di Vittorio Perfetto
SAN DEMETRIO NE’ VESTINI. È stata una notte movimentata, nel campo di San Demetrio, dove ci sono 300 sfollati sotto le tende. Una probabile intossicazione alimentare ha colpito una cinquantina di persone, di cui 3 finite al pronto soccorso.
La crisi intestinale per una cinquantina di persone è scoppiata intorno alle 23.30 di ieri, quasi in contemporanea. È scattato subito l’allarme, mentre venivano presi d’assalto i “Seabach”, i bagni chimici, dove è stato un viavai di persone. Qualcuno non ha fatto neppure in tempo ad arrivarci. Grida di dolore e subbuglio, hanno gettato per un’ora la tendopoli di San Demetrio nel caos. Tre persone presentavano sintomi più importanti, con febbre, e sono state portate al pronto soccorso del San Salvatore dove, però, ieri mattina sono state dimesse, dopo una massiccia terapia con farmaci antidissenteria. Per tutti gli altri, il problema si è risolto a livello di intervento medico nella tendopoli.
Nella fase acuta del problema, tra grida, tensione e paura di epidemie, si è temuto anche per l’ordine pubblico e sono arrivati sul posto i carabinieri della stazione di San Demetrio, che hanno allertato i colleghi del Nas di Pescara. Il Nucleo antisofisticazioni è arrivati in mattinata e ha prelevato campioni di cibo e di bevande. L’ipotesi più plausibile, al momento, in attesa del responso delle analisi, è che a provocare i problemi intestinali sia stata un’intossicazione alimentare. Probabilmente si tratta di cibi o acqua consumati all’ora di pranzo.
Si pensa più a un’intossicazione che a un viru
s, perché all’interno della stessa tenda c’è chi è stato colpito
dall’attacco gastro-intestinale e chi no. Il caldo certamente non
giova, né a chi è sotto le tende, né tanto meno ai generi
alimentari che vengono conservati. La situazione, comunque, fino a
ieri sera, era sotto controllo. «Ieri mattina tutto era tornato
alla normalità», fa sapere Ludovica Panzerotto, della Protezione
civile. «I carabinieri del Nas, intervenuti insieme alla nostra
struttura sanitaria e alla Asl dell’Aquila, hanno fatto verifiche
su cibi e bevande e sembra che al momento non abbiano riscontrato
anomalie, almeno sullo stato di conservazione. Tutti i casi sono
stati curati nel campo», sostiene la Panzerotto, «tranne tre
persone, portate in ospedale. Da allora non si sono verificati più
casi. Sembra da escludere la causa del virus».
Sono state controllate anche le attrezzature refrigeranti, come
frigoriferi e congelatori, e sembra che gli alimenti fossero
conservati secondo le norme. Ad essere colpite dalla possibile
intossicazione sono state tutte le fasce d’età, tranne i bambini:
dai ragazzi, agli adulti, agli anziani. Una nottata movimentata,
quindi, in un campo di sfollati abbastanza tranquillo, rispetto ad
altre realtà, che la Protezione civile sta gestendo abbastanza
bene, anche con la presenza costante dei carabinieri della stazione
di San Demetrio, sotto la direzione del comandante, il maresciallo
Alfredo Venta. I militari dell’Arma sono al lavoro dal 6 aprile,
quando sono andati a scavare, anche con le mani, sotto le macerie
di quei paesi di competenza territoriale, dove il terremoto ha
fatto 25 vittime: 3 a San Demetrio, 4 a Fossa e 18 nel paese più
colpito, Villa Sant’Angelo. Tutt’ora i carabinieri operano senza
una caserma (quella di San Demetrio è inagibile) e i cittadini per
qualsiasi cosa devono rivolgersi alla stazione di Fontecchio, che
dista quasi 20 km. Finora non sono stati installati i moduli per
ospitare la stazione vestina.
«Il Comune è latitante e dovrebbe provvedere», dicono alcuni
sfollati, «siamo stufi di dover andare ogni volta a Fontecchio,
perché i carabinieri per noi sono un punto di riferimento
importante, come la Protezione civile. Il nostro sindaco, tra l’a
ltro, non si è fatto neppure vedere, né quando è scoppiato il caos
per l’intossicazione, né la mattina seguente, per sapere come
stavano i suoi concittadini e cosa stava accadendo».
10 agosto 2009