Nuove scosse, torna l'incubo del 6 aprile
Crolli in molti edifici già lesionati

Paura in tutto l’Abruzzo. Le tendopoli tornano a ospitare chi era rientrato nelle case. Psicologi al lavoro contro il panico. E anche oggi già due lievi scosse: una alle 3.43 di magnitudo 2.1, l'altra alle 6.29 di magnitudo 2.0

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  • L'AQUILA. Una notte insonne, al freddo e sotto la pioggia. Con la stessa paura del 6 aprile. La scossa di magnitudo 4,5 delle 22,58 di lunedì, e le tredici successive (tra quelle registrate) che si sono susseguite ieri, hanno ricacciato la gente dalle case, riaperto le tendopoli, provocato nuovi crolli di muri, rimesso in allerta i volontari. E Due lievi scosse di terremoto sono
    state registrate nell'aquilano dall'Ingv anche questa mattina: una alle 3.43 di magnitudo 2.1, l'altra alle 6.29 di magnitudo 2.0.

    VOLONTARI SVEGLIATI. Mentre fuori imperversava il maltempo, che non ha concesso tregua agli sfollati, usciti dalle tende con le coperte e i sacchi a pelo addosso, i volontari della Croce rossa sono stati svegliati e convocati immediatamente per comunicazioni urgenti. I gruppi sono stati radunati in attesa di ulteriori istruzioni. Il timore era quello di una replica ancora più forte, così come nella notte del 6 aprile. Un gruppo di psicologi è stato dirottato subito in giro nelle tendopoli per verificare eventuali situazioni di disagio. A Scoppito sono stati necessari interventi da parte dei medici su persone colpite da attacchi di panico. Nella stessa notte anche i Com si sono allertati e le indicazioni per i campi sono state quelle di accettare, senza alcuna riserva, la gente che chiedeva accoglienza. Infatti sono stati tanti quelli che hanno chiesto di poter tornare alla tenda. Tutte le forze dell'ordine sono state mobilitate. I centralini di 118, carabinieri, polizia e vigili del fuoco sono stati presi d'assalto. Molti i falsi allarmi, con gente che se
    gnalava crolli significativi che poi, nei fatti, non sono stati riscontrati. Tuttavia, alcuni muri, tegole e cornicioni già pericolanti sono venuti giù a Santa Rufina di Roio, San Demetrio ne' Vestini e Cagnano Amiterno. La gente chiedeva anche come comportarsi, specialmente chi era rientrato in casa. «Dobbiamo uscire? C'è pericolo di nuove scosse?», queste le domande più frequenti. L'allerta è durata tutta la notte.

    NELL'EPICENTRO. A Cagnano Amiterno il sindaco Giuseppe Carosi, dopo la scossa, ha fatto il giro delle frazioni. «I crolli veri e propri non li abbiamo riscontrati. Una casa abbandonata e già semidistrutta dalla precedente scossa ha subìto un ulteriore danneggiamento e alcune pietre si sono staccate e sono finite sulla strada, ma in una zona già transennata. La gente è uscita in strada e abbiamo avuto paura perché la scossa è stata forte. Abbiamo effettuato sopralluoghi. All'interno delle abitazioni le crepe si sono allargate. Nelle frazioni di San Pelino e di San Giovanni ci sono anche case inagibili classificate E. Nessuno ha dormito nelle abitazioni. Molti sono saliti in macchina. I nostri campi sono tre, uno a San Giovanni, uno a Termine e uno a Fossatillo. Da alcuni giorni avevamo cominciato a smontare le tende perché la gente era rientrata in casa. Ma adesso, con ogni probabilità, dovremo rimontarle. A Campotosto grande paura. I pochi che avevano lasciato le tende sono scappati dalle case. La temperatura notturna è scesa fino a 4 gradi. Allerta anche a Barete, Pizzoli, Montereale e Capitignano.

    A TERAMO. «È il ritorno della paura, siamo scesi in strada e nessuno di noi ha avuto il coraggio di rientrare», così dicono da Nerito, frazione di Crognaleto che più di ogni altro centro del Teramano ha avvertito le ultime scosse. A Teramo, in ospedale, si è verificata la reazione più eclatante alla paura. Decine di mamme ricoverate in Ostetricia, alle 23 di lunedì, si sono viste portare in stanza i loro piccoli, mentre il personale medico spalancava le porte di sicurezza: «Chi vuole può andare via...». A Montorio al Vomano i cittadini hanno abbandonato le abitazioni per trasferirsi nella notte verso Alba Adriatica, come hanno fatto molti teramani. Ma l'esodo è stato così massiccio che sulla Teramo-mare, che conduce alla costa, si è formata una coda di auto alle 2. In città, al momento della scossa, era in corso un saggio di danza al teatro comunale, improvvisamente sospeso con bambini e mamme che si sono riversati in strada. La paura è tornata ieri mattina quando in molti uffici pubblici si è verificato un fuggi-fuggi dal posto di lavoro.

    NELLA MARSICA. In molti nella Marsica hanno preferito trascorrere la notte in auto. Non ci sono stati crolli, né lesioni a edifici pubblici o privati. Ad Avezzano l'amministrazione comunale ha disposto ulteriori controlli su alcuni punti strategici della città, che comunque, dal 6 aprile scorso, continuano a essere monitorati costantemente. «Dopo la scossa di lunedì sera ho sentito i tecnici e abbiamo deciso di condurre ulteriori verifiche in città anche se non ci sono state lesioni», spiega l'assessore Maurizio Bianchini. «Non abbiamo avuto alcun tipo di segnalazione da parte di privati e anche gli edifici pubblici non hanno subìto danni. Comunque continueremo con le verifiche che non sono state mai interrotte dalla scossa di 2 mesi e mezzo fa».

    A SULMONA. Molte le persone che si sono riversate in strada e fuori dai locali del centro storico. Alcuni hanno deciso di trascorrere la notte fuori e nelle aree d'attesa (soprattutto nel quartiere Peep), individuate nel piano d'emergenza del Comune, sono stati nuovamente posteggiati camper e roulotte. Tutto tranquillo, invece, nella tendopoli di viale XXV aprile dove restano ospitati sette sfollati. «Proseguono i controlli della normale attività del Com», dice Enea Di Ianni, assessore alla Protezione civile. «Non registriamo danni ma l'attenzione è elevata». La gente si è riversata in strada anche a Pratola Peligna e Pacentro.
    24 giugno 2009
     
     

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