dimensioni a quello di Ateneo di piccole d
imensioni».
Neanche tutti i ragazzi che hanno superato il test di ammissione
alle lauree della facoltà di medicina hanno completato l’i
scrizione, nonostante i numeri facessero ben sperare. Sono state
5.542, infatti, le domande per i concorsi di ammissione ai corsi di
laurea a numero chiuso della facoltà, con un incremento del 51,5%
rispetto all’anno accademico 2008/2009. «Il boom non è stato
confermato nelle iscrizioni vere e proprie» continua il rettore di
Orio «la metà degli studenti che hanno superato il concorso non
hanno ancora regolarizzato la posizione».
POSTI LETTO E SERVIZI. La flessione delle iscrizioni e
delle immatricolazioni sarebbe dovuta soprattutto alla carenza di
posti letto per i fuori sede, secondo il rettore. «Se fossimo in
grado di garantire posti letto, mense e servizi adeguati, potremmo
addirittura raggiungere il 70-80% delle iscrizioni dell’anno
accademico passato», spiega di Orio. «A livello didattico e di
ricerca entro pochi giorni sarà tutto avviato, ma per il momento
gli unici posti letto a disposizione dell’Ateneo sono i 212 all’i
nterno della Reiss Romoli».
Le camere reperite dall’Università sono «una goccia nel mare»
secondo di Orio, il quale afferma: «Ci sarebbe bisogno di circa
ottomila posti letto per gli studenti fuori sede». Secondo il
rettore bisognerebbe dare il via alla costruzione di Map (moduli
abitativi provvisori) e Mar (moduli abitatiti removibili) da
destinare ai giovani universitari. Per l’assegnazione dei 212
posti, come di consueto, si farà ricorso ad un bando, disponibile
sul sito internet dell’Adsu (www.adsuaq.org) e che scadrà il
prossimo 15 ottobre.
A partire dal 2 ottobre, l’Adsu ha anche pubblicato un bando che
consente a enti pubblici e privati di mettere a disposizione
ulteriori alloggi. Ma per il momento non ci sono certezze sulla
disponibilità di posti. Una buona notizia arriva intanto dal Cipe:
il Governo ha dato il via libera all’assegnazione di 40 milioni di
euro per la ricostruzione dell’Università’ dell’Aquila. La priorità
sarà data alla realizzazione del Campus universitario di Coppito,
per il quale tuttavia ci vorranno almeno 18 mesi. Rimane aperta la
questione delle mense universitarie: «Ne realizzeremo due», ha
dichiarato il commissario straordinario dell’Adsu,
Francesco D’Ascanio. «Una tensostruttura sorgerà
vicino al polo creato nei pressi dell’ex Optimes ed una negli spazi
all’interno della Reiss Romoli. A novembre inaugureremo la casa
dello studente realizzata dalla Regione Lombardia».
LA SPECULAZIONE. Nel mirino del rettore sono la
Protezione civile e l’Adsu che «non hanno fatto il possibile per
risolvere la questione dei posti letto», causando anche un
incremento smodato dei costi dei pochi alloggi disponibili in città
da parte dei privati. Il posto letto in un appartamento che
ospitava altri due o tre studenti è passato dalle circa 200 euro al
mese a 300-350 euro al mese. Il rettore ha anche scritto una
lettera al prefetto
Franco Gabrielli con la quale
chiede di intraprendere tutte le azioni necessarie a tutelare e
difendere gli studenti universitari: «Ragazzi che si vedono
costretti ad accettare affitti carissimi, a fronte di alloggi a
volte neanche consoni o

re
12 ottobre 2009