di Marina Marinucci
L’AQUILA. Tredicimila moduli protocollati, di cui 11.274 già «letti» e acquisiti nel «data base» della Protezione civile. Sono questi i dati della partecipazione al censimento attuato per conoscere le necessità e le aspettative di chi abitava in case classificate E, F oppure in «zona rossa». Dichiarazioni, quelle già elaborate, che fanno riferimento a circa 28mila persone. Un numero destinato a salire, ad operazione completata, a quota 32 mila. Chiarissimo il risultato: il 68% degli sfollati punta sugli alloggi del progetto Case.
Solamente in 374 hanno indicato la preferenza per un appartamento in affitto nel comune dell’Aquila, o in quelli limitrofi, a spese dello Stato. Gli altri, ovvero 3.025 nuclei familiari, hanno visto nell’autonoma sistemazione la soluzione più rispondente alle loro esigenze.
Dati snocciolati, uno dopo l’altro, dal prefetto Franco Gabrielli che ieri, a censimento concluso e in attesa delle sole dichiarazioni in arrivo per raccomandata e di alcune correzioni da apportare alle certificazioni incomplete, ha tenuto una conferenza stampa insieme al sindaco Massimo Cialente. Con loro anche l’ingegnere Luisa Franchina, della Protezione civile, che ha curato l’operazione.
«Il 94% delle dichiarazioni riguarda cittadini italiani» ha spiegato Gabrielli «e solo il restante 6% - suddiviso in parti uguali - cittadini comunitari ed extracomunitari. Un dato che da solo può bastare a sfatare paure e pregiudizi. Il 67% dei moduli raccolti si riferisce a case di proprietà; il 16% è relativo ad abitazioni in affitto,
il 5% a residenti in alloggi popolari, mentre il 12% ad altre
tipologie di insediamento».
E sempre il prefetto ha aggiunto che il 28% delle dichiarazioni è
riferibile a nuclei composti da una sola persona; il 27% a due; il
21% a tre; il 18 per cento a nuclei con 4 persone e il restante 6%
a famiglie più numerose». Dai moduli già «letti» è emerso, inoltre,
che il 27% delle dichiarazioni è stata compilata da ospiti delle
tendopoli, il 36% da famiglie che vivono in albergo, mentre il 37%
risulta altrove.
«Importantissimo e confortante», per il prefetto, il dato sulla
preferenza alloggiativa di chi ha la casa danneggiata. «Da ciò che
leggiamo possiamo dire che i 4.920 moduli abitativi che andremo a
consegnare dalla prima metà di settembre a novembre, potranno
offrire una risposta adeguata al fabbisogno della città».
CONTROLLI FINANZA. Progetto Case, ma non solo. Il
prefetto Franco Gabrielli ha aggiunto che la Guardia di finanza ha
individuato e censito 1.640 appartamenti che potranno essere
requisiti attraverso un’ordinanza del commissario Guido Bertolaso.
«Un migliaio sono quelli, non immessi ancora sul mercato,
appartenenti a imprese. Gli altri» ha aggiunto il prefetto
«appartengono a privati cittadini dell’Aquila e dintorni. Il
passaggio che ora andremo a fare sarà quello della verifica dello
stato di tali immobili. Per quelli non ancora accatastati (che pur
essendo agibili hanno bisogno di qualche riparazione), è previsto
un ulteriore contributo di 30 mila euro che verrà erogato solamente
a chi deciderà di mettere sul mercato (affittare) l’immobile
risistemato. Ora ognuno dovrà fare la sua parte, perché il tempo è
scaduto e c’è la necessità di chiudere le tendopoli e di dare un
alloggio a tutti gli sfollati».
LE SCUOLE. Per il prefetto l’altra grande priorità da
affrontare è la scuola. Sulla stessa lunghezza d’onda il sindaco
Cialente. «Tutti gli sforzi saranno tesi ora in questa direzione.
Sono partiti i lavori per la realizzazione dei moduli provvisori,
ma abbiamo anche scuole che hanno retto bene al terremoto e che
potranno accogliere in totale sicurezza i nostri ragazzi. Io stesso
ho iscritto mio figlio al liceo scientifico a Colle Sapone, una
struttura sicura al 1000 per 100». Tra le dichiarazioni del
censimento, 590 portano la firma di studenti universitari. «Faremo
presto il punto per offrire risposte adeguate anche a loro».
AUTONOMA SISTEMAZIONE. Ma per Cialente il
censimento ha evidenziato un dato allarmante. «Troppe le famiglie
che hanno scelto l’autonoma sistemazione. Spero che siano
ricongiungimenti familiari e non «fughe» dalla città. Io sono qui a
dire che si può tornare all’Aquila, anche se non sarà facile. Si
sta lavorando per dare risposte a tutti. Anche a chi possiede case
B che necessitano di lavori che non potranno finire prima di
qualche mese. Se i dati sono questi si può ripartire. E sarà il
contado a dare una mano grande».
12 agosto 2009