Sinistrati e tartassati

    di Luigi Vicinanza La virtù, miei cari, non paga. Così ammoniva - quasi tre secoli fa - il marchese de Sade, immaginifico libertino passato alla storia. Quale fosse la sua idea fissa di virtù, è facile intuire trattandosi dell’antesignano della letteratura erotica moderna. Il vecchio marchese si sarebbe ben divertito in Italia, in questa torrida estate 2009. La virtù non paga, infatti.

    Prendiamo il decreto anti-crisi approvato l’altro giorno alla Camera dei deputati. Tra una serie di norme necessarie per rimettere in modo l’economia, spicca il cosiddetto scudo fiscale per il rientro dei capitali: chi negli ultimi cinque anni ha portato soldi e beni all’estero, per sottrarsi alle tasse, li potrà far rientrare in Italia pagando un massimo del 5 per cento rispetto all’ammontare del capitale tenuto nascosto al fisco. Bel regalo ai grandi evasori. Servirà pure a fare cassa, ma fa incavolare chi col fisco si comporta da onesto cittadino, ancorché tartassato.

    Ma la vera beffa l’hanno subita i terremotati dell’Aquila e degli altri comuni del cratere. Lo stesso decreto, diventato legge, stabilisce infatti che chi ha perso casa o lavoro (o entrambe le cose) deve restituire già a partire dal gennaio 2010, in 24 rate, tasse e tributi sospesi dal 6 aprile. La concomitanza delle due disposizioni nelle stesso provvedimento legislativo fa apparire questo nostro Stato avaro con i bisognosi e prodigo con i furbetti. Un’ingiustizia che imbarazza gli stessi parlamentari abruzzesi del centrodestra costretti a votare in blocco la fiducia al decreto. Per l’opposizione è facile gioco gridare vergogn
    a; in questo caso ha ragione.

    Il sindaco Massimo Cialente insieme ad altri primi cittadini terremotati è pronto a restituire nelle mani del presidente della Repubblica la fascia tricolore: gesto plateale che enfatizza disagi e malessere di una intera comunità ma sottolinea anche la difficoltà di amministrare giorno dopo giorno la città. Lo scivolone di Cialente sull’appalto per la rimozione delle macerie è spia dei rischi che incombono sul Comune capoluogo. La mancata rateizzazione delle tasse, dunque, ben oltre le dispute destra-sinistra, minerà ulteriormente il debole apparato produttivo post-sisma: piccoli e medi imprenditori, artigiani, commercianti, professionisti temono di non farcela a riprendere l’attività.

    Silvio Berlusconi si è più volte impegnato a concedere agli abruzzesi ciò che è stato riconosciuto a marchigiani e umbri colpiti dal terremoto del 1997 e ai molisani nel 2002. Si può fare con un’ordinanza della Protezione civile o con una leggina ad hoc? Bene, aspettiamo fiduciosi. Anche se è proprio strambo che, per fare una cosa necessaria, si parta da un papocchio. Lo stesso Gianni Chiodi ne ha parlato con il premier nei giorni scorsi: «Chiedere oggi ad una popolazione duramente colpita un impegno finanziario così oneroso, vuol dire aggravare ulteriormente la situazione proprio nel momento in cui c’è la massima necessità di disporre di quante più risorse possibili per riattivare il sistema produttivo». Sono parole del governatore abruzzese.

    Prima si ripara questa ingiustizia, meglio sarà. Perché ci assilla oltremodo il sospetto che in questo mondo le virtù delle persone perbene non vengano premiate. Ci piacerebbe esser smentiti almeno una volta.
    27 luglio 2009
     

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