Tende, fuori chi ha casa A

La Protezione civile: dal 6 stop all’assistenza

    di Giampiero Giancarli L’AQUILA. Entro il 6 settembre chi ha la casa A deve lasciare le tendopoli. Lo ha ribadito ieri il capo della protezione civile, Guido Bertolaso nell’ambito del progetto di smantellamento dei campi di accoglienza. Al momemto sono circa seimila le persone cui si deve ancora trovare un tetto. Infatti, stando ai numeri attuali, le persone assistite sono 42.238 di cui 16.320 nelle tendopoli e 16.351 negli hotel.

    IL COMPUTO. In tutto circa 33mila persone cui vanno sottratti 9.567 aquilani già sistemati in case. La Protezione civile ritiene di poter sistemare 18mila persone nelle casette antisismiche, scuola della Finanza e in altre soluzioni abitative. A questo punto, per non tenere più nessuno nelle tendopoli, restano poco più di 15mila persone ma di queste, almeno ottomila, in maggioranza anziani, resteranno fino alla primavera del 2010 negli alberghi della costa adriatica. Rimangono, grosso modo, da sistemare circa seimila sfollati. Alcuni di questi, per lo più stranieri che sono in tendopoli, secondo quanto si è appreso non potranno beneficiare di assistenza in quanto abusivi e senza requisiti. Gli altri andranno negli hotel aquilani aperti, nelle altre abitazioni in muratura che man mano si libereranno e nella caserma Pasquali.

    NUOVE CASE. L’ipotesi che è circolata ieri, e che attende conferme, prevede la realizzazione di altre venti piastre, in ognuna delle quali si calcola si possano costruire 500 bilocali che dovrebbero ospitare un migliaio di persone per una spesa di 40 milioni.
    Le nuove costruzioni, se si faranno, si aggiungono a quelle che sono in corso di edificazione in 19 siti della città con le quali si vuole dare un tetto a 15mila persone ripartite in 4500 alloggi.

    I SITI. Al momento, per ovvie ragioni, non sono stati indicati siti dove potrebbero essere aperti i cantieri. Ma è molto probabile che si possa trattare degli stessi nei quali è stato occupato già dall’inizio più spazio di quello necessario alle esigenze. Una di queste aree, secondo alcune indiscrezioni, può essere quella di Coppito.

    LA DECISIONE. Non si tratta di una decisione facile da prendere. Infatti se ci sono delle indicazioni, soprattutto da parte della Protezione civile in tal senso, ci sono anche le resistenze del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che fino a ieri si era espresso negativamente su questa eventualità. Cialente aveva chiesto case mobili per tamponare l’emergenza scattata per l’insufficienza di case in rapporto al numero di richieste da parte degli sfollati. Infatti, il primo cittadino del capoluogo di regione ha sempre sostenuto che realizzare altre case antisismiche equivaleva a snaturare la città. Della stessa opinione, del resto, anche la presidente della Provincia, Stefania Pezzopane e il deputato Giovanni Lolli, i quali hanno sempre manifestato la netta preferenza per le casette mobili, ovvero quelle con le ruote. Alla base di questa preferenza i tre politici aquilani pongono pure il fatto che in tal modo molta gente, soprattutto più anziana quelle che risiede nelle frazioni, avrebbe la possibilità di non allontanarsi dai luoghi nei quali è sempre vissuta. E sempre gli stessi amministratori hanno sostenuto che oltre a costruire sarebbe il caso di concordare un buon piano di ricostruzione.

    CASE AGIBILI. Lo svuotamento delle tendopoli che è in corso parte anche dalla considerazione che il 6 settembre, ovvero fra tre giorni, tutti coloro che hanno una abitazione di tipo A, ovvero agibile, dovranno lasciare i campi sfollati. Si tratta di una decisione che è stata già resa nota nei giorni scorsi dal prefetto dell’Aquila, Franco Gabrielli nel corso di un incontro che ha tenuto nel campo sfollati di Murata Gigotti a Coppito. Orientamento che è stato ribadito con forza dalla Protezione civile. E questo provedimento dovrebbe essere valido anche per coloro che ancora non hanno in funzione l’impianto per il gas metano visto che sono in corso lavori che in breve dovrebbero garantire l’erogazione a tutti in tempi brevi. Lo stesso Gabrielli ha dichiarato di comprendere che alcuni possono avere paura di tornare nelle loro case in muratura con il rischio obiettivo di altre scosse ma anche che bisogna cercare di tornare alla normalità. Il prefetto, in quella riunione, ha anche annunciato che nelle scuole ci saranno molte esercitazioni antisismiche per preparare ipotetiche evacuazioni.

    CANTIERI. C’è comunque sempre molta attesa per il rispetto dei tempi delle case antisismiche che, al di là di possibili integrazioni, sono in fase di realizzazione. Al riguardo il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, in referimento ai dubbi espressi da alcuni, ha ribadito che si sta operando nel rispetto dei programmi e che all’Aquila ci sono ottomila operai a lavoro, giorno e notte, che lavorano per cinquanta imprese in 45 cantieri dove si stanno costruendo case, moduli abitativi e scuole. Il sottosegretario tiene a precisare che a primavera 2010 tutti gli aquilani avranno una casa.

    SITI REVOCATI. Con un decreto dello scorso 24 agosto, Guido Bertolaso ha disposto la revoca di alcuni verbali di immissione in possesso di terreni sui quali non si sono più realizzati gli insediamenti abitativi del progetto Case., per via delle modifiche effettuate nelle localizzazioni del progetto medesimo. Lo ha reso noto il sindaco, Massimo Cialente. I proprietari, pertanto, potranno riacquisire terreni, situati per lo più nelle zone di Coppito, San Giacomo, Sant’Antonio, Collebrincioni, Cese di Preturo, Sassa, Paganica, Tempera, Sant’E lia, Camarda, Arischia e Assergi.

    PROTESTE. Un gruppo di cittadini che in questi cinque mesi ha provveduto autonomamente alla sistemazione nell’e mergenza terremoto, è tornato a denunciare i ritardi con cui il comune dell’Aquila sta erogando i contributi relativi all’autonoma sistemazione. «Siamo a settembre» dice il gruppo di terremotati «e abbiamo ricevuto solo l’assegno di aprile. Non si può andare avanti così, siamo tra coloro che hanno creato i problemi minori allo stato eppure non possiamo disporre neppure il minimo sostegno».
    2 settembre 2009
     

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