di Fabio Iuliano
L’AQUILA. Quindici tende blu della Protezione civile sono state sterilizzate e riposizionate a ridosso dell’ingresso principale di piazza d’Armi. Serviranno per ospitare gli sfollati «irriducibili», quelli cioè che proprio non vogliono saperne di lasciare la tendopoli. Poco più di una trentina gli ospiti rimasti ieri sera, dopo ore di tira e molla sulle nuove destinazioni, sotto la supervisione delle forze dell’ordine. Non sono mancate proteste da parte dei comitati cittadini che, insieme a esponenti di Rifondazione comunista, hanno presidiato l’entrata dell’area.
«DORMO NEL BOSCO». «Lasciatemi una tenda e resto a dormire anche nel bosco». Ioan Mursa, originario della Transilvania, lavora in un’impresa di costruzione all’Aquila e fa parte del gruppo delle persone che, costi quel che costi, resteranno barricate all’interno del campo. consapevole che fra un po’ non ci saranno più i servizi essenziali, che i bagni verranno smantellati e che anche la seconda mensa verrà smantellata. I volontari all’ingresso del campo confermano, infatti, che presto la Protezione civile dell’Emilia Romagna, così come gli alpini dell’associazione nazionale, lasceranno L’Aquila e che il Comune dovrà pensare agli «irriducibili». Per ora Ioan a questo preferisce non pensare, tanto più che dalla cucina esce un buon odore di bollito.
«Anche Dracula ha perso i denti», dice sorridendo, «sono arrivato dalla Romania con tanti sacrifici, insieme a mia moglie. Siamo qui per lavorare, non per fare villeggiatura e se ci mandano a Ovindoli non sappiamo come tornare in città,
ogni giorno, per lavorare». Spiega di non avere una macchina e di
doversi presentare ogni mattina nel cantiere di un’impresa edile
che lavora nell’area di Pile. Analogamente, sua moglie Gabiuta
lavora in città come badante e non può perdere il posto. Gli
sfollati contestano la distanza dei nuovi alloggi, tutti comunque
situati nella provincia dell’Aquila, oltre alla scelta di spostare
molti sfollati anche nelle aree di Avezzano e di Sulmona.
LO STRISCIONE. Fuori dalla tendopoli, lungo viale Corrado IV, in
corrispondenza con l’entrata dell’area di accoglienza, è ancora
alto lo striscione con cui alcuni tra gli ospiti da una parte
ringraziano la Protezione civile dell’Emilia Romagna e dall’altra
se la prendono col dipartimento centrale che li fa sentire
«ri-sfollati». I comitati rincarano la dose. Ieri si sono
presentati, verso l’ora di pranzo, con un grande striscione con
scritto «vergogna». Solo una ventina i manifestanti, ma in
rappresentanza di varie realtà. «Ci dispiace», commenta Enza
Blundo, a nome del comitato Cittadini per cittadini, «che i diritti
degli aquilani siano stati ancora una volta prevaricati. Ci
auguriamo che per queste persone che sono ancora all’interno possa
essere individuata una soluzione alternativa». A offrire
solidarietà anche i giovani del comitato «3e32» che da giorni
cercano di raccogliere testimonianze dentro e fuori del campo di
accoglienza più grande tra quelli allestiti nell’Aquilano.
LA DENUNCIA. Davanti all’ingresso di piazza d’Armi si vedono le
bandiere di Rifondazione, presente con il segretario provinciale
Fabio Pelini e il consigliere regionale Maurizio Acerbo.
«Denunciamo con forza la condizione vergognosa alla quale sono
stati abbandonati alcuni residenti, in prevalenza anziani e persone
sole», si legge in una nota del Prc a firma di Francesco Marola,
coordinatore dei giovani. «Questa gente è stata lasciata in mezzo
alla polvere causata dallo smantellamento parziale del campo».
Rifondazione esprime preoccupazione per la difficile condizione
economica che sta attraversando la città. «Le difficoltà
riscontrate da molte industrie sono evidenti», spiega Pelini, «e i
numeri della cassa integrazione sono preoccupanti. Dobbiamo
insistere su agevolazioni fiscali, zona franca e Obiettivo 1 per
ripartire». In questo momento, tuttavia, la priorità è quella di
garantire un alloggio a tutti. «In questi giorni si dimostra il
fallimento dei numeri del progetto Case», aggiunge Pelini, che
rilancia i moduli provvisori e la possibilità di utilizzare le
abitazioni sfitte.
KATRINA. Tutt’altro che fallimento, il piano di re-insediamento
elaborato dal governo e dalla Protezione civile, secondo il
presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. «All’Aquila entro il 30
dicembre saranno consegnati tutti gli appartamenti», ha ribadito
intervenendo alla festa dei giovani del Pdl. «È un record mondiale,
si tratta del più grande cantiere del mondo e tutto questo senza
alzare le tasse agli italiani». Il riferimento è all’uragano che
nel 2005 colpì New Orleans, uno dei più devastanti della storia
degli Stati Uniti. «Andate a chiedere agli americani vittime dell’u
ragano Katrina», prosegue, «se non avrebbero voluto un governo come
il nostro piuttosto che restare in tende e roulotte».
LE TENSIONI. Non sono mancati neanche ieri momenti di tensione all’i
nterno del campo, ma polizia e carabinieri hanno lavorato con più
tranquillità. Lunedì sera, tuttavia, c’è stata anche l’ennesima
rissa tra alcuni sfollati rimasti, segno della stanchezza di chi
vive nelle tende ormai da cinque mesi. Anche i funzionari della
Protezione civile sono consapevoli della difficoltà del lavoro di
smobilitazione. «È un intervento necessario», spiega Marco Agnolone
del dipartimento. «L’obiettivo è che nessuno rimanga all’interno
del campo. Per questo motivo ci stiamo attivando per indirizzare le
persone rimaste verso le nuove destinazioni. È ovvio», aggiunge,
«che esistono problemi di disponibilità in città e che si cerca di
far rimanere all’Aquila le famiglie con i bambini per consentire la
ripresa delle attività didattiche». Prossimi sgomberi: Collemaggio,
Acquasanta e Centi Colella. Molti sfollati del mare, costretti a
fare avanti e indietro tutti i giorni per lavoro, hanno chiesto la
possibilità di essere trasferiti a Ovindoli o Sulmona al posto
delle persone rinunciatarie. «È arrivato il momento di fare
qualcosa per andare avanti», commenta Carmine Gaudieri. «Non
possiamo vivere di assistenzialismo in eterno. Ho la fortuna di
avere la casa agibile ma sono rientrato a maggio, quando ancora non
avevo il gas. Qui ci sono migliaia di persone con le case A che
cercano espedienti per non rientrare».
10 settembre 2009