di Antonio De Frenza
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L'AQUILA. «Il 10 settembre inizieremo a consegnare le case, cercheremo di abbreviare i tempi ma mettiamo in conto possibili ritardi». È un Berlusconi insolitamente cauto quello che si affaccia in sala stampa a Palazzo Chigi dopo la riunione d'emergenza sul terremoto. «Le tende sono comunque già dotate di sistema di riscaldamento». Per il premier attrezzare le case in 200 giorni è una «mission impossible».
Una cautela alla quale contrappone un ottismo tutto partenopeo: «Io speriamo che me la cavo», ha sussurrato ai cronisti lasciando la sala. Berlusconi ha valuto fare il punto ieri con i suoi collaboratori dopo la visita del 1º Maggio alle tendopoli attorno al capoluogo abruzzese, la decima visita dopo il terremoto del 6 aprile.
«Abbiamo fatto una sfida che qualcuno ha definito "mission impossible": alloggiare in case vere e arredate le 12-13mila persone che hanno avuto le case distrutte» entro sei mesi. «Abbiamo individuato 14 aree, non si tratta di nessuna new town», ha aggiunto il premier, «sotto questi edifici saranno realizzate delle piattaforme anti-sismiche in cemento armato sopra le quali sarà possibile costruire. Abbiamo lanciato una sfida alle varie associazioni di costruttori per avere delle case in meno di sei mesi».
Quanto all'organizzazione complessiva dei campi «procede bene», ha detto Berlusconi, con una «comunità di più di 66.000 persone, più una settantina di soccorritori, fornendo tutti i giorni pasti caldi e dando alloggio in alberghi e case private». I campi tendati sono 169, «100 i centri sanitari, 200 moduli di servi
zi igienici da tre bagni ciascuno, sterilizzati quattro volte al
giorno. In più, tremila bagni chimici, 31 centri medici avanzati e
100 cucine da campo».
«Portiamo avanti un'organizzazione che funziona», ha detto
«riscuotendo l'ammirazione delle altre protezioni civili che
vengono da noi a vedere come lavoriamo».
Il premier ha dato anche i numeri dei sopralluoghi fatti: mille al
giorno, per un totale di 22.700. «Il 53,7 % delle abitazioni sono
già abitabili», ha assicurato il premier «il 15,8% entro 30 giorni
con pochi interventi, ma le popolazioni non entrano perché le
scosse continuano. Abbiamo bisogno di una settimana senza scosse
continue».
Berlusconi ha quindi annuncianto la riapertura «entro fine maggio»
dell'ospedale dell'Aquila. L'ospedale, ha aggiunto, potrà
funzionare tra il 60 e il 70%. Non ci sarà quindi «alcuno scippo»
riguardo alle apparecchiature. In particolare, ha aggiunto «gli
apparecchi per la Tac resteranno nella provincia, saranno
trasferiti a pochi chilometri dall'Aquila. Ma si rimedierà con la
riapertura dell'ospedale». Sarà poi trasferito all'Aquila dalla
Maddalena l'ospedale del G8. L'incontro e le manifestazioni
previste per il vertice dei grandi della Terra si terranno tutte
all'interno della cittadella di Coppito, nella sede della scuola
della Guardia di Finanza, «dove ci sono anche dei miglioramenti
logistici rispetto a La Maddalena», ha spiegato Berlusconi. Che ha
voluto rassicurare i sardi: «La Sardegna sarà ricompensata», ha
detto, «i lavori li termineremo come se il G8 dovesse tenersi
lì».
Intanto fa discutere l'"investitura" dei sindaci annunciata
durante la visita del 1º Maggio: «Nominiamo i 49 sindaci dei comuni
interessati dal sisma soggetti attuatori delle direttive del
commissario», ha detto Berlusconi.
«A loro il compito di individuare gli inquilini da mettere negli
appartamenti che affittiamo e di cui paghiamo il canone di
locazione e di individuare le famiglie che potranno entrare nei
nuovi appartamenti». Se necessario, ha aggiunto il premier il
governo destinerà maggiori risorse per la ricostruzione delle case
distrutte e lesionate dal terremoto. Ma, ha sottolineato, le
risorse già indicate «dovrebbero essere sufficienti».
Sulla trasformazione del decreto in legge l'opposizione annuncia
battaglia: il presidente della Provincia Stefania Pezzopane al
termine di una riunione con i sindaci del "cratere" ha chiesto lo
stesso trattamento di friulani, umbri e marchigiani, proponendo sei
punti da emendare: dal ruolo più incisivo degli enti locali, alla
copertura del 100% del costo base delle case. Pezzopane si è detta
anche preoccupata per il ruolo di Fintecna, la società che
acquisirà mutui e immobili di chi non vorrà o potrà ricostruire con
il massimale stabilito di 150 mila euro.
Su questo massimale arriva una voce contraria anche dalla
maggioranza regionale. Per il vicepresidente del Consiglio Giorgio
De Matteis, vicesegretario nazionale dell'Mpa «la cifra di 150mila
euro può non essere adeguata, per esempio, per una nuova
costruzione. E poi», ha aggiunto «va chiarito in particolare il
punto relativo alla disponibilità di queste risorse in tempo
reale».
«Certamente», ha aggiunto De Matteis, «poterle avere solo dal
2010, come sembrerebbe essere, ritarderebbe notevolmente i lavori
per ripristinare il patrimonio abitativo della città. Questo si
collega anche alla necessità di affrontare con una strategia
condivisa e da elaborare in tempi rapidi, la ricostruzione del
patrimonio abitativo e architettonico del centro storico, degli
edifici pubblici e delle infrastrutture su tutto il territorio
comunale».
Sul tema del decreto è internuto anche il sindaco Massimo
Cialente. Per il sindaco il decreto del Governo va bene, ma serve
«un provvedimento ad hoc per il centro storico affinché abbia dei
finanziamenti a parte, altrimenti la città non la ricostruiremo
mai». Anche Cialente contesta le cifre per la ricostruzione: 80
mila euro per le case danneggiate e 150 mila per le abitazioni
crollate. «Per quanto riguarda il centro storico sono cifre
irrisorie. C'è il rischio a quel punto che i cittadini vadano
dietro a questo strano meccanismo di Fintecna che diventerebbe così
l'azionista di maggioranza del comune dell'Aquila».
2 settembre 2009