di Enrico Nardecchia
L’AQUILA. «Non sarà un’altra Genova». Ne è convinto,
Franco Gabrielli, che è stato a capo del servizio segreto civile italiano ma che oggi è chiamato ad affrontare il G8 dell’Aquila nelle vesti di prefetto. Dalla sua stanza, con vista sulla tenda verde militare di Gheddafi,
Gabrielli lancia segnali distensivi, nelle stesse ore in cui a Roma si scatena la rabbia dei manifestanti e scoppiano gli incidenti con blocchi stradali e arresti. Riflessi che all’Aquila si traducono prima nell’arresto di
Egidio Giordano, leader del centro sociale napoletano «Insurgencia», preso poche ore dopo la fiaccolata dei comitati, poi nella denuncia di cinque francesi con mazze da baseball nel portabagagli dell’auto. Segnali non da allarme rosso, ma nemmeno da trascurare. «Credo e confido nell’intelligenza degli aquilani», dice
Gabrielli. «I comitati hanno dimostrato grande senso di responsabilità nella fiaccolata in centro storico e hanno mantenuto gli impegni assunti nei confronti della cittadinanza aquilana e delle istituzioni. Gli aquilani hanno richiesto giustizia e verità e questa è una richiesta da sottoscrivere. Hanno fatto tutto nella massima normalità, dimostrando di essere pacifici e per questo loro comportamento vanno ringraziati. L’arresto e le denunce eseguiti all’Aquila sono il segno che il dispositivo di sicurezza funziona. Che ci fossero persone che potevano risultare non gradite non ce lo siamo mai nascosto. Sta nell’ordine delle cose in eventi come questo, ma il fatto che i carabinieri li abbiano id
entificati e denunciati è di buon auspicio. Al momento non v’è
nulla che faccia presagire a una organizzazione più vasta. Per ora
registriamo che manca una regìa complessiva ma non è escluso che
altre persone, isolatamente, vogliano raggiungere la città per
manifestare. Se il loro intento sarà quello di manifestare
pacificamente saranno i benvenuti. Se ciò non fosse, avranno il
trattamento che è stato riservato a queste persone denunciate. In
questo momento occorre far capire che siamo sul territorio, che
siamo vigili e che tutto ciò che sarà fuori della legalità sarà
perseguito adeguatamente. Quanto al rischio dell’arrivo dei
cosiddetti Black Block non so se, oggettivamente, ci sarà un
pericolo del genere nei prossimi giorni. I servizi di intelligence
stanno lavorando e ci diranno. Sono convinto, tuttavia, che il
dispositivo che abbiamo attivato sta funzionando bene. La
professionalità degli operatori della sicurezza è una
garanzia».
STAZIONE CHIUSA. Dalle 22 di ieri e fino alle 24
di venerdì Trenitalia limiterà il servizio ferroviario sulla linea
ferroviaria Rieti-Antrodoco-L’Aquila-Sulmona. La stazione dell’A
quila resterà chiusa. Anche questo è un provvedimento disposto
dalla prefettura come forma di prevenzione. Infatti, le possibili
azioni di disturbo del G8 da parte della galassia antagonista
possono arrivare da ogni parte. Per i responsabili della sicurezza
non ci sono «segnali specifici» di rischio. Sull’argomento è
intervenuto anche il ministro dell’Interno
Roberto
Maroni. «Garantiremo la libertà di pensiero, ma faremo di
tutto per impedire ai violenti di agire. Tutto quello che era da
fare è stato fatto», ha detto Maroni, dopo aver presieduto una
riunione del comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza con il
capo della polizia
Antonio Manganelli. «Siamo
aggiornati sulle misure di sicurezza adottate. Abbiamo messo a
punto un modello efficiente del quale anche rappresentanti dei
paesi esteri ci hanno chiesto informazioni e io ne sono orgoglioso.
Vigileremo per garantire la libertà di pensiero», assicura il
responsabile del Viminale, «ma se qualcuno pensa di portare con sé
spranghe, estintori e biglie, faremo di tutto per impedirgli di
partecipare alle manifestazioni perché significa che si vogliono
fare atti di violenza. È stata, comunque, svolta una forte azione
investigativa per prevenire gli incidenti che qualcuno ha in mente
di fare».
MAZZE DA BASEBALL. Cinque mazze di ferro, una da baseball,
due aste di metallo (tipo appendiabiti) e altri oggetti per
offendere. Il furgone Renault Master, con cinque giovani di
nazionalità francese a bordo, di età compresa tra i 25 e i 35 anni,
notato vicino alla Coop di Pettino, è stato fermato e controllato
dai carabinieri del Reparto operativo dell’Aquila, comandati dal
tenente colonnello
Giovanni Di Niso. Il sospetto è
che stessero cercando di accamparsi vicino alla Scuola della
Finanza per preparare qualche azione contro il G8. In mancanza di
elementi per l’arresto, tuttavia, sono stati tutti denunciati a
piede libero e invitati a lasciare il territorio dell’Aquila.
Probabilmente ieri sera, prima di essere fermati e perquisiti,
stavano cercando una sistemazione nei pressi di Pettino.
I COMITATI. «Gli aquilani vogliono contare», spiega
Sara Vegni del comitato 3 e 32 e di quello «A
Sud». «Abbiamo maturato questa forte volontà anche incontrando i
comitati che nelle altre parti d’Italia, vedi Vicenza con la base
Nato e Napoli con i rifiuti, vivono scelte imposte dall’alto con
episodi legati alla mancanza di democrazia. Continueremo a far
sentire la nostra voce e sappiamo in anticipo che questa azione
durerà degli anni». Per domani pomeriggio alla Villa è in programma
un sit-in informativo sulla ricostruzione «dedicato ai Grandi del
mondo».
8 luglio 2009