Tasse, 60 rate in 5 anni

Ecco la proroga: si inizia a pagare il 1º luglio 2010

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  • L’AQUILA. Sessanta rate in 5 anni a partire dal 1º luglio del prossimo anno. Questi i tempi a disposizione dei contribuenti aquilani per restituire le tasse non pagate nel 2009. La sospensione dei termini slitterà quindi di sei mesi. L’ordinanza di proroga, che ancora non è stata dettagliata, comincia a prendere forma. Bertolaso: «È il giusto percorso per garantire parità di trattamento agli aquilani». L’avvocato Giacomo Aiello è il consulente giuridico della Protezione civile: «Il periodo di sospensione sarà modificato e l’intendimento è quello di stabilire un periodo di rateizzazione di 5 anni a partire dal 1º luglio. Sulla data di inizio si sta valutando, anche se parlare di 1º luglio è verosimile. Per ora non sono previste decurtazioni sull’importo da restituire. È un problema di copertura finanziaria».

    La proroga riguarderà tutti, ma potrebbero essere stabilite differenziazioni tra i vari contribuenti. «L’imposizione fiscale colpisce in misura diversa», conferma Aiello, «perché un dipendente pubblico o un pensionato ha continuato a percepire stipendio e pensione. Invece un lavoratore autonomo con un’attività colpita dal sisma ha subìto anche in maniera economica il terremoto. Ebbbene, su quest’ultimo la sospensione del tributo è vitale. L’ordinanza riguarderà sicuramente tutti quanti, indistintamente, per quanto riguarda lo scorrimento in avanti dei tempi, ma non sono escluse differenziazioni».

    La proroga arriva dopo l’approvazione all’unanimità di un ordine del giorno della Camera dei deputati presentato dal Pd che equipara i terrem
    otati aquilani a quelli di Umbria e Marche. Il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, è esplicito: «Sul terremoto dell’Aquila sono stati prodotti sforzi finanziari notevolissimi che sono sotto gli occhi di tutti, ma questa della proroga è una misura che darà maggiore tranquillità alle imprese, che potranno ridare un impulso all’attività economica del territorio».

    CRITICHE AI COMUNI. Il capo della Protezione civile rivendica anche la sollecitudine delle ordinanze e bacchetta i ritardi di chi «non vi ha dato seguito». «Noi», afferma, «a settembre chiuderemo le tendopoli, riapriremo le scuole, ma non si può pretendere che faccia tutto la Protezione civile: anche le altre amministrazioni e i cittadini si devono impegnare per affrontare i problemi e risolverli». Bertolaso critica «le strumentalizzazioni e le chiacchiere che si fanno sulla ricostruzione. Si continua a dire che è tutto fermo ma, a parte che non è così, bisogna anche dire perché alcune cose sono ferme. La priorità è quella di dare seguito a tutte le nostre ordinanze che consentono ai cittadini della zona di ripristinare i danni, ricostruire le case crollate e ricominciare le attività industriali».

    «Si tratta di ordinanze», precisa Bertolaso, «che hanno ormai un mese e mezzo di vita e non si capisce perché non vengano applicate. Ci era stato chiesto di eliminare la burocrazia e lo abbiamo fatto. Abbiamo dato a ogni singolo proprietario il compito di chiamarsi un’ impresa e farsi fare i lavori, saltando i vincoli amministrativi. Ma le cose procedono a rilento e questo lascia perplessi». «Noi», prosegue il capo della Protezione civile, «stiamo rispettando i tempi previsti: avevamo detto che a fine settembre avremmo cominciato a togliere le persone dalle tendopoli e lo stiamo facendo. Finiremo entro la fine di dicembre. Una delle ordinanze prevede che se il sindaco entro 30 giorni non dà al proprietario della casa danneggiata l’autorizzazione per fare i lavori, il proprietario può farli da solo, dopodiché la fattura va presentata al sindaco che paga le imprese ». «Noi abbiamo dato i soldi ai sindaci», aggiunge, «ma mi risulta che finora siano state presentate solo 2-300 domande da parte di proprietari di case danneggiate o distrutte. Mi sembra strano, sono pochissime. Dovremmo invece sfruttare il bel tempo dell’estate per fare i lavori in modo da poter ricominciare a settembre la vita normale ».

    CENSIMENTO. Il 1º agosto prenderà il via, per concludersi il 10, il censimento dei danneggiamenti subiti dagli aquilani. «Chiederemo a tutti gli aquilani», ha spiegato Bertolaso, «le cui case hanno subìto danni o sono crollate o inagibili, cosa intendono fare. Hanno tre scelte: possono trasferirsi nelle case che stiamo costruendo noi, andare ospiti presso parenti o amici, o andare in affitto in case che possiamo trovare noi ed eventualmente anche requisire. Entro fine agosto daremo la graduatoria per tutti i cittadini».

    CIALENTE. Il sindaco Massimo Cialente, da parte sua, non ci sta a finire sul banco degli imputati e batte cassa. «Al Comune dell’Aquila», spiega il primo cittadino, «sono arrivati 20 milioni di euro, per far fronte alle domande di intervento delle case classificate A, B e C. Per le sole A, secondo le nostre stime ne servono 120. Quanto alle domande dei proprietari di case, ha ragione Bertolaso. Quelle domande pervenute sono decisamente pochissime. Anch’io e la mia struttura siamo preoccupati e lo abbiamo più volte segnalato. Ma ci sono spiegazioni che non tirano in ballo la responsabilità del Comune».

    PARTITO DEMOCRATICO. Il senatore abruzzese del Pd, Giovanni Legnini ritiene necessario modificare le norme previste dal decreto anti- crisi. «L’annuncio del ministro dell’Economia Giulio Tremonti su un rinvio del pagamento delle tasse per i terremotati d’Abruzzo «rischia di essere un bluff per i terremotati. Come anche un principiante sa, con un’ordinanza della Protezione civile non è possibile emanare norme contrarie a quanto fissato con legge. Se il governo vuole spostare il termine dei pagamenti, come è assolutamente doveroso, deve farlo con legge. Solo così si possono trattare i terremotati di Abruzzo come tutti gli altri». Il capogruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro, assicura: «Noi faremo la nostra parte per cambiare il decreto, Bisogna invece capire se il governo riuscirà a lasciare spazi per il confronto democratico»
    29 luglio 2009
     

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