di Luigi Di Fonzo
SULMONA. «Ich bin nicht der Papst!». «Ma io non sono il Papa!». E’ un uomo sorridente e commosso il fratello del pontefice Benedetto XVI quando scende dalla Mercedes nera targata Città del Vaticano, scortato dalle guardie svizzere e affiancato da Cristina, la traduttrice. Alle 11 Georg Ratzinger, arriva puntuale nella sede della Curia, dove ad attenderlo trova il vescovo di Sulmona-Valva Angelo Spina e il sindaco Fabio Federico. A scortare Ratzinger un imponente cordone di sicurezza composto da guardie svizzere, polizia, carabinieri e vigili urbani.
E’ un viaggio nel ricordo, in quanto il fratello maggiore del Papa, all’età di 20 anni, era già stato a Sulmona. All’epoca, però, non vestiva l’abito del presbitero, ma quello temuto e portatore di morte di soldato della Wehrmacht. All’epoca Sulmona era una città alle porte della linea Gustav, e le rappresaglie dei nazisti portarono a stragi vere e proprie, come quelle di Limmari e Pietransieri. Capelli bianchi candidi, occhiali da sole, passo guidato dal bastone, il soldato Ratzinger torna a Sulmona da sacerdote accolto dalla musica della Banda di Introdacqua, che ha interpretato l’Inno alla Gioia dalla 9ª Sinfonia di Beethoven e l’Inno nazionale italiano. «Complimenti alla banda», ha detto «ha suonato davvero bene». «Accetto questa bellissima accoglienza, simbolo di un popolo buono e generoso», ha aggiunto «anche in onore di mio fratello.
Questa è una città bellissima che vale la pena di essere visitata. Io la vidi, per la prima volta, nell’autunno del 1944, durante una breve licenza, e ho cons
ervato per anni il desiderio di rivederla ricostruita e in pace».
Dopo l’8 settembre 1943, data dell’Armistizio, la Valle Peligna e l’
Alto Sangro subìrono gravi e sanguinose rappresaglie dall’esercito
tedesco. Una parentesi della vita di cui il fratello del pontefice,
che all’epoca aveva 20 anni, sembra aver rimosso. Anche quando l’a
vvocato e storico Lando Sciuba (figlio di Torinto, medico del campo
di concentramento numero 78 di Sulmona e fondatore della banda
partigiana Sciuba) ha donato due dei suoi libri che raccontano gli
anni della guerra in Valle Peligna: «La via dell’onore» e «I
giustiziati di Sulmona». Il sindaco Federico ha ringraziato il
sacerdote bavarese invitando in città anche suo fratello. «In un
mio recente viaggio in Baviera», ha raccontato Federico «ho potuto
vedere la casa della vostra famiglia. Mia figlia mi ha chiesto se
mai il papa o suo fratello potessero visitare Sulmona. Ecco, ora è
successo».
«Questo è un momento che ci rallegra», ha sottilineato il vescovo
Spina «e che ci unisce, dimostrando la forza, la dignità e la fede
di Sulmona. Valori che condivide con la città dell’Aquila duramente
provata dal terremoto». Dopo la cerimonia, Ratzinger, in forma
privata, ha visitato la Curia e, senza scendere dall’auto, il
centro storico fino a piazza XX Settembre e piazza Garibaldi, dove
ha fatto una breve passeggiata ed è stato salutato da diverse
persone. Quindi, sempre senza scendere dall’auto, è passato davanti
al campo di concentramento di Fonte d’Amore, per poi raggiungere l’A
bbazia di Santo Spirito. Poi giù alla stazione, dove Ratzinger
transitò con i suoi commilitoni in ritirata, e dove ha visto il
monumento che ricorda i caduti del bombardamento del 27 agosto
1943, nel quale morirono centinaia di civili. Infine, il sacerdote
si è raccolto in preghiera, nella cattedrale di san Panfilo,
davanti alle reliquie (tra cui un pezzo di cuore) di papa Celestino
V. Quindi pranzo tutto abruzzese e, verso le 16, partenza per
Castel Gandolfo, non senza aver ricevuto prima un dono per il
fratello: i confetti di Sulmona. «Mio fratello è ghiotto di
confetti», ha salutato sorridendo il prelato tedesco.
(ha collaborato Chiara Buccini)
19 agosto 2009