di Giampiero Giancarli
Gli scienziati della Commissione grandi rischi
Nella commissione, coordinata dallo scienziato americano Thomas Jordan, ci sono anche esperti italiani, tra cui i professori Warner Marzocchi, Paolo Gasparini e Mauro Dolce della Protezione Civile, che hanno chiarito le prospettive della ricerca nel settore.
Allora per i terremoti è impossibile fare previsioni? «Sui terremoti a breve termine è possibile solo a livello probabilistico. Abbiamo monitorato precursori, quali il susseguirsi di scosse, gas radon, e cambi di campi elettromagnetici e non si è arrivati a una diagnosi che dia sicurezza. Riteniamo, però, che le previsioni a lungo termine siano le più affidabili in quanto consentono di avere informazioni sul luogo, sulla magnitudo e sulla frequenza di un sisma. E poi possono essere inviate alle istituzioni per preparare contromisure ».
Quali sono i rischi di nuove scosse sismiche importanti nell’Aquilano?
«Quando ci sono grandi terremoti come il 6 aprile aumentano le probabilità di forti scosse nelle zone limitrofe. Non sappiamo esattamente dove, ma queste probabilità sono aumentate rispetto al passato, anche se con valori bassi. Sono più interessate le zone di Campotosto e soprattutto Montereale. Ma non esistono certezze assolute questo sia chiaro».
E la faglia di Paganica ha esaurito la sua potenza o è ancora pericolosa?
«È ancora poco conosciuta e non si può sapere quanta energia sia stata rilasciata nel recente terremoto».
Ma gli specifici studi fatti all’Aquila dopo il 6 aprile cosa hanno portato? </strong>
«Dopo l’evento principale sono stati elaborati modelli in grado di
fare stime molto accurate su quella che può essere l’evoluzione
della sequenza per le scosse di assestamento. La scossa di
magnitudo 4.1 dell’altro giorno rientra ampiamente nella norma e
avevamo considerato una probabilità del 10%, quindi non affatto
trascurabile. Comunque, nel lungo termine dopo il 6 aprile questo
modello ha funzionato molto bene. Si tratta di una metodologia
sperimentale e siamo orgogliosi perché è la prima volta che accade
in Italia e da un certo punto di vista è la prima volta al mondo».
Forse è venuto il tempo di rendere partecipe la gente
comune sull’evoluzione sismica.
«Sì, è giusto informare continuamente la popolazione su
quanto accade utilizzando anche, per esempio, le potenzialità
offerte da internet ma adeguatamente filtrate la esperti.
Stiamo vivendo un momento di forte attività sismica o è
sempre stato così?
«A livello mondiale i terremoti di Sumatra e altri eventi
che ci sono stati negli ultimi anni non devono far preoccupare.
Infatti, l’attività sismica della Terra non è affatto in aumento
anche rispetto a epoche lontane. Oggi se ne parla di più in quanto
esiste maggiore informazione ».
Ma la scossa di Sumatra da dove nasce?
«Il terremoto in Indonesia è probabilmente una conseguenza di
quello del 2004, perché rimane un certo tipo di memoria. Lì sono
abituati a terremoti forti, ma hanno vulnerabilità negli edifici
assai maggiori rispetto ai nostri ».
Se le previsioni non sono ancora una realtà lontana, quali
le migliori contromisure per i terremoti?
«La strada migliore è costruire le case con regole
antisismiche: se si fa così, i discorsi sulla previsione non
servono più di tanto. Prevedere un terremoto non è indispensabile
se si è edificato bene. La ricerca punta a tutelare le persone nei
territori in cui le case non sono fatte bene. È ovvio che nel lungo
termine la scelta preferibile è avere mappe più accurate che
permettano di identificare le aree dove è più probabile che
avvengano i terremoti forti e il tipo di strutture necessarie.
Questo è l’ingrediente per stabilire regole di costruzioni serie».
E all’Aquila come sono state realizzate le nuove
abitazioni? «La qualità antisismica delle case costruite
all’Aquila è stupefacente, è quanto di meglio al mondo si possa
fare. Costruzioni come queste se ne vedono poche in giro». Torniamo
a parlare del terremoto all’Aquila. Ci sono connessioni
scientificamente valide tra il sisma del 6 aprile con quello del
1703 e con quello di trecento anni prima? «Si tratta di riferimenti
che destano un certo interesse anche perchè L’Aquila da sempre è
stata un territorio di grande sismicità, ma arrivare a collegarli
sotto il profilo scientifico è esagerato».
Cosa si deve ancora fare per avere una migliore difesa dai
terremoti?
«La Protezione civile deve proseguire attentamente nella sua
attività di controllo e monitoraggio della evoluzione scientifica,
nonché utilizzare tutte le infrastrutture e i metodi a disposizione
per fornire informazioni probabilistiche. La Protezione civile deve
avere un ruolo di coordinamento tra le agenzie e gli enti italiani
con particolare riferimento ai dati in tempo reale».
SCOSSE NELL’AQUILANO. Una scossa di terremoto, di
magnitudo 2.9, si è verificata alle 7.03 di ieri mattina. Il
distretto sismico individuato è quello della Valle dell’Aterno. In
particolare, i Comuni prossimi all’epicentro sono stati Fagnano,
Fontecchio, Fossa, Ocre, Poggio Picenze, Prata D’Ansidonia, Rocca
di Cambio, Rocca di Mezzo, San Demetrio né Vestini, Sant’Eusanio
Forconese e Villa Sant’Angelo. Una seconda scossa, più debole, c’è
stata nell’Aquilano, alle 19,06 di magnitudo 2.3. Gli esperti, in
riferimento a queste scosse, hanno parlato di una sequenza normale
che sta andando a scalare aggiungendo che sotto il profilo
statistico potrebbero durare ancora alcuni mesi.
3 ottobre 2009