Scontro sulle macerie

Appalto da 50 milioni, Giuliante contro il sindaco

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  • L’AQUILA. La tregua istituzionale causa sisma si arena sulle macerie. L’appalto da 50 milioni di euro per i lavori relativi al deposito e alla selezione delle macerie del terremoto del 6 aprile diventa terreno di scontro tra destra e sinistra. Il sindaco Cialente, che ha affidato i lavori alla ditta T&P, parla di «percorso regolare e trasparente». Giuliante (Pdl) attacca: «Quell’appalto va fermato». Gli atti in Procura.

    LE MACERIE. Il Comune dell’Aquila, per risolvere il problema delle macerie causate dal terremoto, centinaia e centinaia di tonnellate di detriti ancora in corso di quantificazione da parte degli stessi tecnici della Protezione civile, avvia una procedura d’urgenza. Del resto, liberare le strade e selezionare quel che resta dei palazzi e degli stabili abbattuti dal sisma è il primo passo per avviare una sia pur lenta e graduale ricostruzione della città. Un passaggio fondamentale. Un lavoro immane, un affare da 50 milioni di euro. A questo punto il Comune, attraverso una prima deliberazione del 19 maggio, individua il sito dove stoccare le macerie. Si tratta dell’ex cava della Teges nel territorio di Paganica, località Pontignone, immediatamente a ridosso del nucleo industriale di Bazzano. Vengono acquisiti i pareri necessari e viene attivato l’iter secondo la procedura d’urgenza. Il 29 maggio, dal Comune, parte una lettera alla presidenza del Consiglio dei ministri e alla Protezione civile in cui si individua il soggetto affidatario, la T&P, una srl di proprietà dei fratelli Tirimacco, con sede all’Aquila. Si tratta della
    stessa azienda proprietaria del sito in questione.

    «L’ANOMALIA». Secondo chi contesta l’appalto, in primis il capogruppo Pdl in Regione Gianfranco Giuliante, qui si nasconderebbe la prima anomalia. «La ditta sa di avere il sito e che gli sta per capitare la fortuna della vita: un appalto da 50-70 milioni di euro. Ma fino al 30 maggio la ditta risulta inattiva, per poi riemergere e riprendere l’attività dal primo giugno, con presentazione della domanda alla Camera di Commercio. Perché le ditte attive non sono state prese in considerazione?». Secondo quanto si è appreso, sul mercato si erano concretizzate due offerte, una da parte di un’azienda del Chietino e l’altra da parte di un consorzio di imprese aquilane. Rappresentanti di alcune ditte escluse hanno presenziato, ieri, alla conferenza stampa di Giuliante a palazzo dell’Emiciclo. Diversa è la posizione del Comune. «La procedura di urgenza», ha spiegato l’assessore Alfredo Moroni, «ci ha consentito di andare avanti senza gara e non si poteva fare a meno di usare questa strada vista la situazione. Ribadisco che si è trattato di una scelta avallata anche dal prefetto. Quanto al fatto che la ditta non sarebbe stata attiva, ci sono gli organi comunali che stanno facendo i loro accertamenti sui quali noi politici non possiamo dire o fare nulla. Sulla base delle loro risultanze vedremo cosa fare». Moroni ha detto che questo vale per lo scarico nella cava ex Teges. Quando si andrà a scaricare in un’altra cava nessuno esclude che, in assenza di urgenza, si possano usare diverse procedure.

    LA CESSIONE. Il 4 giugno, in uno studio di Sulmona, il 50 per cento della T&P viene acquisito dall’aquilano Claudio Pangrazi che versa interamente, secondo Giuliante, 1250 euro, a fronte di un capitale sociale di 10mila euro. Alcuni giorni dopo, il 9 giugno, la ditta scrive al Comune che, riguardo allo smaltimento dell’a mianto, si avvarrà della ditta Pavind che fa parte dello stesso gruppo. L’11 giugno la ditta ottiene la trascrizione, alla Camera di Commercio, dell’avvenuto trasferimento delle quote. Il giorno successivo, il 12 giugno, con la delibera numero 154 del 2009, la giunta comunale affida i lavori alla T&P. Lavori per 50 milioni di euro. Passano alcuni giorni e il centrodestra va all’attacco. Il 7 luglio Giuliante, capogruppo Pdl in consiglio regionale, arriva a chiedere le dimissioni del sindaco.

    LA DELIBERA. La delibera in questione viene votata dal sindaco Cialente, dal vicesindaco Roberto Riga, dagli assessori Antonio Lattanzi, Alfredo Moroni, Luca D’Innocenzo e Marco Fanfani. Nella delibera si fa riferimento a tre fasi della procedura. Il Comune, in seguito, riceve dalla ditta un prezziario che, secondo Giuliante, conterrebbe dei numeri significativamente più elevati rispetto a quelli del terremoto dell’Umbria del 1997. Sarebbe questo il parametro di riferimento assunto per l’attività da svolgere all’Aquila. I CONTROLLORI. Un altro motivo di scontro tra sindaco e Giuliante è la presenza, nella vicenda della gestione delle macerie, di un gruppo di «controllori», vale a dire dipendenti della municipalizzata Asm, che si occupa della raccolta dei rifiuti, i quali sarebbero stati incaricati di controllare l’a ttività svolta dalla T&P. Quest’ultimi, secondo Giuliante, sarebbero stati pagati dalla stessa ditta aggiudicataria dell’a ppalto.

    LE POSIZIONI. Il Comune va avanti per la sua strada. Ribadisce la correttezza della procedura eseguita, chiama a conforto i pareri del prefetto e della Protezione civile, invoca la necessità di procedere con urgenza per avviare da subito i lavori.D’altro canto Giuliante promette nuove rivelazioni, concentrando l’attenzione sul prezziario, sul fatto che sarebbe stata la stessa azienda a imporre al Comune i parametri di riferimento e sui rapporti tra Asm e ditta aggiudicataria dell’appalto.

    ATTI IN PROCURA. La vicenda, che ha surriscaldato notevolmente il clima politico in città, potrebbe anche passare sotto il vaglio della Procura della Repubblica. Infatti, nel corso della conferenza stampa che hanno tenuto il sindaco Massimo Cialente e l’assessore comunale Alfredo Moroni, si è appreso che è stata presentata una denuncia per diffamazione contro un periodico locale che ha ipotizzato un affidamento poco trasparente. «In tal modo», ha detto l’assessore Moroni, «si potrà anche verificare, indirettamente, la nostra correttezza e buona fede sotto il profilo amministrativo. Sappiamo di non avere nulla da temere e, pertanto, abbiamo anche allegato una relazione sul nostro operato».
    16 luglio 2009
     

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