Agibilità parziale, la svolta

Attesa l’ordinanza, può risolvere il problema case

    di Enrico Nardecchia L’AQUILA. I tecnici sono d’accordo. E anche tanti proprietari di appartamenti non ridotti troppo male che però, oltre al divieto di rientrarvi, non hanno il metano in casa. Per non parlare di chi ha un negozio ma non può riaprire perché bloccato dalla burocrazia. Si chiama agibilità parziale l’uovo di Colombo dell’emergenza alloggi. Manca solo il crisma dell’ufficialità: una nuova ordinanza.

    CASE B E C.
    Gli edifici privati classificati di categoria A sono 36501 (pari al 55 per cento del totale); quelli B sono 8711 (22 per cento) e quelli C sono 1843 (il 3 per cento). Si parla di edifici, che sono composti, a loro volta, di uno o più alloggi, visto che è piuttosto consistente il numero di condomìni in città. Quindi, il numero degli alloggi è di gran lunga superiore a questi dati. L’arrivo di un’ordinanza che permetta di superare il divieto di rientrare nelle abitazioni temporaneamente inagibili (tutte o in parte) ma agibili con provvedimenti di pronto intervento, vale a dire le B, e nelle case parzialmente inagibili, cioè le C, sarebbe la svolta per far quadrare i conti dell’emergenza alloggi che, a 10 giorni dall’apertura delle scuole, è diventata una priorità assoluta.

    L’ORDINANZA.
    Secondo alcune indiscrezioni si starebbe lavorando, proprio in queste ore, alla stesura di una nuova ordinanza. Si tratterebbe di un provvedimento teso a disciplinare il rientro in casa per chi risiede in abitazioni (singole o condomìni) dove ci sono le possibilità e le condizioni per tornare in tutta sicurez
    za, nonostante la presenza di danni significativi. Una responsabilità, quella di certificare l’agibilità parziale, di cui si farebbero carico gli ingegneri e gli architetti. Da qui la prima necessità, quella di verificare che i danni non siano tali da impedire di stare in casa, quindi che non riguardino strutture portanti o altri elementi che possano rappresentare un pericolo per chi vi abita. Molte case, infatti, presentano lesioni agli intonaci, pavimenti danneggiati, plafoniere staccate. Non tutte hanno riportato crolli di tutti i muri oppure tramezzature lesionate in ogni stanza. Per queste abitazioni potrebbe arrivare la deroga al divieto di dimora proprio in forza dell’assoluta necessità di assicurare a tutti un tetto prima che arrivi il grande freddo, visto che i numeri del piano Case sono insufficienti e che si stanno cercando soluzioni alternative, dagli alberghi alla requisizione delle abitazioni sfitte. L’altro problema è il ripristino dei servizi (primo tra tutti il metano) nelle case «riabilitate» dove comunque i danni restano e vanno riparati, ma senza costringere i residenti a prolungare l’esilio fuori di casa.

    «SIAMO PRONTI».
    Mentre si studiano i modi per disciplinare l’agibilità parziale degli edifici, gli ingegneri si dicono pronti ad assumersi la responsabilità di certificare, caso per caso, dove si può rientrare e dove no. «La forte presenza dei professionisti abilitati al fianco dei cittadini aquilani potrebbe esplicarsi anche qualora arrivasse un’ordinanza del genere, che da parte nostra auspichiamo », sostiene Paolo De Santis, presidente dell’O rdine degli Ingegneri.

    «Vanno valutati, ovviamente, i singoli casi, vietando ad esempio l’u so degli ascensori, limitando l’accesso ai luoghi davvero sicuri, prevedendo spostamenti, laddove sia possibile, in porzioni degli stessi edifici meno colpite dal terremoto, magari ai piani terra, se sono rimasti intatti, oppure anche agli altri piani, una volta messi in sicurezza con interventi immediati. Far rientrare la gente nelle case B e C dove ciò è possibile, sussistendone le condizioni, sotto nostra responsabilità, esplicitata in una dichiarazione scritta, mi sembra un modo ragionevole di pensare a risolvere l’a llarme per le case che mancano all’appello.

    Stesso discorso per i piani commerciali e per tutte le attività che da questa procedura più snella trarrebbero enorme beneficio. Siamo a disposizione, nello spirito di dialogo che si è instaurato con la Protezione civile». Ieri, intanto, 300 ingegneri aquilani hanno ricevuto dalla «Microsoftware» di Ancona, rappresentata da Fabio Cappello, altrettanti pacchetti software per la gestione di una vasta gamma di compiti professionali.

    QUINTA COMMISSIONE. Il capogruppo del Partito Socialista al Comune dell’Aquila, Giancarlo Vicini, nel corso della riunione della quinta commissione, ha richiesto al sindaco «di prendere in considerazione il riutilizzo delle unità immobiliari ricomprese negli edifici classificati in fascia B e C, a fronte di dichiarazioni asseverate da professionisti abilitati, per consentire sia il rientro nelle abitazioni sia la ripresa delle attività produttive. Tenuto conto dell’elevato numero degli edifici ricompresi nella fascia B e C, i provvedimenti in questione potrebbero risultare risolutivi del problema abitativo». Infine, il consigliere Vicini ha richiesto «di ridurre al minimo i tempi autorizzativi, per il pronto risanamento delle unità immobiliari che sono state classificate B e C».

    LA CONFCOMMERCIO. «Le procedure attivate recentemente dall’a mministrazione comunale per concedere le agibilità parziali e provvisorie per gli edifici che ospitano attività commerciali, pur muovendosi sul giusto intento di favorire la riapertura degli esercizi, contengono ancora dei doppi passaggi burocratici, come il doppio sopralluogo, che rallentano la volontà degli operatori di riprendere rapidamente la propria attività». Lo sostiene, in una nota, il direttore della Confcommercio Celso Cioni. «In tal senso, torniamo a proporre che siano direttamente i professionisti incaricati dagli esercenti, attraverso perizie che attestino l’a ssunzione di responsabilità da parte dei medesimi tecnici iscritti agli albi professionali, a certificare l’idoneità degli immobili. Confcommercio, da più di tre mesi, ha formalizzato tale proposta che, se fosse recepita, consentirebbe una forte accelerazione al processo di riapertura di molti esercizi che procede troppo a rilento. Rialzare le saracinesche due o tre mesi prima di una procedura eccessivamente burocratica è per noi una priorità», dice Cioni, «e ci auguriamo che finalmente l’amministrazione raccolga la nostra proposta».
    11 settembre 2009
     

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